K! e… le medicine

Nella mia vita ho spesso trovato “conforto” nelle medicine.
Uso il termine “conforto” perché in effetti molto spesso non ho cercato un metodo di guarigione, quanto qualcosa che semplicemente mi facesse sentire al “sicuro”, anche solo avendolo a portata di mano.

Le prime esperienze con farmaci “importanti” le ho sperimentate alle medie (anni ’80).
Uno strano herpes alle labbra mi creava croste dolorose e sanguinanti, molto brutte anche da vedere. Aprivo la bocca con difficoltà e mi vergognavo.
Quanti specialisti incontrati, quante medicine provate, nessuna che mi donasse sollievo. Ricordo una pastiglia da tenere sotto la lingua finché non si scioglieva del tutto: era amara come il fiele, mi anestetizzava l’intero cavo orale. Nemmeno lei mi guarì, passò il tutto in modo improvviso dopo un anno, senza un motivo apparente. Nessuno ci capì mai nulla.

Quasi peggio andò con l’acne.
Laddove anche qualche mio amico o compagno di classe sperimentava i brufoli, la mia fu una esperienza traumatizzante: ne ero invaso, e non se ne andavano mai!
Ero disperato, anche perché verso i 16-17 anni ancora avevo il viso puntellato e le ragazze mi evitavano come fossi appestato.
I miei ricordi qui sono più nitidi.
Sperimentai decine di farmaci, e visto che non ne venivo fuori entrai anche a far parte di un team di ricerca per farmaci da lanciare sul mercato. Ero diventato un “tester” vivente.
Andavo ogni settimana in uno studio medico nel centro di Padova, davano a me ed a mia madre una dose di farmaco in tubetto grigio senza scritte di alcun tipo, e poi venivo monitorato.
Ebbene: nemmeno con questo studio riuscii a trovare una via di guarigione dell’acne.
Ne venni fuori quando, in una farmacia di provincia, un anziano farmacista di quelli con gli “alambicchi” mi preparò un liquido a base di “Clindamicina 3%”, da passarmi sul viso con un po’ di cotone 2 volte al giorno.
Guarii in 15 giorni.
Mai ringraziai abbastanza quel farmacista, e quel preparato di laboratorio che mi confezionava lui con le sue mani.

Poi venne il periodo (ancora non terminato) dei calcoli renali. A parte cure idropiniche di varia natura, ora porto sempre con me il “Toradol”, perché pochi si immaginano di quanto siano dolorosi i calcoli renali quando decidono di muoversi. A causa dei calcoli renali sono stato all’ospedale, credetemi, almeno 20 volte nella mia vita.

Un altro farmaco che porto sempre con me è il “Delorazepam”, le famose “Gocce EN”, contro gli stati d’ansia che ancora oggi mi assalgono di tanto in tanto. Poco da fare: l’ansia è mia compagna di viaggio da decenni, e non ha la minima voglia di lasciarmi in pace. Senza dubbio io non faccio abbastanza per respingerla, ma di certo non è una bella compagnia.

Altri farmaci che tengo sempre a portata di mano sono il “Moment” e il “Riopan”.
Il “Moment” mi serve contro il mal di testa, che si è palesato con frequenza negli ultimi anni. Certamente i pensieri personali, il sonno interrotto e la stessa ansia mi portano a riposare poco e male, e questo influisce non poco sulla qualità della mia vita e sulla comparsa del mio mal di testa.
Il “Riopan” invece lo uso contro il reflusso e la acidità di stomaco. Il più delle volte ne ho bisogno di notte, quando dopo essermi coricato il mio stomaco inizia a fermentare. Qualche volta anche di giorno, in compagnia con stati di agitazione di varia natura.

Per cui il mio matrimonio con i farmaci ha radici lontane, ma molto spesso – vedi “Toradol” e “Delorazepam” – a me basta sapere di avere i farmaci a portata di mano per sentirmi al sicuro, senza bisogno di assumerli. Un po’ come quando ero studente, mi preparavo i “foglietti” ma poi non li usavo mai: mi bastava sapere di averli in caso di estremo bisogno.

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Il declino della classe media

“La classe media sta collassando e ci stiamo muovendo verso una forma oligarchica della società, dove i miliardari controlleranno l’economia e la vita politica del paese”.
Bernie Sanders (politico statunitense)

Bernie Sanders ha detto una verità che è sotto gli occhi di tutti: la classe media è la più penalizzata dalla crisi economica mondiale, con continui cali di potere d’acquisto e di tutele legate a lavoro e welfare.
Egli denuncia da anni un fenomeno sempre più visibile: l’erosione della classe media e la crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi.

In molti paesi occidentali (in Italia in modo particolare), salari stagnanti, inflazione e precarizzazione del lavoro stanno comprimendo il potere d’acquisto, mentre le tutele sociali si indeboliscono. Questo squilibrio rischia di tradursi in un sistema sempre più vicino a una struttura oligarchica, dove l’influenza economica dei grandi patrimoni si riflette anche sul piano politico.
Il risultato è una distanza crescente tra cittadini e istituzioni, con conseguenze dirette sulla qualità della democrazia.

Senza interventi strutturali, il declino della classe media diventerà sicuramente uno dei nodi centrali del nostro tempo, con conseguenze a mio avviso disastrose, perché è la classe media quella che tiene in vita la nazione.

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La mia estate musicale. Un altro concerto: Pet Shop Boys a Mantova

4 concerti nel giro di 3 mesi non mi era mai capitato di vederli. Anzi: 4 concerti in un anno sarebbero già stati un fatto straordinario.
Il discorso è che per il concerto di Tiziano Ferro a Padova di 3 settimane fa, e questo dei Pet Shop Boys a Mantova, i biglietti li avevo comperati moltissimi mesi prima ed erano pertanto pianificati da tempo.
Diversamente è andata per gli altri 2 concerti, quello ancora dei Pet Shop Boys a Londra in aprile e quello sempre a Londra di Harry Styles, di cui comperai i biglietti in entrambii casi più o meno all’ultimo momento perché capitata l’occasione.
Fatto sta che, mentre a Londra i PSB (la mia band preferita qualora qualcuno ancora non lo sapesse) proposero un concerto dal titolo “Obscure” durante il quale proposero una scaletta interamente formata da canzoni meno note, l’altro giorno a Mantova il concerto era incentrato sulle hits che li hanno resi famosi.

Sebbene li abbia visti dal vivo ormai una decina di volte, io riesco sempre a sorprendermi ad ogni concerto, sia perché la scaletta non è sempre ferrea, sia perché le location sono sempre molto particolari.

Mantova la visitai in gita anni fa, ma ricordo poco. In realtà passeggiando per il centro sia prima che dopo il concerto, ho trovato una città che merita certamente di essere visitata con la dovuta attenzione, riuscendo a scattare alcune foto davvero significative.

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Mantova: Piazza delle Erbe by night (pic by me)

Il concerto, dal canto suo, è durato oltre 2 ore con 28 brani, cosa abbastanza inusuale per i PSB che di solito si fermano a 25-26 canzoni per una durata di circa un’ora e 50 minuti.
Ma si vedeva che i miei beniamini erano in palla: il cantante Neil ha più volte elogiato Mantova e le sue piazze, e il numeroso pubblico (oltre 8mila persone) era più esuberante del solito, con momenti di vera e genuina apoteosi.
Io stesso – al concerto ero da solo, non c’era MDM (Mia Dolce Metà) – mi sono lasciato trasportare e per le ultime 5-6 canzoni ho lasciato il mio posto e, come avessi ancora vent’anni, sono andato sotto al palco in mezzo ai fan più scatenati, non solo per cantare e ballare noncurante di tutto e tutti, ma anche per vedere più da vicino Neil & Chris e scattare qualche foto più dettagliata.

Due le vere sorprese incluse nella tracklist: “Paninaro” non la cantano dal vivo quasi mai, probabilmente è stata inclusa in scaletta perché legata all’Italia; e poi è tornata in scaletta “Go West”, che i PSB avevano rimosso dai loro concerti a seguito di una disputa sorta con uno degli autori (Victor Willis, ex leader dei Village People, recentemente scomparso).
Per entrambe le canzoni la folla ha dimostrato un enorme gradimento.

Benché le mie canzoni preferite siano “Can You Forgive Her?” e “Left to My Own Devices” (entrambe cantate ad inizio concerto), la canzone che dal vivo più mi muove il sangue nelle vene è “Vocal”, con il suo ritmo trascinante e coinvolgente. Ed è lì, in effetti, che anch’io ho lasciato il mio posto a sedere per andare – insieme a tantissimi altri fans – sotto il palco per cantare e ballare come un ragazzino.
E’ stato bellissimo.

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Pet Shop Boys a Mantova. Foto che ho scattato da sotto il palco durante “West End Girls”

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Le mie domeniche UNESCO. Centro storico di Napoli

Durante il 2026, ogni domenica pubblicherò un articolo relativo ad un Sito Unesco considerato “Patrimonio dell’umanità” (o candidato a diventarlo) che ho personalmente visitato durante la mia vita.
Talvolta i ricordi saranno più vividi, talvolta più lontani nel tempo.
Spero che i miei ricordi si possano legare con i vostri, o che possano stimolare chi legge a visitare i luoghi che vi presenterò.
Oggi parlo del centro storico di Napoli.

Sito: Centro storico di Napoli
Inclusione UNESCO: 1995
Quando l’ho visitato: 2020

Il periodo del Covid ha permesso a me, MDM (Mia Dolce Metà) e il figlio Pietro di effettuare, con tutte le accortezze necessarie, uno splendido viaggio itinerante nel Sud Italia, facilitato dal fatto che di turisti non ce n’erano molti e i posti che abbiamo visitato non erano gremiti di gente.
Certo: le mascherine. Ma al contempo abbiamo visitato città e luoghi fantastici come solo il nostro Sud Italia sa regalarci.
Napoli era una tappa praticamente obbligata, ci siamo rimasti 4 giorni, ed eravamo davvero curiosi di conoscere questa città di cui spesso ne esce sui TG una visione parziale e distorta.
Ed invece la città è stupenda, il centro storico è pulitissimo e ordinatissimo, non abbiamo mai notato segni di degrado, la metropolitana ha delle fermate belle anche artisticamente (la “Toledo” è un vero gioiello) e la gente è accogliente e calorosa. E poi sempre a Napoli ci siamo incontrati con una coppia di amici, rendendo la vacanza ancora più speciale.
Noi abbiamo alloggiato al Vomero: non immaginate quanto sia spettacolare vedere Napoli dall’alto specialmente di sera, al calare del sole.

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Piazza del Plebiscito (pic by Pietro, mio figlio)

Il centro storico di Napoli è patrimonio UNESCO dal 1995 ed è uno dei più grandi e antichi d’Europa. Conserva oltre 2500 anni di storia, dalle origini greche e romane fino al Medioevo e al Barocco. Strade come Spaccanapoli e i Decumani seguono ancora l’antico impianto urbano della città greca. Il sito comprende chiese, palazzi, monasteri e luoghi celebri come Cappella Sansevero e Duomo di Napoli.
Attenzione: non si tratta soltanto di “qualche strada antica”!
Il sito UNESCO comprende circa 1000 ettari, uno dei centri storici più vasti d’Europa.
Un centro storico che non è solo un museo a cielo aperto, ma è anche intensamente abitato e molto popolare. Mercati, panni stesi, edicole votive, botteghe artigiane, San Gennaro, Maradona e vita di strada fanno parte dell’identità culturale riconosciuta indirettamente anche dall’UNESCO.
Credo che *almeno* una volta nella vita, un italiano debba assolutamente visitare Napoli. E “viverla”, camminando per strada, ammirando le statuine natalizie, mangiando la pizza e bevendo il caffè.
Napoli non vi deluderà affatto.

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Spaccanapoli

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Saturday Pop. Bonnie Tyler: “Holding Out for a Hero”

Ovvero: di come una malattia alle corde vocali abbia potuto far decollare la carriera di una cantante.

Già.
Bonnie Tyler (vero nome Gaynor Hopkins) aveva già pubblicato il suo primo album (“Goodbye to the Island”) ed alcuni singoli, ottenendo un successo non eclatante ma che le permise di farsi conoscere a livello europeo, ed aveva affrontato il suo primo tour nel Regno Unito aprendo i concerti di Gene Pitney, quando dovette sottoporsi ad un delicato intervento alle corde vocali per rimuovere alcuni noduli.
Durante la convalescenza le venne raccomandato di non parlare nel modo più assoluto per un periodo di 6 settimane, ma uno sforzo eccessivo modificò in modo permanente il timbro della sua voce.

Tale evento avrebbe potuto rovinarle la carriera in modo definitivo (era il 1977 e Bonnie aveva 26 anni), ma in realtà questa sua nuova voce, dalla caratteristica rauca e graffiante e che inizialmente venne vista come un ostacolo, divenne invece il suo marchio di fabbrica.
Ecco dunque arrivare il suo primo grande successo, il singolo “It’s a Heartache” che la porta al 1° posto in classifica in Australia, Canada e Svezia, ed al 4° posto in UK.
Ma ancora meglio, poco tempo dopo, “Total Eclipse of the Heart”, che ebbe un successo mondiale (1° posto anche in UK e negli USA) vendendo oltre 2 milioni di copie. Ancora oggi rimane la sua canzone più nota e celebrata, pur nella sua lunghissima carriera comprendente una ventina di album ed una serie inenarrabile di singoli.

Nonostante il successo clamoroso di “Total Eclipse of the Heart”, la mia canzone preferita di Bonnie Tyler è “Holding Out for a Hero”, pubblicata nel 1984 e facente parte della colonna sonora del film “Footloose”.

Dedicato a Bonnie Tyler, scomparsa pochi giorni fa all’età di 75 anni.

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Bonnie Tyler (1951-2026)

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Dieci alla decima: i miei 10 calciatori preferiti del Torino degli ultimi 50 anni

Il giorno 10 di (quasi) ogni mese, pubblico un elenco o una personale classifica riguardante argomenti molto differenti tra loro.
Spesso parlo di musica, ma ho parlato anche di sport, di cibo, di vacanze e di quant’altro mi potesse passare per la testa.
Questo mese ho deciso di parlare dei miei 10 calciatori preferiti del Torino degli ultimi 50 anni.

Sono appassionato di calcio, ma è un argomento che non tratto quasi mai sia perché è “divisivo” e soggetto ad una eccessiva faziosità, sia perché ad un vasto numero di lettori può non interessare affatto.
Ad ogni modo, in questa occasione, ho deciso di elencare i 10 giocatori di calcio della squadra del Torino che ho maggiormente apprezzato da quando seguo il calcio, più o meno da 50 anni dunque, dato che mi sono appassionato a questo sport sin da bambino quando avevo solo 5-6 anni.

Il Torino è una squadra che mi è sempre stata simpatica, forse perché quand’ero piccolo – fine anni ’70 – era una formazione davvero forte, che riuscì a vincere uno scudetto nell’ormai lontano 1976. Sebbene io tifassi Milan, tenevo in camera mia un poster di “quel” Torino, allenato da Gigi Radice, che aveva in rosa molti giocatori davvero bravi.
Purtroppo il Torino vive da anni in un “limbo” calcistico che i tifosi granata mal digeriscono. Ho pensato tuttavia di elencare i miei 10 giocatori preferiti del Torino scelti da quando io seguo il calcio, pertanto sono esclusi i leggendari giocatori del “Grande Torino” che persero la vita a Superga nel 1949. Non compare nemmeno Gigi Meroni, enorme talento che purtroppo perse la vita giovanissimo nel 1967.
Sono esclusi da questo mio elenco anche i giocatori che – seppure molto forti – non hanno lasciato grandi ricordi con la maglia granata (pensiamo a Vieri, per esempio), o che a me non sono mai piaciuti troppo (come Ciro Immobile) o che sono diventati famosissimi in altre squadre (vedi Fabio Quagliarella).
Eccovi dunque l’elenco dei miei giocatori preferiti del Torino degli ultimi 50 anni.

10) Andrea Belotti
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Non ho mai stravisto per lui, me decisamente nel Torino ha dimostrato di saper fare molti gol, al punto da diventare capitano della squadra e beniamino dei tifosi.

9) Walter Schachner
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In questo mio elenco compaiono solo 3 stranieri; Schachner era un fortissimo attaccante austriaco, veloce e abile sotto porta. Oggi, senza i baffi che lo contraddistinsero negli anni ’80, facciamo fatica a riconoscerlo.

8) Giuseppe Dossena
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Un vero leader, geometrico in campo, carattere forte, ottima tecnica.

7) Gianluigi Lentini
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Abilissimo nei dribbling e ottimo anche come realizzatore. Un grave incidente ne limita l’ascesa a diventare un giocatore fondamentale anche per la nazionale.

6) Kamil Glik
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Dalla Polonia con furore. Un difensore centrale fortissimo, che resta al Toro per 5 anni, diventandone anche capitano.

5) Roberto Cravero
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Un vero “cuore granata”, un difensore elegantissimo e precisissimo, che non ha avuto spazio in nazionale solo perché c’era Franco Baresi. Uno dei migliori “liberi” di sempre del calcio italiano.

4) Júnior
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Nasce terzino, diventa punto fermo della fortissima nazionale del Brasile, ma una volta in Italia si scopre che sa fare anche il regista arretrato in modo spettacolare.

3) Francesco Graziani
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Goleador di razza e personaggio dotato di una innata simpatia. Tecnicamente non il massimo, ma faceva talmente tanti gol che tutto gli veniva perdonato.

2) Claudio Sala
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Uno dei calciatori di maggiore classe che il calcio italiano abbia mai visto. Chiuso in nazionale da Bruno Conti, trova la sua consacrazione in maglia granata, rimanendo al Torino per ben 11 stagioni, diventando un indimenticabile leader dotato di un eccezionale carisma.

1) Paolo Pulici
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Stravedevo più per lui che per Graziani, perché secondo me era più forte. Segnava in ogni modo e da ogni angolazione, una forza fisica devastante, eccezionale in acrobazia. Non ha avuto nemmeno lui troppa fortuna in nazionale, ma i 15 anni al Torino (e ben 172 gol) lo rendono uno dei giocatori più mitici della storia del club.

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Aeroporti: Pago Pago International Airport (Samoa Americane)

Esistono aeroporti famosi per la loro modernità, altri per le piste spettacolari tra montagne e oceani.
Poi c’è il Pago Pago International Airport (PPG), nelle Samoa Americane, che sembra aver scelto una specializzazione tutta sua: sfidare la natura quasi ogni giorno.

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Situato a pochi metri sopra il livello del mare, questo piccolo aeroporto tropicale gode di una vista mozzafiato sull’oceano Pacifico. Tuttavia, la stessa vicinanza al mare che regala panorami da cartolina comporta anche qualche inconveniente. Ad esempio, quando arriva un ciclone, l’aeroporto scopre improvvisamente di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
I cicloni tropicali, infatti, visitano la zona con una certa regolarità: venti impetuosi, piogge torrenziali e mareggiate possono trasformare le normali operazioni aeroportuali in una complessa lotta contro gli elementi.
Per i piloti, atterrare a Pago Pago può diventare dunque un’esperienza memorabile. Non solo per il paesaggio spettacolare, ma anche perché il meteo locale ha spesso idee molto creative su cosa significhi una “giornata tranquilla”. Per i passeggeri, invece, un eventuale ritardo viene facilmente compensato dalla possibilità di ammirare uno degli angoli più suggestivi del Pacifico.

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La straordinaria bellezza di questo angolo di mondo. Peccato per i frequenti cicloni

Nonostante le sfide climatiche, il Pago Pago International Airport continua a svolgere un ruolo fondamentale per le Samoa Americane, collegando l’arcipelago al resto del mondo.
È la dimostrazione che, anche quando la natura sembra voler complicare le cose, la determinazione umana trova sempre il modo di far decollare un aereo.

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Certo, controllare le previsioni del tempo prima della partenza rimane una buona idea.

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Codice IATA aeroporto: PPG
Nome Aeroporto: Pago Pago International Airport
Passeggeri transitati: 113mila (dati 2014, non ho trovato dati più aggiornati)

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Matilde di Canossa e la birra trappista

I monaci “trappisti” sono religiosi benedettini appartenenti all’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza (OCSO).
Sebbene il loro nome ufficiale sia un altro, sono chiamati così dall’abbazia francese di Notre-Dame de la Trappe, in Normandia, dove nel XVII secolo ebbe inizio una riforma per riportare l’ordine a un’osservanza più rigorosa della Regola di San Benedetto.

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L’abbazia di Notre-Dame de la Trappe

Il loro stile di vita si basa sul celebre motto “Ora et labora” (“Prega e lavora”), vissuto però con una particolare austerità: silenzio, lavoro manuale, preghiera.
Uno dei prodotti più rilevanti dei monaci trappisti è la famosa “birra trappista”.

Una “birra trappista” non è uno “stile” di birra basato sul sapore, ma una denominazione di origine che certifica dove e da chi viene prodotta.
Per essere definita tale, deve essere prodotta dai monaci trappisti, o sotto il loro diretto controllo, rispettando 3 criteri rigidissimi:
Luogo: la birra deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista
Supervisione: la produzione deve avvenire sotto la diretta supervisione dei monaci
Finalità: i ricavi devono servire esclusivamente al sostentamento dei monaci e alla manutenzione del monastero. Eventuali eccedenze devono essere devolute in beneficenza

Ho parlato ieri di Matilde di Canossa.
Nel libro che ho letto viene raccontato un aneddoto che si collega ad una famosa birra trappista.

La leggenda narra che Matilde di Canossa, durante un soggiorno in Belgio, si fermò a pregare vicino a una fontana, ma immergendo le mani nell’acqua perse l’anello nuziale.
Disperata, invocò la Vergine Maria e subito una trota apparve sulla superficie dell’acqua con l’anello in bocca.
Meravigliata, Matilde definì il luogo Aurea Vallis o “Valle d’Oro”, nome poi trasformato poi in “Orval”.
La contessa, riconoscente, decise di erigere un monastero e ancora oggi la fontana porta il suo nome.

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L’antico monastero di Orval

Il birrificio d’Orval fu istituito nel 1931 per finanziare la ricostruzione dell’abbazia.
Il birrificio è gestito interamente dai monaci trappisti, e la loro birra è una delle dodici birre autorizzate a sfoggiare il logo di “Authentic trappist product”.
Nel logo della birra Orval troviamo proprio raffigurata una trota con un anello in bocca, a ricordo dell’avvenimento capitato a Matilde di Canossa, e al suo atto di riconoscenza che ha portato alla costruzione del primo monastero.

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Matilde di Canossa

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Mi hanno regalato (*) una copia di questo libro, scritto da Paolo Doglioni che è un dirigente e imprenditore bellunese ma anche un appassionato ricercatore storico e autore di diverse pubblicazioni legate a Belluno e ai suoi personaggi storici.
Doglioni ha dedicato un libro alla figura storica di Matilde di Canossa, donna in cui fede e spiritualità, unite ad una solida cultura, convivono con le sua capacità politiche e militari.

Matilde governò vasti territori tra Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana e fu grande sostenitrice del papato, schierandosi apertamente con il papa contro le ingerenze imperiali (culminate con gli antipapa) trovando in Enrico IV il suo più grande nemico ed oppositore.

Il libro è scritto come fosse un viaggio nel passato.
L’Autore usa una sorta di “macchina del tempo” e incontra Matilde di persona, e dalle loro chiacchierate nasce la scrittura di questo romanzo storico, ricco di aneddoti e curiosità.
Un piccolo difetto è forse quello di nominare tutti (ma proprio tutti) i personaggi storici incontrati da Matilde durante la sua vita: papi, figure religiose europee di ogni tipo, imperatori e numerosi personaggi politici (e non) che hanno incrociato la loro vita con la sua. Diventa a tratti complesso seguire le loro alleanze e le loro peripezie, anche se tutto sommato la lettura può filare liscia se ci si concentra solo su Matilde e non sui personaggi di contorno (a parte i più importanti: Papi e Imperatori).

Una lettura produttiva.

(*) non esattamente vero: la mia azienda ne aveva comperato numerose copie da dare in omaggio ad alcuni clienti “importanti” ed io ho chiesto che ne regalassero una anche a me, dato che ero interessato a leggere questo libro

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Compito di latino #36

Compito di latino

Marziale (poeta romano del I sec. D.C.).
Dai suoi “Epigrammi” tradurre il verso 46 del libro XI,
e successivamente darne una interpretazione.

Testo.
Iam nisi per somnum non arrigis et tibi, Mevi,
Incipit in medios meiere verpa pedes,
Truditur et digitis pannucea mentula lassis
Nec levat extinctum sollicitata caput.
Quid miseros frustra cunnos culosque lacessis?
Summa petas: illic mentula vivit anus.

Traduzione.
Ormai non hai alcuna erezione se non quando dormi, Mevio
e il tuo pisello piscia in mezzo ai tuoi piedi,
e moscio e rugoso lo devi infilare con le dita
e per quanto sollecitato non si alza più.
Perché tormenti inutilmente fiche e deretani?
Mira più in alto: lì il tuo vecchio pisello potrà ridestarsi.

Interpretazione.
Marziale fa capire con il solito garbo che un pisello vecchio può comunque farsi valere con il sesso orale.
“Summa petas”: Mira più in alto; si riferisce alla bocca.

[tutto vero]

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