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Terone

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Terone
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Incisione di Terone sulla Biografia degli uomini illustri della Sicilia, 1819
tiranno di Agrigento
In carica488 a.C. 
472 a.C.
PredecessoreAlcamene e Alcandro
SuccessoreTrasideo
DinastiaEmmenidi
PadreEnesidemo
Figli

Terone (in greco Θήρων; forse 535 a.C. – 472 a.C.) fu quarto tiranno di Agrigento dal 488 a.C. alla morte, nel 472 a.C.

Figlio di Enesidemo e discendente del tiranno Telemaco, apparteneva alla famiglia dei Emmenidi. Secondo Pindaro era imparentato con Cadmo, anche se i suoi più diretti antenati furono Rodii che fondarono Gela.[1] Sfruttando le sue origini facoltose si impadronì della città di Akragas nel 488 a.C., come raccontato da Polieno:

(greco antico)
«Θήρων Ἀκραγαντῖνος δορυφόρους μὲν ἔχων ἐν ἀπορρήτῳ παρεσκευασμένους, χρημάτων δὲ οὐκ εὐπορῶν πρὸς τὰς μισθοδοσίας, τῆς πόλεως Ἀθηνᾷ μεγαλοπρεπῆ ναὸν ἐγειρούσης, ἐπειδὴ τὰ χρήματα ἐν ταῖς ἐργασίαις διεκλέπτετο, ἔπεισεν ἀθρόαν ἔκδοσιν ποιήσασθαι τοῦ νεὼ καὶ λαβεῖν ἐγγυητὰς ἀξιοχρέους καὶ ὁρίσαι προθεσμίαν, ἐν ᾗ τὸ ἱερὸν συντελεσθήσεται. ἔδοξεν ὀρθῶς λέγειν, καὶ ἡ πόλις πεισθεῖσα τὸ ἔργον ἐξέδωκεν. ἠργολαβεῖτο Γόργος Θήρωνος. ἐπεὶ δὲ τὸ τῆς πόλεως ἀργύριον ἔλαβεν, οὔτε τέκτονας οὔτε λιθοξόους οὔτε τοὺς ἄλλους δημιουργοὺς ἐμισθώσατο, ἀλλὰ κατὰ τῆς δούσης πόλεως μισθὸν τοῖς δορυφόροις ἔδωκε, καὶ τοῖς ἰδίοις χρήμασιν Ἀκραγαντῖνοι ὑπὸ Θήρωνος ἐτυραννεύθησαν.»
(italiano)
«Terone aveva al suo servizio alcuni uomini di Akragas, pronti a obbedire ai suoi ordini in ogni occasione. Quando non aveva i mezzi per pagarli, si appropriò di una somma di denaro che era stata raccolta per la costruzione di un tempio dedicato ad Atena, ricorrendo al seguente stratagemma. Fece notare ai cittadini che i lavori procedevano a rilento e suggerì di appaltare i lavori di costruzione per una certa somma, stabilendo un termine per il completamento dell'opera. Essi acconsentirono ad appaltare i lavori e affidarono il denaro raccolto a tale scopo a Gorgus, figlio di Terone. Ma questi, non appena il denaro passò nelle sue mani, invece di assumere architetti, scalpellini e altri operai impiegò il denaro del popolo contro lo stesso. Pagò i suoi uomini, li organizzò in una guardia del corpo e, con la loro assistenza, prese il controllo del governo di Akragas.»

Conquistato il potere si scontrò presto con i parenti Capys e Ippocrate, che volevano rovesciare il suo potere.[1]

Il suo nome ritorna nella scelta di esiliare da Imera Terillo, il tiranno della città, nel 482 a.C. circa, lasciando al potere suo figlio Trasideo. Avendo in suo potere le due città, all'epoca di rilevante potenza, di Agrigento e Imera, strinse un'alleanza con Gelone, offrendogli in sposa, per siglare il patto, la figlia Damarete. L'alleanza permise di respingere i Cartaginesi di Amilcare nella importante battaglia di Imera del 480 a.C. Grazie alla vittoria Terone riuscì a raccogliere numerosi prigionieri, coi quali costruì grandi monumenti ed edifici pubblici come le condutture feacie.[1]

I rapporti tra Gelone e Terone furono sempre molto buoni, sennonché, alla morte del primo nel 478 a.C., le dispute tra Polizelo e Gerone rovinarono questi rapporti. Polizelo intanto aveva preso per moglie Damarete, anche se non era riuscito ad imporsi sul fratello che lo aveva esiliato; in un primo momento, quindi, data la parentela con Terone, Polizelo avrebbe cercato rifugio alla corte del tiranno agrigentino. In nome dell'alleanza che probabilmente si instaurò tra i due, Terone mosse contro Gerone per detronizzarlo ma, non appena arruolò l'esercito, tra i due nemici si siglò una pace. Questa decisione di improvvisa cessazione delle ostilità, viene spiegata da Timeo il quale scrive che Terone avrebbe risentito dei consigli del poeta Simonide che gli avrebbe proposto di far sposare la sorella come accordo a questo patto.[3] Di altra opinione si presenta Diodoro che scrive che il figlio Trasideo, posto già in precedenza al governo della città di Imera, si fosse schierato a favore di Gerone che avrebbe tradito quindi l'alleanza, stipula già da Gelone, con i Siracusani e fatto pace col fratello Polizelo.[1][4]

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Incisione del 1845 raffigurante la tomba di Terone

Terone si era allarmato del governo del figlio nella città di Imera che era in rivolta, allora, al comando del proprio esercito, si diresse verso la città che conquistò e successivamente esiliò i dissidenti; ripopolò la città con le genti di origine dorica.

Terone morì nel 472 a.C. Nonostante abbia reagito con crudeltà alla rivolta degli Imeresi, Terone è stato sempre ricordato come un tiranno mite ed equo. Certamente Agrigento sotto la sua direzione prosperò e si abbellì con numerosi edifici a testimonianza dell'opulenza che il governo di Terone aveva portato. La sua figura è oggigiorno ricordata soprattutto grazie agli elogi che Pindaro scrisse nelle sue poesie e, in parte, anche dal più imparziale Diodoro Siculo. In suo onore fu eretto un meraviglioso monumento nei dintorni di Agrigento a ricordo delle imprese eroiche che compì.[1][5]

  1. 1 2 3 4 5 Smith, s. v. Theron.
  2. Polieno, Stratagemmi, 6, v.51.
  3. Timeo apud Scholiasta ad Pindaro Olimpiche 2.1, 29, 37; 11.48.
  4. Bibliotheca historica XI, 48-49.
  5. Diodoro, XIII, 86.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Tiranno di Agrigento Successore
Alcamene e Alcandro 489 a.C. - 472 a.C. Trasideo