Web TV
La web television, detta web TV, è il servizio di televisione fruita attraverso il web. La tecnologia alla base della web TV è lo streaming. È tecnologicamente distinta dall'IPTV in quanto mentre quest'ultima è realizzata con meccanismi di trasmissione che ne garantiscano la qualità di servizio a favore dell'utente attraverso meccanismi tipici di priorità, la web TV è realizzata attraverso una comunicazione best effort con l'utente.
La globalizzazione della web TV
[modifica | modifica wikitesto]Grazie alla rete mondiale, le emittenti sono raggiungibili in tutto il mondo grazie a questo tipo di servizio.
Per avere una buona visione della web TV occorre avere una connessione a banda larga (ADSL o con cavo a fibre ottiche).
Le web TV nella pubblica amministrazione italiana
[modifica | modifica wikitesto]Il legislatore italiano con legge 7 giugno 2000,[1] ha previsto che le pubbliche amministrazioni si dotino di apposito ufficio stampa, con responsabili iscritti all'Ordine dei Giornalisti, con la possibilità di un dialogo diretto con i cittadini, anche senza la mediazione delle strutture tradizionali. I sistemi audiovisivi e quelli telematici sono posti sullo stesso piano della stampa tradizionale.
In virtù di questo è in grande sviluppo il numero delle istituzioni pubbliche che utilizzano come strumento la web TV, sia perché permette una comunicazione diretta, sia perché rispetto agli altri media, ha costi di impianto e di gestione più contenuti.
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno messo a disposizione un servizio di trasmissione in diretta di tutti i lavori parlamentari, accompagnate dal servizio di poter a domanda visionare tutte le sedute in archivio. Il sistema ha permesso di democratizzare gli accessi, prima esclusiva dei giornalisti accreditati come Stampa Parlamentare.
Gradatamente il servizio si sta estendendo alle altre istituzioni pubbliche, a partire dalle Regioni. Il Formez, che è un'associazione partecipata dal Ministero per la PA e l'Innovazione, che opera sull'intero territorio nazionale, ma che ha conservato l'originaria attenzione alle aree del Mezzogiorno, ha un ruolo propulsivo e di monitoraggio permanente delle web TV pubbliche. Dal 2003 infatti segue gli sviluppi del fenomeno specificamente al contesto della Pubblica Amministrazione e pubblica una guida annuale.[2]
La P2P TV
[modifica | modifica wikitesto]Un'evoluzione della web TV è la P2P TV, che si basa sulla condivisione di video in streaming tramite la tecnologia peer-to-peer. L'utilizzo della tecnologia peer-to-peer permette di trasmettere ad un numero elevato di persone senza l'utilizzo di server potenti e di banda elevata, riducendo i costi del sistema.
Le web TV esclusivamente via Internet
[modifica | modifica wikitesto]Un'accezione tuttavia molto usata di web TV corrisponde ad una costruzione di una vera e propria televisione fruibile unicamente via Internet, e dunque non la mera ripetizione della programmazione via etere o satellite.
In questi casi il mezzo preponderante è il personal computer e l'interattività che si crea con lo spettatore, che diviene utente: possibilità di creare un palinsesto personalizzato, eliminazione dei tempi morti, riproducibilità senza confini del contributo audiovisivo desiderato, interazione con storie e programmi molto più elevata delle semplici e classiche telefonate alle redazioni.
Il vantaggio principale è di poter usufruire su base veramente senza limiti geografici di una interconnessione estesa a tutto il globo, senza i limiti del numero dei canali, delle concessioni governative ed altro.
La web TV come piattaforma televisiva
[modifica | modifica wikitesto]Una particolare attenzione alla web TV potrà essere data dalla riforma in atto dei diritti di trasmettere gli spettacoli sportivi in cui gli operatori dovranno partecipare a gare di appalto suddivise per piattaforma televisiva, escludendo la possibilità di aggiudicarsi i diritti per più di una piattaforma.
Ma il concetto che la web TV è, ormai, una piattaforma che ha pari dignità con le altre è stata ammessa anche dai responsabili delle altre piattaforme,[3] che ipotizzano di "creare comunità virtuali sul web. Tutti potranno proporre contenuti che poi verranno intrecciati con quelli delle TV analogiche." Si differenzia dall'accezione standard di web TV la cosiddetta Internet Television, ovvero la diffusione ufficiale su internet da parte di un'emittente televisiva della propria offerta mediale.
Convegni
[modifica | modifica wikitesto]Il mondo delle web TV ha attirato l'attenzione anche del mondo accademico. Il primo meeting sull'argomento è stato organizzato nell'ottobre 2008 dall'osservatorio e network delle web TV Altratv.tv presso l'università IULM di Milano con il titolo Paesechevai. Il secondo meeting è avvenuto nei giorni 22 e 23 maggio 2009 sempre allo IULM. Dopo altre due edizioni presso l'università nel 2010, 2011 e nel 2012 l'evento viene spostato a Bologna dove prende il nome di Meeting Punto It. Le web TV venete si sono incontrate nel Municipio di Padova per la prima volta nel 2012.
Piattaforme delle web TV
[modifica | modifica wikitesto]L'evoluzione delle piattaforme ha visto il passaggio da esperimenti pionieristici basati su contenuti originali a grandi ecosistemi gestiti dai broadcaster tradizionali o da colossi globali dell'OTT (Over-the-top). In Italia, questo sviluppo è stato celebrato nel 2026 in occasione dei 40 anni dalla prima connessione internet nazionale.[4]
Esperienze storiche in Italia (2000-2010)
[modifica | modifica wikitesto]In questa fase sono nati i primi progetti professionali che hanno cercato di definire un linguaggio televisivo specifico per la rete.
- My-Tv (2000-2007): fondata a Milano da Salvo Mizzi, è considerata la prima Web TV professionale italiana a produrre format originali per la rete (come la serie animata Gino il Pollo).[5][6][7][8]
- Luxa TV (2000-2004): emittente indipendente con sede a Trieste, pioniera nella produzione di contenuti d'inchiesta e sperimentali fruibili esclusivamente via browser.
- Mediolanum Channel (2001-2010): primo esempio italiano di convergenza tra televisione satellitare e web con un palinsesto strutturato e interattivo.
- Babelgum (2007-2010): piattaforma internazionale fondata da Silvio Scaglia dedicata alla distribuzione di cinema indipendente e contenuti professionali ad alta qualità.
- YouDem (2008-2012): esempio rilevante di web TV politica nazionale, legata al Partito Democratico.
Broadcaster e servizi OTT attuali
[modifica | modifica wikitesto]Le attuali piattaforme si dividono tra estensioni digitali dei broadcaster tradizionali (modello broadcaster-led) e servizi di streaming puro (modello pure-OTT).
Broadcaster nazionali (Live e VOD)
[modifica | modifica wikitesto]- RaiPlay: evoluzione di Rai Click e Rai.tv, è il principale servizio pubblico digitale italiano, che aggrega le dirette dei canali lineari e l'archivio storico Rai.
- Mediaset Infinity: piattaforma del gruppo Mediaset che integra la visione lineare a un catalogo on-demand basato sul modello AVOD e SVOD.
- Discovery+: servizio del gruppo Warner Bros. Discovery che offre canali in diretta e anteprime digitali dei propri programmi.
Servizi Over-the-top (OTT) e sportivi
[modifica | modifica wikitesto]- Netflix: servizio globale di video on demand, principale riferimento per l'affermazione del modello SVOD e della distribuzione seriale via web.
- DAZN: piattaforma focalizzata sulla trasmissione di eventi sportivi in diretta; la sua acquisizione dei diritti per la Serie A ha segnato il passaggio della principale competizione calcistica nazionale alla distribuzione prevalente via internet.
- Pluto TV: piattaforma di tipo FAST (Free Ad-supported Streaming TV) che offre numerosi canali lineari gratuiti sostenuti dalla pubblicità.
- VVVVID: servizio italiano specializzato nella distribuzione di animazione giapponese e cinema di genere, basato su un modello freemium.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Legge 7/6/2000, Istituzione degli Uffici Stampa nella Pubblica amministrazione
- ↑ Formez, La web TV delle pubbliche amministrazioni Archiviato il 1º novembre 2006 in Internet Archive.
- ↑ Web TV e TV analogiche hanno pari dignità?[collegamento interrotto]
- ↑ Elena Dusi, I 40 anni di internet in Italia, in la Repubblica, 30 aprile 2026.
- ↑ Marco Mensurati, My-Tv, la prima televisione via Internet, su la Repubblica, 16 marzo 2000. URL consultato il 30 aprile 2026.
- ↑ Michele Sorice, Lo specchio magico. Linguaggi, formati, generi, pubblici della televisione italiana, Roma, Editori Riuniti, 2002, p. 264, ISBN 978-88-359-5191-9.
- ↑ Nicola Santoro, Varinia Nozzoli, Content is the king. La centralità dei contenuti nell'era multimediale, Roma, Di Renzo Editore, 2004, p. 167, ISBN 978-88-832-3100-1.«My-tv, la prima tv italiana sul web, sono riusciti a diffondere il proprio brand grazie a 'Gino il Pollo' e la sua canzoncina 'Tu vuo' fa' 'o talebano' , scambiata via mail da centinaia di migliaia di navigatori»
- ↑ Gianluca Dettori, Debora Ferrero, L'Italia nella rete, Milano, Solferino Libri, 2021, p. 135, ISBN 978-88-282-0610-1.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Andreucci Giacomo, YouTube. Video online e Web TV, Edizioni FAG, Milano, 2012, pp. 304.
- Serafini Domenico, La Televisione via Internet: una nuova frontiera, Video Age, 1999
- Colletti Giampaolo, TV fai-da-WEB, storie di micro Web Tv, prefazione di Carlo Freccero, postprefazione di Luca De Biase, Il Sole 24 ore, 2010
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- http://www.yeswebtv.com Archiviato il 28 febbraio 2019 in Internet Archive. "webtvs remote control"
- Creare una web tv
- https://web.archive.org/web/20181106231651/https://www.tvedo.tv/
- https://webtv.interact.it/