Vai al contenuto

Ariya

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine ariya o aryan (dal sanscrito आर्य ārya,[1] in avestico airya, in antico persiano 𐎠𐎡𐎼𐎪, ariyā)[2] corrispondente all'aggettivo ariano, è storicamente un epiteto che significa «nobile» o «signore»[3] con cui gli antichi popoli indo-ariani definivano la propria etnia, in contrapposizione agli an-airya, i «non-ariani».[3] Designando una popolazione nordica dell'Eurasia accomunata da una stessa etnia, cultura, religione e lingua, che tra il IV e il II-I millennio a.C. diede luogo a numerose ondate migratorie verso Sud,[4] il termine è passato a denotare i popoli iranici fino a dare il nome all'Iran.[3]

Image
Le iscrizioni di Behistun, dove compaiono le prime attestazioni epigrafiche documentate della parola «ariano» (ariya).

Oltre a rappresentare una delle più antiche forme di endoetnonimo, cioè di autodesignazione etnica documentate nella storia,[3] il termine è stato utilizzato nella linguistica comparata del XIX secolo e trasferito poi in altri campi, mitizzato in particolare in un contesto metafisico e tradizionalista come attributo di poplazioni nordiche ritenute portatrici di una sapienza ancestrale,[5] fino a sfociare nelle ideologie razziali del XIX e XX secolo per designare i membri di certi gruppi di persone, definiti dalla loro appartenenza a una razza europoide di origine germanica.[4]

Oggi l'uso del termine ariano è diventato imbarazzante per la connotazione di superiorità attribuita alle qualità non solo culturali ma anche genetiche degli ariya da parte dei nazisti, e viene generalmente sostituito da termini più ambigui come indo-iraniani, arii, o simili.

Storia del termine

[modifica | modifica wikitesto]

Il termine ariano ha una storia complessa, che va dalla sua origine etno-culturale indo-iraniana fino alle connotazioni antropologiche che assunse negli studi sull'indoeuropeistica tra il XIX e XX secolo.

Derivante dal proto-indo-iranico *arya-, dalla radice ar,[3] veniva usato dalle antiche tribù indoiraniche per identificare se stesse rispetto alle popolazioni locali non indoeuropee. Questi ariani o arii erano un popolo nomade di pastori e guerrieri originario delle steppe euro-asiatiche, appartenente al ceppo protoindoeuropeo. A seguito delle loro migrazioni avvenute nel II millennio a.C., si divisero in due rami principali:

Popoli indoeuropei
(supergruppo originario)
Indoiranici
(gruppo macro-familiare comune)

Indoari
(migrazione indoaria)

Iranici
(i Persiani, i Medi ecc.)

Tali migrazioni indo-europee, partite presumibilmente da varie zone dell'Eurasia, come Europa orientale, Asia centrale, Siberia, forse dovute a drastici cambiamenti climatici, avrebbero stravolto il sistema sociale delle popolazioni meridionali preesistenti, non solo asiatiche, come la civiltà dell'Indo e quella elamita, ma anche europee, allora basato sulla gilania,[7] ossia la parità dei sessi o il matriarcato, alle quali vennero imposte alcune forme di dominio come la gerarchia, le classi sociali, l'autorità, valori maschilistici e guerrieri.[8]

Image
Panoramica delle migrazioni indoeuropee verso Sud avvenute tra l'età del bronzo e quella del ferro, che introdussero modelli patriarcali e guerrieri nelle società gilaniche o matriarcali con cui entrarono in contatto. Le tribù indo-iraniche sono indicate da una freccia rossa o gialla.

Non si conosce a ogni modo con precisione il primordiale significato identitario del termine ariya, né la patria originaria (Urheimat) di queste popolazioni indoeuropee, su cui sono state fatte varie ipotesi, tra cui quella di Gustaf Kossinna che identificandole con i Germani la situava nell'Europa settentrionale,[9] o la più recente teoria kurganica, più accreditata, secondo cui esse sarebbero vissute a nord dei monti del Caucaso circa 5000 anni fa.[10]

Per alcuni studiosi moderni, l'identità ariana antica era basata su una comune religione, cultura e lingua, non sul concetto biologico di razza, altri invece come Cavalli-Sforza, pur negando che si possa parlare di «razze pure» superiori, hanno sostenuto una corrispondenza tra famiglie linguistiche e genetiche, legate in particolare al ruolo delle migrazioni nella diffusione della cultura indoeuropea, i cui portatori sono spesso definiti dall'etnonimo ariano in testi storici o archeologici, pur mescolandosi progressivamente con le popolazioni locali incontrate lungo il cammino.[11]

Resta in dubbio se il termine ariano possa essere esteso a comprendere tutti i popoli indoeuropei, trattandosi di un nome attestato solo in certi gruppi etnolinguistici associati.

Una delle prime attestazioni documentali del termine ariya si trova nell'iscrizione di Behistun (520 a.C.), dove la lingua antico persiana è chiamata ariya.[3] La versione elamita dell'iscrizione, che è multilingue, raffigura inoltre la divinità zoroastriana Ahura Mazdā come il «dio degli Arya» (ura-masda naap harriia-naum).[3]

Dallo stesso etimo deriva storicamente il nome moderno dello stato dell'Iran, chiamato in lingua avestica Airyanem Vaejah, ovvero «distesa degli Ariani»[3] in un riferimento contenuto nell'Avesta zoroastriana (Vendidad, § 1),[12] che la definisce una delle «sedici terre perfette» del dio Ahura Mazda.[13]

Image
L'iscrizione a Naqsh-e Rostam, con la dichiarazione di Dario situata in alto a sinistra, dietro la figura del re.

Altri nomi avestici sono airyō šayana, «popolo ariano», e airyā daiŋˊhāvā, «le terre ariane».[14] Queste terre erano note agli antichi scrittori greci come Ariana.[15] Anche il nome sanscrito Aryavarsha, «Terra degli Ariani», indicava una regione a nord dell'odierna India.[16]

Lo stesso sovrano Dario I il Grande, in una successiva iscrizione risalente al 490 a.C. e rinvenuta a Naqsh-e Rostam, dichiara esplicitamente di essere un «Ariya, figlio di un Ariya», definendo così la propria stirpe e la lingua persiana dei suoi testi.[17] Secondo le Storie di Erodoto, in molti testi antichi anche i Medi sono menzionati con questo termine.[18]

In seguito, il nome dell'Impero sasanide in lingua medio persiana, che governò la Persia dal III al VII secolo dopo Cristo, divenne Erānšahr, che significa analogamente «Impero Ariano».[19] Oggi, il nome Iran è semplicemente la parola persiana per «ariano».

Uso religioso e spirituale

[modifica | modifica wikitesto]

In India, nel periodo vedico, il termine "ā́rya" designava coloro che parlavano il sanscrito vedico e seguivano le norme culturali vediche. Il sanscrito è la più antica lingua scritta della famiglia degli idiomi indoeuropei, anche rispetto all'avestico. I Veda, libro sacro induista, sono composti in questa lingua sanscrita, e alcune parti del Rigveda sono considerate la più antica forma scritta in una lingua indoeuropea.

Col tempo si è affermato l'uso di ā́rya per significare «nobile», specialmente nei testi successivi e nel buddismo. Allo stesso modo, nelle lingue iraniane, il termine era usato per designare un gruppo etnico che seguiva la religione degli Ariani, ma in questo caso manca un equivalente dell'indiano dāsá- per indicare il concetto opposto, ossia «straniero», «schiavo» o «nemico».[3]

Il termine ārya si ritrova spesso nei testi induisti, buddisti e giainisti. Nel contesto spirituale indiano può essere applicato ai Rishi, a chi ha imparato a padroneggiare le quattro nobili verità, o agli individui di elavata spiritualità aderenti a valori nobili e virtuosi. Secondo il leader indiano Jawaharlal Nehru, le religioni dell'India possono essere collettivamente chiamate ārya dharma, un termine che include le religioni originarie del subcontinente indiano, quali appunto induismo, buddismo, giainismo e sikhismo.[20]

Fu così adottato dalla teosofia alla fine del XIX secolo per designare la quinta razza radice dell'umanità, quella ritenuta attualmente prevalente, da cui discenderebbero i popoli europei.

Uso nazionalistico

[modifica | modifica wikitesto]

In Iran il termine ariya è la fonte etimologica dei nomi «Iran» (Aryānām), e «Alania» (Aryāna) che indica cioè l'Ossezia settentrionale.

Nel XIX secolo, il sentimento dell'identità ariana influenzò il movimento nazionalista iraniano, ispirando intellettuali che cercavano di rivalutare il patrimonio pre-islamico dell'Iran. Durante il periodo Pahlavi, il nazionalismo ariano venne utilizzato per promuovere l'antichità iraniana e legittimare il regime.

Il termine arya fu reso per la prima volta in una lingua europea moderna nel 1771 come aryens dall'indologo francese Abraham Hyacinthe Anquetil-Duperron, che paragonò il greco arioi (i «migliori», da cui il lemma «aristocrazia») all'avestico airya e al nome del paese Iran.[21] In Germania, la traduzione dell'opera di Anquetil-Duperron a cura di Kleuker portò all'introduzione del termine Arier nel 1776.[22]

I colori della tradizione culturale-religiosa iranica, cioè il bianco, l'oro e l'azzurro, legati alla purezza, alla luce e alla celestialità, saranno in seguito adottati in una sorta di sincretismo anche da correnti nazionalistiche europee come il Movimento per la fede tedesca di ispirazione neopagana.[23]

Equiparazione con gli Indoeuropei

[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi antropologici del XIX secolo sulla scoperta di numerose assonanze linguistiche tra il greco, il latino e il sanscrito, dalle quali si era dedotta una loro comune provenienza da un unico ceppo proto-indo-europeo, portarono a utilizzare il termine ariano per riferirsi sia agli originari indoeuropei preistorici, ai quali veniva attribuita questa lingua ancestrale, sia ai moderni popoli indoeuropei, classificati come caucasici.[24]

A costoro fu dunque attribuita una discendenza dagli Ariani originali, di cui i popoli settentrionali d'Europa avrebbero costituito la stirpe più "pura" e "nobile" secondo Arthur de Gobineau e pensatori völkisch come Houston Stewart Chamberlain, che spesso mitizzarono la loro origine nordica.[10]

La teoria secondo cui questi Ariani provenissero innanzitutto dall'Europa diede luogo soprattutto in Germania a correnti come l'ariosofia, in base alla quale gli Ariani vedici sarebbero stati lo stesso popolo dei Goti, dei Vandali e di altri antichi popoli germanici che avevano portato alla fine dell'Impero Romano d'Occidente. A queste teorie erano associate convinzioni di una supremazia della propria razza, che divennero predominanti dopo la presa del potere da parte dei nazisti nel 1933.

Utilizzo in senso tradizionalista

[modifica | modifica wikitesto]

Il termine assunse una particolare rilevanza anche negli ambienti del tradizionalismo esoterico, che nel dibattito sulla possibile terra d'origine dei popoli ariani ricalcarono in parte le concezioni teosofiche della Blavatsky, concordando su una sua collocazione nella regione artica del pianeta, e così riconducendolo al mito polare di continenti ancestrali come Iperborea, Thule e Arktogaa, da cui avrebbe preso avvio lo sviluppo spirituale del mondo.[25]

Filosofi come René Guénon, Ananda Coomaraswamy e Julius Evola studiarono i miti e i simboli delle antiche civiltà tradizionali, tra cui quella indo-iranica, romana e greca, individuando una «Tradizione metafisica» non umana all'origine delle varie forme di spiritualità della storia umana, a cui attribuivano una genesi nordico-ariana.

Essi tuttavia contestarono ogni significato biologico, razziale o nazionalista del termine ariano, intendendolo in senso strettamente spirituale e metafisico, collocandolo cioè nel contesto della struttura tradizionale delle caste (varna), dove gli ariani rappresentano i vertici, ossia i brahmani e i kshatriya, la cui superiorità consiste semmai nel loro ruolo di mantenimento della connessione tra il mondo celeste e terreno, fungendo da intermediari sapienzali.[26]

«Alcuni vorrebbero che non fosse stato così in origine, ma la loro opinione si basa unicamente sulla supposizione di una presunta "razza ariana", che è semplicemente dovuta all'eccessiva immaginazione degli orientalisti; il termine sanscrito ārya, da cui deriva il nome di questa ipotetica razza, in realtà non era altro che un epiteto distintivo applicato solo agli uomini delle prime tre caste, indipendentemente dal fatto che appartenessero a una razza particolare.»

Anche Evola considerava gli ariani i depositari di un'antica sapienza nordica, solare e guerriera, caratterizzati da una «razza dello spirito» anziché da una razza biologica, per questo egli preferiva parlare di iperborei anziché di ariani, per evitare confusione con l'ideologia nazionalsocialista del pangermanesimo.[28]

  1. Monier Monier-Williams, A Sanskrit-English Dictionary etymologically and philologically arranged with special reference to cognate Indo-European languages, Ofxord, Clarendon Press, 1898, p. 152. Otto Böhtlingk, Sanskrit-Wörterbuch in kürzerer Fassung, St. Petersburg 1879–1889, vol. 3, pp. 1115–1/2.
  2. (EN) Rüdiger Schmitt, "Aryans", in Encyclopaedia Iranica, vol. II, n. 7, 1987, p. 684, DOI:10.1163/2330-4804_EIRO_COM_5868.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Harold Walter Bailey, "Arya", in Encyclopaedia Iranica, vol. II, n. 7, 1987, pp. 681-683, DOI:10.1163/2330-4804_EIRO_COM_5862.
  4. 1 2 Ariano, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  5. L'antico ideale umano ariano, su rigenerazionevola.it.
  6. (EN) Alireza Shapour Shahbazi, The Achaemenid Persian Empire, in The Oxford Handbook of Iranian History, Oxford University Press, 2012, pp. 120–141, DOI:10.1093/oxfordhb/9780199732159.013.0005.
  7. Gilania, su anarcopedia.org.
  8. Ipotesi Kurgan, su anarcopedia.org.
  9. In particolare, tra la regione dello Schleswig-Holstein, la più a nord della Germania, e la Scandinavia.
  10. 1 2 Òscar Pujol, L'origine degli indoeuropei, conquistatori d'Europa, su storicang.it, 2024.
  11. Luigi Luca Cavalli-Sforza, Lingue e geni, in Geni, popoli e lingue, § 5, Adelphi, 1996, pp. 165-185. In esso l'autore ha sostenuto come la distribuzione geografica dei geni delle polazioni indoeuropee ricalchi quasi perfettamente l'albero delle famiglie linguistiche.
  12. (EN) Avesta: Vendidad, Fargard 1, su avesta.org.
  13. (EN) David Neil MacKenzie, "Eran-Wez", in Encyclopaedia Iranica, vol. VIII, n. 5, 1998, p. 536, DOI:10.1163/2330-4804_EIRO_COM_9166.
  14. (EN) Gherardo Gnoli, "Avestan Geography", in Encyclopaedia Iranica, vol. III, n. 1, 1987, pp. 44-47, DOI:10.1163/2330-4804_EIRO_COM_6098.
  15. (EN) Rüdiger Schmitt, "Aria", in Encyclopaedia Iranica, § 2, "Ariane", vol. II, n. 4, 1986, pp. 404-5, DOI:10.1163/2330-4804_EIRO_COM_5689.
  16. (EN) William Smith, Dictionary of Greek and Roman geography, alla voce «Aria'na», Boston, Little Brown Company, 1870, pp. 210-1.
  17. Marco Perissinotto, Graziano Tavan, Hamid Masoumi Nejad, Sara Sabokkhiz, Iran: tesori di Persia, Abaco, 1999, p. 141.
  18. Herodotus, The Histories, su perseus.tufts.edu, libro 7, capitolo 62, sezione 1. URL consultato il 3 marzo 2016.
  19. (EN) Josef Wiesehöfer, Ancient Persia, I.B. Tauris, 1996, p. XI.
  20. Priya Kumar, Beyond tolerance and hospitality: Muslims as strangers and minor subjects in Hindu nationalist and Indian nationalist discourse, in Elisabeth Weber (curatrice), Living Together: Jacques Derrida's Communities of Violence and Peace, Fordham University Press, 2012, pp. 95–96 ISBN 9780823249923.
  21. Stefan Arvidsson, Aryan Idols: Indo-European Mythology as Ideology and Science, p. 20, University of Chicago Press, 2006 ISBN 978-0-226-02860-6.
  22. David Motadel, Iran and the Aryan myth, in Perceptions of Iran: History, Myths and Nationalism from Medieval Persia to the Islamic Republic, p. 120, a cura di I.B. Tauris, 2013 ISBN 978-0-7556-1162-1.
  23. «I tre colori "ariani" (il bianco, l'oro, l'azzurro) furono i colori liturgici dei paramenti di questa "Chiesa tedesca" che conosceva cerimonie lustrali simili al battesimo e consacrazioni paraecclesiastiche», cit. da Franco Cardini, Il dio di Hitler, su gliscritti.it, 2015.
  24. H.G Wells, The Aryan Speaking Peoples in Pre-Historic Times, in The Outline of History, § 20, pp. 108-123], Jazzybee Verlag, 1925.
  25. Joscelyn Godwin, Il mito polare. L'archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell'occultismo, a cura di Gianfranco de Turris, traduzione di Claudio De Nardi, Roma, Mediterranee, 2001, pp. 68-74, ISBN 9788827214077.
  26. René Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, op. cit., Il principio dell'istituzione delle caste, parte terza, cap. 6, pp. 155-161.
  27. (FR) René Guénon, Introduction générale à l'étude des doctrines hindoues (PDF), Les Classiques des sciences sociales, 1987, p. 57.
  28. Julius Evola, Le migrazioni nordico-occidentali, in Indirizzi per una educazione razziale, Napoli, Conte, 2016 [1941]. Cfr. anche J. Evola, I simboli eroici della tradizione ario-romana: l'Ascia, in "La difesa della razza", anno IV, n. 1, novembre 1940.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]