SALMO 22

 

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È un Salmo di fiducia, perché predominano motivi di confidenza e di
abbandono in Dio. Sono presenti due metafore: il Signore pastore (vv. 1b-
4) e il Signore ospite (vv. 5-6). Il salmista si percepisce come agnello,
ospite, familiare di Dio. Ha intimità con lui.
Il Signore è chiamato “pastore” dal salmista perché è stato la guida di
Israele in tutta la storia della salvezza. Il compito del pastore è quello di
procurare alle sue pecore il nutrimento (“verdi pascoli”), di condurle a
bere (“acque tranquille”), di radunarle nell’ovile (“mi raccoglie”), di
guidarle sui sentieri giusti, di difenderle dai predatori. Il centro del
salmo è costituito dalla confessione “Tu sei con me”(v. 4). L’orante crede
in quello che significa il nome di Dio e non teme le vie spaventose del
deserto.
Il Signore è considerato dal salmista suo ospite perché, durante l’esodo, il
Signore sfamò il suo popolo nel deserto. L’ospite fa sedere i suoi
commensali attorno ad una tavola imbandita, versa sul loro capo olio
profumato, offre loro un calice colmo di vino. L’unico limite alla sua pietà
sono i nemici, che continuano a rimanere tali, ma ormai non possono più
nuocere. L’orante sperimenta che il Signore lo protegge, mettendogli a
fianco due guide: la felicità e la grazia, la coscienza di essere amato dal
Signore e custodito da lui. Da parte sua, per tutta la vita (e anche oltre!),
egli continuerà ad accogliere l’invito a trovare rifugio e riposo nella casa
del Signore.

Santa Pasqua 2020

 

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…ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
(Sal. 24,7)

Carissimi parrocchiani e parrocchiane,

entro ancora una volta nelle vostre case, attraverso queste righe.

Leggevo in questi giorni, una frase di Madre Teresa:

“Se non siamo felici oggi, non lo saremo domani”.

Questa è un’espressione che può provocare pensieri tristi nei cuori di tanti di noi che vedono la vita di queste ultime settimane, come un’eterna notte senza la possibilità di una nuova alba di luce.

A me invece piace molto; anzi rileggo, nella speranza di questa frase, la bellezza del Mistero della Pasqua che ci apprestiamo a vivere INSIEME anche quest’anno, ciascuno nella propria casa, ma UNITI nelle FEDE.

L’oggi, infatti, è già abitato dalla Provvidenza di Dio, dalla sua Presenza e dai doni che Lui ci ha già regalato: al nostro presente e al nostro futuro è lasciato il compito di cercare e trovare.

Credo che questo sia un gran bel modo di vivere il nostro “oggi” come scommessa felice di avere già tutto, con la possibilità di avere “altro tempo” per scoprire la pienezza del domani, che inizia dal vivere la totalità di quei doni nascosti nel “presente”, anche di queste giornate, anche in questa situ-azione, anche attraverso quegli incontri (che per ora) possiamo vivere solo virtualmente o telefonicamente.

Si respira, secondo me, aria triste, si sentono troppe espressioni che nascondono insoddisfazione, sfiducia, perplessità.

La Pasqua ci ricorda che Dio ha vinto la Morte, ha superato ogni dolore, ha sopportato – AMANDO – ogni tradimento e delusione.

A noi ha lasciato un compito: quello di FIDARSI di lui e di ESSERE FELICI.

Innanzitutto contenti di avere una possibilità, di condividere la vita con altri, di sperimentare anche in questi giorni, che sembrano così difficili, “momenti di semplice felicità”, che vanno da chi ci sta accanto, a una frase che è arrivata diritta al cuore, che si ritrovano in un sorriso o in un sms…

I “momenti di semplice felicità” abitano la normalità delle nostre case e spesso ci attraversano e ci sfiorano senza che noi li vediamo o li sentiamo.

Per vivere la SPERANZA di un domani bello occorre riscoprire che l’oggi è un’occasione da non sprecare: perché la nostra vita non si costruisce semplicemente aspettando.

Certo, giorno dopo giorno, in questo momento storico che stiamo vivendo, il nostro cuore può perdere la capacità di sorprendersi, di desiderare e di vivere con stupore.

Bene!

E’ il momento di trovare il coraggio di “reinventarsi il presente”, di rivitalizzare con il desiderio e lo stupore i legami di affetto, di amicizia… e perché no, anche di lavoro che ci auguriamo di riprendere a svolgere tutti al più presto.

Passiamo anni ad aspettare che la vita e il tempo ci possano cambiare, e non ci accorgiamo che invece sono loro che attendono che noi cambiamo.

Serve allora un poco di “pazzia” per rallegrarsi dei tanti imprevisti che hanno interrotto i nostri piani e le nostre giornate, così da rileggere in loro non solo l’aspetto negativo, ma una nuova possibilità di cambiare.

Siamo diventati troppo calcolatori. Vogliamo avere tutto sotto controllo e alla fine non controlliamo la nostra vita e perdiamo anche coloro che volevamo custodire e trattenere.

Mi ha sempre fatto un grande effetto quella frase che dice: “I rapporti non si costruiscono, si vivono e nel viverli si rafforzano. In caso contrario si esauriscono”. (Fabio Volo)

Espressione tanto tagliente quanto vera.

Allora rischiamo.

Chiediamo in questa Pasqua, così diversa ( ma non strana come che tanti dicono), la “GRAZIA” di rischiare, la “GRAZIA” di vivere l’oggi come occasione opportuna e unica della nostra esistenza.

Viviamo i nostri rapporti, anche se per ora circoscritti, viviamo la fede, come un rapporto vivo e aperto con Gesù presente nella nostra vita. Ascoltiamo la sua voce, ascoltiamo anche la nostra voce interiore e la voce sincera di chi ci sta accanto e non il vociare assordante e inutile del “mondo”.

Il nostro Dio è il Signore dell’eternità, ma ABITA il PRESENTE.

Noi invece scappiamo troppo spesso tra i ricordi del passato e il futuro che ci immaginiamo, senza aver il coraggio di vivere il presente della nostra esistenza e delle nostre relazioni.

Il nostro cuore è capace di grandi cose, perché sa voler bene.

Sulla croce abbiamo scoperto cosa significa amare fino alla fine.

Non c’è altra via per essere felici, se non quella di voler bene fino alla fine, non nei grandi eventi, ma ogni giorno con le persone che la provvidenza ci ha posto accanto.

Il Signore Gesù ci dona ogni giorno la sua forza, rimanendo con noi sempre (anche quando non ce ne accorgiamo e ci sentiamo abbandonati), perché Lui ci ha fatto una promessa e sappiamo che la manterrà: “Non temete, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Buona SETTIMANA SANTA e BUONA PASQUA.

Don Davide

Qui di seguito potete trovare gli orari delle celebrazioni della Settimana Santa, che VIVREMO in COMUNIONE di preghiera attraverso TELEPAVIA CANALE 89 del digitale terrestre, vedendoci solo virtualmente, ma uniti con il cuore.

DOMENICA 3 APRILE “Domenica delle Palme”

 

Ore 11.00 Santa Messa solenne dalla Cripta del Duomo.

La benedizione e la distribuzione degli ulivi benedetti vengono rimandate ad una celebrazione successiva, al termine dell’emergenza sanitaria, che assuma il tono del ringraziamento, richiamando l’evento della fine del diluvio annunciato da una colomba con nel becco un ramoscello d’ulivo.

GIOVEDI’ 9 APRILE Giovedì Santo – SANTA MESSA IN COENA DOMINI

 

ORE 16.30 SANTA MESSA solenne in Coena Domini dalla Cripta del Duomo

Le campane suoneranno per ricordarci questo appuntamento e poi non suoneranno più fino alla VEGLIA PASQUALE.

Per chi lo desidera sarà possibile nei giorni seguenti ADORARE L’EUCARESTIA che sarà posta nel tabernacolo dell’altare maggiore.

VENERDI’ 10 APRILE Venerdì Santo – PASSIONE DEL SIGNORE

 

ORE 16.30 dalla Cripta del Duomo liturgia della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il Crocefisso sarà esposto davanti all’altare maggiore, non si potrà baciare (come la tradizione ci invitava a fare), ma sostare per un’adorazione personale.

SABATO 11 APRILE – SABATO SANTO

 

ORE 21.00 SOLENNE VEGLIA PASQUALE DALLA CRIPTA DEL DUOMO.

Le campane di tutte le chiese della diocesi riprenderanno a suonare alle ore 21.30 annunciando la PASQUA di RESURREZIONE.

DOMENICA 12 APRILE – DOMENICA DI RESURREZIONE

 

Ore 11 SANTA MESSA SOLENNE presieduta da MONSIGNOR VESCOVO dalla Cattedrale.

Alle ore 12.00 le campane di tutta la Diocesi suoneranno a Festa e tutti i sacerdoti dal sagrato delle proprie chiese aspergeranno simbolicamente tutte le nostre abitazioni con l’acqua lustrale benedetta nella Veglia santa.

“Amici a San Luca” 2019-20 – 2 incontro sulla lettera ai Filippesi – 19-01-2020

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…tuo è il giorno e tua è la notte
sal 73,16

Capitolo 2

l Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se

c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, 2 rendete piena

la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. 3 Non

fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.

4 Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.

5”Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:

6 egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio,

7 ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo,

8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e a una morte di croce.

9 Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,

 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,

11 e ogni lingua proclami:.«Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

12 Quindi, miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto

più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore.

13È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore.

14Fate tutto senza mormorare e senza esitare,

15per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo,

16tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato.

17Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi.

18Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

l9Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie.

20Infatti, non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti e prenda sinceramente a cuore ciò che vi riguarda:

21tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo.

22Voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre.

23Spero quindi di mandarcelo presto, appena avrò visto chiaro nella mia situazione.

24Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona.

25Ho creduto necessario mandarvi Epafrodìto, fratello mio, mio compagno di lavoro e di lotta e vostro inviato per aiutarmi nelle mie necessità.

26Aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia.

27È stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio ha avuto misericordia di lui, e non di lui solo ma anche di me, perché non avessi dolore su dolore.

28Lo mando quindi con tanta premura, perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato.

29Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui,

30perché ha sfiorato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per supplire a ciò che mancava al vostro servizio verso di me.

 

Capitolo 2  Traccia per la lettura

  1. a) 1-5 invito alla comunione e all’amore che si fondano sull’umiltà
  2. b) 6-11 inno cristologico
  3. c) 12-18 esortazioni ad essere obbedienti, irreprensibili e puri
  4. d) 19-30 notizie su Epafrodito e Timoteo

_________________________________________________________________________________

  1. a) se c’è … 4 volte: = Se è vero, come è vero,… (= formula di scongiuro): consolazione, conforto, comunione di spirito, sentimenti di amore.  V-2: ‘sentire lo stesso’: concordia, unanimità nella comunità: ciò da gioia a Paolo (gioia anche v.17). Questo ‘sentire lo stesso’ va accordato col ‘sentire come e con Cristo Gesù’ del v. 5 (diciamo Cristo Gesù perché seguiamo la sua natura e ‘parabola’ in modo completo). Fondamentale è l’umiltà: v. 3 che poi sarà ripresa nel v. 8 per Cristo Gesù: il legame nella comunità non deriva innanzitutto da scelte e atteggiamenti di tipo morale, ma dal riprodurre in sé a livello umano affettivo e solo alla fine concreto i sentimenti profondi di Cristo Gesù umile e obbediente.
  2. b) Inno: esisteva già con uso liturgico autonomo? In ogni caso è collegato col contesto. Ricchissimo di teologia, una gemma preziosissima nel NT. Movimento discendente (6-8) e poi ascendente (9-11) con 5 condizioni descritte di Gesù Cristo:-preesistenza nella condizione divina -svuotamento per assumere la condizione di servo –umiliazione fino alla morte di croce -esaltazione da parte di Dio -sottomissione di tutti a Lui  Paralleli anche linguistici e di stile col quarto canto del servo di Jahvé di Is- 52,13-53,12
  3. c) ‘Quindi’: collegamento con l’inno: da quel che ha fatto Cristo Gesù deriva la forma di vita personale e comunitaria per chi è diventato suo discepolo. V. 15: figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa.
  4. d) Paolo e i suoi tramiti : –1 Cosa vuoi dire per ognuno di noi ‘sentire’ come e con Gesù? Ci proviamo entrando in relazione profonda esistenziale affettiva con Lui per imparare a vedere le cose e le persone, provare emozioni, pensare, considerare le cose come Lui?  –2 -Dove e come ci giochiamo l’imitazione dell’umiltà – abbassamento – servizio – disponibilità all’umiliazione? –3 Rischio di vivere la fede come atteggiamento intellettuale e/o di impegno caritativo – filantropico con scarso coinvolgimento umano – fisico – relazionale.

 

 

Epifania del Signore

 

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Beato Angelico-visita dei Magi (part.)
Firenze – Convento di s.Marco

1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2 e dicevano: « Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». (Mt 2, 1-2)

. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Mt 2, 10-11)

L’ANNUNCIO DEL GIORNO DI PASQUA
Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi
fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà
nella Domenica di Pasqua il 12 aprile. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 26 febbraio.
L’Ascensione del Signore, il 24 maggio. La Pentecoste, il 31 maggio. La prima domenica di Avvento,
il 29 novembre. Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei santi e
nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua
del suo Signore. A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode
perenne nei secoli dei secoli. Amen.

“Sulle deboli spalle di un bambino”

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S.Natale 2019

… per inginocchiarci insieme davanti alla mangiatoia…

«Il potere è sulle sue spalle». Sulle deboli spalle di questo bambino
appena nato deve poggiare il potere sul mondo! Un cosa sappiamo:
che  queste  spalle  dovranno   portare comunque  l’intero  peso
del mondo.   Con la croce ogni peccato e miseria del mondo gli
verrà caricata sulle spalle. Ma il potere consisterà nel fatto che colui
che sopporta questo peso,  non si piegherà, ma lo porterà fino
alla fine. Il potere che sta sulle spalle del bambino nella mangiatoia,
consiste nel portare pazientemente gli uomini e la loro colpa.
Questo ha inizio nella mangiatoia, inizia là dove il Verbo eterno di
Dio si è fatto carne umana. Il potere sul mondo ha inizio proprio
nell’abbassamento e nella debolezza del bambino. Come segno di
potere era costume mettere le chiavi sulle spalle del padrone di casa.
Questo significava che egli aveva potere di aprire e di chiudere,
di ammettere e di rifiutare chi voleva. Questo è anche il modo con
cui ha potere colui che porta la croce sulle spalle. Egli apre nella
misura in cui perdona i peccati, chiude nella misura in cui respinge
i superbi. Tale è il potere di questo bambino, che accetta e sostiene
gli umili, i piccoli, i peccatori, ma annienta e rigetta i superbi, gli altezzosi,
i giusti (Le l,51s.).  (D. Bonhoeffer)

25 dicembre

Santo Natale 2019

“1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.” (Luca 2, 1-7)

“Amici a San Luca” 2019-20 – 1 incontro sulla lettera ai Filippesi – 24-11-19

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LETTERA DI SAN PAOLO AI FILIPPESI

1 Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: 2 grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. 3 Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. 4 Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia  5 a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. 6 Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7 È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. 8 Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. 9 E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, 10 perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11 ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. 12 Desidero che sappiate, fratelli, come le mie vicende si siano volte piuttosto per il progresso del Vangelo, 13 al punto che, in tutto il palazzo del pretorio e dovunque, si sa che io sono prigioniero per Cristo. 14 ln tal modo la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, ancor più ardiscono annunciare senza timore la Parola.      15 Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. 16 Questi lo fanno per amore, sapendo che io sono stato incaricato della difesa del Vangelo; 17 quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non. rette, pensando di accrescere dolore alle mie catene. 18 Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. 19 So infatti che questo  servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. 21 Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22 Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere.          23 Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24 ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.          25 Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede, 26 affinché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo Gesù, con il mio ritorno fra voi. 27 Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo perché, sia che io venga e vi veda, sia che io rimanga lontano, abbia notizie di voi: che state’saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo, 28 senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo per loro è segno di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio. 29 Perché, riguardo a Cristo, a voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, 30 sostenendo la stessa lotta che mi avete visto sostenere e sapete che sostengo anche ora.

 

Presentazione della figura di Paolo

E’ il primo autore di scritti del NT: prima lettera ai Tessalonicesi, del 50 o 51 d.C.  Ed è l’autore del maggior numero di scritti del NT: 13 (su 27), anche se ci sono difficoltà nell’attribuirle tutte a lui. Poi altri tre col suo ‘tocco’: la lettera agli Ebrei, per tanto tempo attribuita a lui, Atti parla molto di lui, Marco evangelista suo discepolo.

Chiamato dai Padri ‘apostolo delle genti’ perché fece conoscere il Vangelo alle genti = gentili = pagani, non Ebrei.

Raccolta sue lettere già verso la fine del I sec.: 2Pt 3,16.

E’ il personaggio del NT, escluso Gesù, di cui sappiamo di più, anche se lui non scrive le lettere per parlare di sé: tuttavia incidentalmente veniamo informati sulla sua biografia. L’altra fonte per conoscerne la vita sono gli Atti degli Apostoli. E’ possibile quasi sempre seguire i suoi viaggi raccontati negli Atti e inserire i fatti occasionalmente narrati nelle lettere: es. l’assemblea apostolica di Gerusalemme, decisiva per predicare il Vangelo ai pagani senza prima ‘farsi Ebrei’ con la circoncisione e la sottomissione alla Legge, narrata in Atti 15 e Galati 2,11-14.

Dati biografici:

Nascita e formazione- Saulo nasce a Tarso, in Cilicia, Asia Minore, oggi Turchia, intorno ali’8 d.C. (per le date abbiamo un importante aggancio in At 18,12). Figlio di farisei, cittadino romano, in una città di cultura greca. Studi superiori a Gerusalemme da Gamaliele (At 22,3). Ritorno a Tarso. Ritorno a Gerusalemme per sedare il nascente movimento dei seguaci del Nazareno.

L’incontro col Risorto, evento fondamentale della sua vita- Narrato in Atti 9 (da Luca); 22 (da Paolo davanti a Giudei); 26 (davanti a Romani). Paolo ricorda questi avvenimenti nel loro significato per la sua vita in Galati 1-2; Filippesi 3,1-14. Vedi anche 1°Cor 9,1-2; 1°Cor 15,8-11; 1°Tim 1,12-17. La diffìcile accettazione da parte degli apostoli.

L’azione missionaria – Tre grandi viaggi missionari, fino alla prigionia e l’arrivo a Roma.

Metodo di evangelizzazione di Paolo:                                                                                                                                                        – va prima nella sinagoga dagli Ebrei. Quasi sempre viene rifiutato. E allora si rivolge ai pagani

– passa nei centri grossi: porti e centri di irradiamento. Lì fonda la comunità minimamente strutturata, fermandosi poco tempo (dipende anche da persecuzioni eventuali e dalle stagioni) e poi va. Saranno poi i discepoli a evangelizzare le zone limitrofe.

– cerca di tornare successivamente; altrimenti scrive per sentire come va o rispondere a problemi segnalatigli da qualcuno. Quindi le lettere fanno parte del metodo dell’evangelizzazione di Paolo, costituendone praticamente la seconda fase (vale in parte anche per la lettera ai Romani, anche se non era ancora stato a Roma, pur conoscendo varie persone di là). Sono dunque per lo più scritti ‘occasionali’, anche se Paolo non disdegna di elaborarle in una forma curata e spesso si capisce che è sottinteso un utilizzo più ampio di quello della comunità di destinazione (es. lettera ai Colossesi anche per Laodicesi e viceversa, cfr. Col 4,16, mentre quella agli Efesini sembra anche per altri). La maggior parte è a comunità, qualcuna a persone: Filemone, più le due a Timoteo e quella a Tito. Queste ultime tre sono quelle di difficile attribuzione a lui, così come ci sono dubbi per Colossesi e Efesini.

Lettera ai FILIPPESI

Fra le prime lettere scritte da Paolo (forse fra 53 e 56, poco dopo 1° Tessalonicesi). Scritta durante la prigionia, probabilmente ad Efeso, durante il terzo viaggio missionario, fra 53 e 56 d.C. Quella di Filippi è la prima comunità fondata da Paolo in Europa: Atti 16,12 ss. (durante il secondo viaggio missionario) dopo il sogno del Macedone di At 16,9. C’era una comunità giudaica e Paolo ne converte qualcuno, come Lidia e il suo carceriere. Filippi città importante (fondata da Filippo II nel 358-57) sulla via Egnatia per l’ Oriente, colonia romana con privilegi, lì nel 42 a.C. la famosa battaglia. Paolo manda la lettera per ringraziare i Filippesi della sensibilità sempre goduta da loro e degli aiuti ricevuti mentre è in carcere (Fil 2,25; 4,10-18). Il tramite dell’aiuto cui Paolo affida la lettera per i Filippesi è Epafrodito, che si è trattenuto da Paolo più tempo per una malattia (2,26-27). Paolo approfitta per informarli della propria condizione e per intervenire in situazioni che Epafrodito gli ha riferito: divisioni e atteggiamenti negativi nella comunità, ma soprattutto il rischio che l’annuncio evangelico sia storpiato da missionari giudeo-cristiani che ritengono ancora necessarie pratiche e prescrizioni della Legge: con loro è duro: li chiama ‘cani’ e ‘cattivi operai’ (3,2). Ma prevale nettamente il tono positivo e la gioia della comunione in Cristo. Paolo annuncia loro anche l’invio di Timoteo, che lo segue fin da Listra (At 16,1-3). Qualche dubbio sull’unità: i vari cambiamenti fanno supporre ad alcuni collage di vari biglietti.

Uno sguardo ad alcune fra le parole più ricorrenti da l’idea del tenore dei discorsi:

Cristo Gesù o solo Gesù: 30 volte – Signore (kurios): 15 volte (6 con Gesù) – Dio: 20 volte (1 volta è Spirito di Dio) – Vangelo: 9 volte + 2 x verbo annunciare – Gioia: 15 volte – Amore (agape) e composti: 7 + 1 sinonimo – Fratello/i: 7 volte – Pace: 3 volte – Giustizia: 3 volte –Speranza: 3 volte.

 Atteggiamenti negativi nella comunità: invidia (1,15), spirito di contesa (1,15), ambizione disonesta (1,17 e 2,3), vanagloria (2,3); nel mondo: generazione tortuosa e perversa (2,15).

Capitolo 1 

1,1-2: saluto

1,3-11 : ringraziamento

1,12-26: situazione di Paolo

1,27-30: esortazioni

1) Sappiamo vedere e gustare gli aspetti positivi nelle persone e nelle situazioni, sottolineandoli più dei negativi?

2) Li sappiamo considerare, costruire, purificare dentro il rapporto con Gesù, come frutto del rapporto personale e comunitario con Lui?

3) Paolo è in prigione, ma pare sereno. Vede i contrasti come conseguenza della sua fede e li accetta, non per masochismo ma per chiarezza nel rapporto col Signore e consapevolezza matura del rapporto duro col ‘mondo’, la realtà, l’azione delle forze del male, che possono assumere varie forme e sembianze … Sperimentiamo qualche ‘prigione’? come la viviamo?