Tarconte
| Tarconte | |
|---|---|
| Saga | Eneide |
| Nome orig. | Τάρχων (Tárkhōn) |
| Lingua orig. | Greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | umana |
| Sesso | maschio |
| Luogo di nascita | Misia o Lidia |
| Professione | Fondatore della Dodecapoli etrusca e re di Tarquinia[1] |
Tarconte (in greco antico Τάρχων?, Tárkhōn; in etrusco: Tarchun; in latino Tarchon) è un personaggio della mitologia greca, etrusca e romana. Fu il fondatore e re di Tarquinia, ed è considerato il fondatore, civilizzatore e il legislatore che istituì la Dodecapoli etrusca.[1]
Genealogia
[modifica | modifica wikitesto]Le tradizioni antiche presentano diverse varianti sulla sua ascendenza:
- Figlio dell'eroe eracleo Telefo[2] o di Tirreno.[3]
- Secondo varianti d'area lidia, era invece fratello minore di Tirreno, essendo entrambi figli del re della Lidia Ati.[3]
- Nello sviluppo della tradizione storica romana (come in Catone), viene talvolta indicato come padre o antenato del re Tarquinio Prisco[4] e di conseguenza è considerato il capostipite dinastico della famiglia dei Tarquini.
Mitologia e storiografia
[modifica | modifica wikitesto]Le tradizioni sulle origini di Tarconte oscillano tra la genealogia misia e quella lidia, riflettendo i diversi tentativi degli storici antichi di spiegare la migrazione etrusca in Italia.
La tradizione principale lo descrive come fratello di Tirreno[2] e i due eroi, per sfuggire ad una devastante carestia che aveva colpito il regno del padre Ati in Lidia, decisero di dividere il popolo. Tirreno e Tarconte guidarono così la migrazione di una parte della popolazione attraverso il mare, fino a sbarcare sulle coste tirreniche dell'Italia centrale.[5][1] Tuttavia, lo stesso Strabone registra una variante mitografica minore che rompe questa parità, in cui Tarconte viene descritto non come fratello, bensì come figlio di Tirreno, giustificando così la sua parziale subordinazione a quest'ultimo nel comando della spedizione.[3]
La migrazione e la fondazione
[modifica | modifica wikitesto]Nel quadro del mito delle origini etrusche, Tarconte guidò insieme al fratello Tirreno la storica migrazione del proprio popolo dall' Anatolia (dalla Lidia o dalla Misia) verso le coste tirreniche dell'Italia centrale per sfuggire a una devastante carestia. Giunto in Italia, Tarconte si impose come la figura politica e organizzatrice della nuova nazione: fondò la città di Tarquinia (che da lui prese il nome) e istituì la confederazione sacra delle dodici città etrusche (la Dodecapoli), distribuendo il territorio e i confini religiosi. [1]
L'incontro con Tagete
[modifica | modifica wikitesto]Un elemento centrale del mito di Tarconte riguarda la ricezione dei libri sacri etruschi. Secondo la tradizione teologica dei Tusci, mentre Tarconte stava arando un campo nei pressi di Tarquinia, dalla zolla di terra appena rivoltata sorse improvvisamente un fanciullo divino dalle sembianze di neonato ma con la saggezza di un vecchio, chiamato Tagete. Tarconte raccolse i suoi insegnamenti e trascrisse sotto la sua guida i libri profetici e le leggi della divinazione (l'Etrusca disciplina), che avrebbero regolato la vita religiosa e civile di tutte le città etrusche.[6]
Nell'Eneide di Virgilio
[modifica | modifica wikitesto]Nel racconto dell'Eneide, Virgilio rielabora la figura di Tarconte inserendola come alleato fondamentale di Enea nella guerra contro i Rutuli di Turno e i Latini.
- Tarconte, sovrano degli Etruschi stanziati a Caere, accoglie la richiesta d'aiuto del capo troiano e mette a disposizione la sua potente flotta marittima, spinto anche dai vaticini che imponevano agli Etruschi di essere guidati da un condottiero straniero per rovesciare il tiranno Mezenzio.[7]
- Nel corso delle battaglie campali (in particolare nel Libro XI), Tarconte si distingue come un guerriero feroce e carismatico: spronato dalla dea Venere, si scaglia nel vivo della mischia per rianimare le sue truppe in ritirata e affronta in duello il re dei Liguri, Venulo, afferrandolo direttamente dal cavallo e trascinandolo via come un'aquila che ghermisce un serpente.[8] L'episodio è stato raffigurato in un'incisione di Bartolomeo Pinelli (Lotta tra Tarconte e Venulo).
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 (EN) Strabone, Geografia, V, 2.2, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.«Strabone descrive Tarconte come fondatore di Tarquinia e delle dodici città etrusche, celebrandone la straordinaria saggezza e il ruolo di legislatore.»
- 1 2 (EN) Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 28, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
- 1 2 3 Cfr. Strabone, Geografia, V, 2.2, dove vengono discusse le varianti locali sul rapporto di parentela e subordinazione tra Tarconte e Tirreno all'interno della discendenza di Atys.
- ↑ Cfr. Catone il censore, Origines, frammento citato in Servio Mario Onorato, In Vergilii Aeneidem commentarii, X, 179.
- ↑ (EN) Erodoto, Storie, I, 94, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
- ↑ Cicerone, De divinatione, II, 50-51; Giovanni Lido, De ostentis, 2.
- ↑ Virgilio, Eneide, VIII, 496 e seguenti.
- ↑ Virgilio, Eneide, XI, 725-767.