Cascame

Con cascame (o sfrido[1]) si indicano i residui che, durante la produzione, si separano dal prodotto.
Esempi di cascame sono i ritagli di carta, i ritagli di pasta, la segatura, i trucioli generati durante la lavorazione del legno o dei metalli, le fibre che si staccano durante la produzione tessile[2] e gli scampoli di tessuto.
Gestione degli sfridi
[modifica | modifica wikitesto]Come lo scarto di produzione, lo sfrido, se non è opportunamente riutilizzato o riciclato, è associato a perdite economiche, oltre a danni per l'ambiente.
Per tale motivo, la gestione degli sfridi ha lo scopo di minimizzarli, riutilizzarli o comunque smaltirli in maniera corretta.
Gli sfridi possono venire lavorati dall'industria stessa che li ha prodotti, oppure vengono utilizzati da consumatori speciali; ad esempio i cascami di pasta alimentare possono essere usati nell'alimentazione del pollame, mentre quelli del cuoio possono essere utilizzati nella produzione di colla.
Particolare importanza hanno i cascami dell'industria tessile: nel caso specifico del cotone, il ciclo di lavorazione sfrutta le fibre dai 16 ai 50 mm, mentre esclude le fibre aventi lunghezze inferiori ai 16 mm;[senza fonte] dette fibre non possono essere dunque usate, ma subiscono una lavorazione speciale, con macchinari specificatamente studiati, atte a produrre un filato con caratteristiche qualitative inferiori a quelle del filato di prima produzione.
Lavorazione simile avviene anche per i cascami di fibre di lana, canapa, lino, seta e molti altri, detti genericamente "stoppa".
Un altro esempio di riutilizzo del cascame riguarda la produzione di truciolato a partire da trucioli di legno.
In altri casi, invece, gli sfridi non possono essere riutilizzati direttamente ma possono comunque essere riciclati. Ad esempio i trucioli metallici generati dalla lavorazione di metalli attraverso macchine utensili per asportazione possono essere compattati e riciclati; durante la compattazione, da tali trucioli viene allontanato il fluido lubrorefrigerante.
Un altro metodo di gestione degli sfridi consiste nel venderli ad un costo minore rispetto al prodotto vero e proprio; un esempio di questo tipo è la vendita sottocosto degli scampoli di tessuto.[3]
- Scarti e sfridi di produzione in argento, destinati a essere rifusi.
- Produzione manuale di ravioli. Dopo avere tagliato la pasta, il bordo risultante dal taglio viene riutilizzato per fare altri ravioli.
- Scampoli di tessuti rivenduti sottocosto.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Sfrido, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 ottobre 2025.
- ↑ Cascame, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 ottobre 2025.
- ↑ Scàmpolo2, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 ottobre 2025.
Voci correlate
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