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Gens Sergia

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L'Arco dei Sergii di Pola

La gens Sergia (o semplicemente Sergii) fu un'antichissima famiglia patrizia romana originaria del Latium vetus, annoverata da Theodor Mommsen tra le gentes originarie di Roma citate da Tito Livio.[1]

Sin dall'età arcaica la gens diede il nome all'omonima tribù rustica Sergia (una delle più antiche tra le 31 tribù rurali), che comprendeva territori nella zona di Fidenae, nella Sabina tiberina, nella Marsica, nei centri peligni di Corfinio e Sulmona, nonché in Umbria ad Assisi.[2] I Sergii ricoprirono le più importanti magistrature durante la Repubblica, ottenendo il consolato almeno dodici volte. La reputazione della gens subì tuttavia un grave colpo alla fine della Repubblica a causa della congiura di Lucio Sergio Catilina.

Secondo una tradizione genealogica costruita attraverso una paronomasia virgiliana, ai Sergii fu attribuito un antenato troiano di nome Sergesto, il cui nome fu modellato per echeggiare quello della gens romana. Nel quinto libro dell'Eneide (Aen. 5.121), Virgilio presenta Sergesto come compagno di Enea nella gara di navi durante i giochi funebri in onore di Anchise, dichiarando che la casa dei Sergii trae da lui il proprio nome (Sergestusque, domus tenet a quo Sergia nomen). La critica moderna considera questo collegamento un'eziologia poetica piuttosto che una tradizione familiare autentica: la figura di Sergesto fu quasi certamente ricavata dal nome della gens, e non viceversa, essendo la leggenda fondata su una paretimologia anziché su una rivendicazione genealogica indipendente.[3] Virgilio applicò la medesima tecnica contemporaneamente ad altre famiglie romane nello stesso passo, collegando Mnesteo ai Memmii e Cloanto ai Cluenzii.[4] La possibilità che il De familiis Troianis di Varrone abbia fornito una fonte antiquaria preesistente almeno per il nome non può essere del tutto esclusa, ma le scelte letterarie e genealogiche furono probabilmente proprie del poeta.[5]

L'etimologia del nomen Sergius rimane problematica e non offre alcun supporto a un'origine troiana o straniera. Chase propone con cautela un collegamento con il praenomen Servius, derivato da un'antica radice latina che trasmette il senso di conservare o custodire, e classifica il nome tra quei gentilicia che o ebbero origine a Roma o di cui non è possibile dimostrare una provenienza diversa.[6]

L'indizio più forte per le sue origini potrebbe essere il cognomen Fidenas, portato dal ramo più antico attestato storicamente (Lucio Sergio Fidenate, console nel 437 a.C.). Questo cognomen potrebbe indicare che la famiglia fosse originaria di Fidenae (l'odierna Fidene, a nord di Roma lungo la Via Salaria), antica città latina dove esisteva una colonia romana fin dall'epoca regia, o che sarebbe stato ottenuto da Lucio Sergio Fidenate in seguito alla guerra contro Fidenae. È plausibile che la tribù Sergia sia stata creata proprio in relazione ai territori controllati o influenzati dalla gens in quella zona.[7]

Gli studiosi hanno notato che Virgilio, nel descrivere la regata di Sergesto (che si schianta contro gli scogli per eccessiva temerarietà), sembra alludere velatamente al carattere impulsivo e alla sconfitta finale di Catilina, suo discendente.[8]

Il praenomen principale della gens Sergia fu Lucius, utilizzato da tutti i rami della famiglia in ogni epoca. Gaius fu anch'esso in uso fin dai tempi più antichi, mentre Marcus fu preferito dai Sergii Sili. L'unico altro nome regolarmente impiegato fu Manius, praenomen relativamente distintivo, appartenuto a uno dei più illustri Sergii della prima Repubblica e ancora in uso dopo la Seconda guerra punica. Altri praenomina compaiono solo sporadicamente.[9]

Rami e cognomina

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I cognomina dei Sergii durante la Repubblica furono: Catilina, Esquilino, Fidenate, Orata, Paolo, Plauzio e Silo. Alcuni Sergii attestati storicamente non portavano alcun soprannome.

Fidenas, il cognomen del ramo più antico, sarebbe stato ottenuto da Lucio Sergio Fidenate in seguito, probabilmente, alla guerra contro Fidenae nel 437 a.C.

Silus, che designava originariamente qualcuno con il naso all'insù, fu il cognomen del ramo più illustre della tarda Repubblica. Il primo esponente si distinse nella Seconda guerra punica; il suo pronipote fu il celebre Catilina.

Orata (o Aurata, «dorata»), fu il soprannome di un ricco imprenditore della gens, che lo avrebbe ottenuto o per i suoi vistosi anelli d'oro, o per l'allevamento di orate.

Plancus (o Plautus secondo alcuni studiosi), indicava una persona con i piedi piatti o allargati, appartenendo alla comune classe di soprannomi derivati da caratteristiche fisiche.

Tradizione storiografica

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La tradizione antica (soprattutto in Livio) presenta i Sergii di epoca arcaica in chiave complessivamente sfavorevole: litigi con i colleghi, sconfitte militari spesso ignominiose, ambizione personale a scapito della res publica. Il primo esponente noto fa parte del secondo collegio decemvirale (quello più screditato); quando ottengono una vittoria, il popolo piange i caduti più che esultare per il successo. Gli studiosi hanno osservato che questa immagine negativa potrebbe essere stata accentuata o fissata dopo la congiura di Catilina del 63 a.C., che ha condizionato retrospettivamente la memoria della gens, legandola inevitabilmente a eventi infausti della storia romana.[10]

Membri principali

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Denario emesso da Marco Sergio Silo (116-115 a.C.). Sul rovescio è raffigurato un cavaliere con la testa mozzata di un barbaro.

Sergii Fidenates

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  • Marco Sergio Silo, bisnonno di Catilina, si distinse nella Seconda guerra punica e fu pretore nel 197 a.C. La sua straordinaria carriera militare — perse la mano destra, fu ferito ventitré volte e fu catturato due volte — è ricordata da Plinio il Vecchio.[11] Plinio lo descrive come un autentico eroe che «vinse anche la fortuna», in netto contrasto con il silenzio quasi totale di Livio, che ne parla solo brevemente.[12]

Sergii Paulli

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Il ramo dei Sergii Paulli mantenne una certa visibilità in età imperiale, producendo senatori e consoli anche dopo il declino di prestigio subito dalla gens a causa della congiura di Catilina. Membri di questo ramo sono attestati anche in province come la Galazia, dove erano registrati nella tribù Sergia.

  • Marco Sergio Esquilino, membro del secondo decemvirato nel 450 e 449 a.C.
  • Sergia, tra le matrone romane accusate di avvelenamenti di massa nel 331 a.C., anno di una grave pestilenza. Secondo Livio, ella e Cornelia, sostenendo che certe preparazioni fossero medicine, furono costrette a berle per provarne l'innocuità, e morirono.[14] Molti studiosi ritengono che l'episodio sia una retroproiezione della congiura di Catilina (nomi simili, schema narrativo analogo).[15]
  • Gaio Sergio Orata, ricco imprenditore e ingegnere della fine del II – inizio del I secolo a.C., noto per aver introdotto o perfezionato l'allevamento delle ostriche nel Lago di Lucrino (presso Baia). Oltre all'acquacoltura, si occupò di speculazioni immobiliari: acquistava ville sul lago, le ristrutturava con innovazioni (come bagni pensili riscaldati) e le rivendeva con profitto. Le sue ostriche divennero un simbolo di lusso gastronomico romano.[16]
  • Gaio Sergio Plauzio, pretore urbano nel 200 a.C.; l'anno seguente fu nominato propretore per la distribuzione di terre ai veterani di Hispania, Sardinia e Africa.
  1. Livio, Ab Urbe Condita, 1.8.
  2. Taylor, 1960, pp. 35-40.
  3. Muse, 2007, pp. 591-592.
  4. Virgilio, Aen., 5.114–123.
  5. Muse, 2007, p. 592.
  6. Chase, 1897, p. 168.
  7. Taylor, 1960, pp. 39-40.
  8. Urso, 2015, pp. 126-127.
  9. Chase, 1897, pp. 114-115.
  10. Urso, 2015, pp. 125, 133-134.
  11. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, 7.104–106.
  12. Urso, 2015, pp. 134-135.
  13. At 13,6-12, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  14. Livio, Ab Urbe Condita, 8.18.
  15. Urso, 2015, pp. 137-139.
  16. Bannon, 2014.

Voci correlate

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Altri progetti

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