Nella mia vita ho spesso trovato “conforto” nelle medicine.
Uso il termine “conforto” perché in effetti molto spesso non ho cercato un metodo di guarigione, quanto qualcosa che semplicemente mi facesse sentire al “sicuro”, anche solo avendolo a portata di mano.
Le prime esperienze con farmaci “importanti” le ho sperimentate alle medie (anni ’80).
Uno strano herpes alle labbra mi creava croste dolorose e sanguinanti, molto brutte anche da vedere. Aprivo la bocca con difficoltà e mi vergognavo.
Quanti specialisti incontrati, quante medicine provate, nessuna che mi donasse sollievo. Ricordo una pastiglia da tenere sotto la lingua finché non si scioglieva del tutto: era amara come il fiele, mi anestetizzava l’intero cavo orale. Nemmeno lei mi guarì, passò il tutto in modo improvviso dopo un anno, senza un motivo apparente. Nessuno ci capì mai nulla.
Quasi peggio andò con l’acne.
Laddove anche qualche mio amico o compagno di classe sperimentava i brufoli, la mia fu una esperienza traumatizzante: ne ero invaso, e non se ne andavano mai!
Ero disperato, anche perché verso i 16-17 anni ancora avevo il viso puntellato e le ragazze mi evitavano come fossi appestato.
I miei ricordi qui sono più nitidi.
Sperimentai decine di farmaci, e visto che non ne venivo fuori entrai anche a far parte di un team di ricerca per farmaci da lanciare sul mercato. Ero diventato un “tester” vivente.
Andavo ogni settimana in uno studio medico nel centro di Padova, davano a me ed a mia madre una dose di farmaco in tubetto grigio senza scritte di alcun tipo, e poi venivo monitorato.
Ebbene: nemmeno con questo studio riuscii a trovare una via di guarigione dell’acne.
Ne venni fuori quando, in una farmacia di provincia, un anziano farmacista di quelli con gli “alambicchi” mi preparò un liquido a base di “Clindamicina 3%”, da passarmi sul viso con un po’ di cotone 2 volte al giorno.
Guarii in 15 giorni.
Mai ringraziai abbastanza quel farmacista, e quel preparato di laboratorio che mi confezionava lui con le sue mani.
Poi venne il periodo (ancora non terminato) dei calcoli renali. A parte cure idropiniche di varia natura, ora porto sempre con me il “Toradol”, perché pochi si immaginano di quanto siano dolorosi i calcoli renali quando decidono di muoversi. A causa dei calcoli renali sono stato all’ospedale, credetemi, almeno 20 volte nella mia vita.
Un altro farmaco che porto sempre con me è il “Delorazepam”, le famose “Gocce EN”, contro gli stati d’ansia che ancora oggi mi assalgono di tanto in tanto. Poco da fare: l’ansia è mia compagna di viaggio da decenni, e non ha la minima voglia di lasciarmi in pace. Senza dubbio io non faccio abbastanza per respingerla, ma di certo non è una bella compagnia.
Altri farmaci che tengo sempre a portata di mano sono il “Moment” e il “Riopan”.
Il “Moment” mi serve contro il mal di testa, che si è palesato con frequenza negli ultimi anni. Certamente i pensieri personali, il sonno interrotto e la stessa ansia mi portano a riposare poco e male, e questo influisce non poco sulla qualità della mia vita e sulla comparsa del mio mal di testa.
Il “Riopan” invece lo uso contro il reflusso e la acidità di stomaco. Il più delle volte ne ho bisogno di notte, quando dopo essermi coricato il mio stomaco inizia a fermentare. Qualche volta anche di giorno, in compagnia con stati di agitazione di varia natura.
Per cui il mio matrimonio con i farmaci ha radici lontane, ma molto spesso – vedi “Toradol” e “Delorazepam” – a me basta sapere di avere i farmaci a portata di mano per sentirmi al sicuro, senza bisogno di assumerli. Un po’ come quando ero studente, mi preparavo i “foglietti” ma poi non li usavo mai: mi bastava sapere di averli in caso di estremo bisogno.





























