Qual è la tua vacanza preferita? Perché è la tua preferita?

Forse a molti potrà sembrare strano ma non sono un grande appassionato di viaggi anche se quei pochi che ho fatto e che mi hanno tenuto fuori casa per più di un giorno non mi sono dispiaciuti per niente.
Ma, in generale l’idea di dormire fuori casa non mi entusiasma granché, anzi mi mette sempre un po’ di ansia addosso. L’idea di non trovarmi nel mio ambiente, di non sapere cosa mi troverò, l’idea che possano sorgere degli inconvenienti o contrattempi non mi rende tranquillo. E in generale le vacanze – tranne quelle espressamente avventurose – dovrebbero servire proprio a questo, farti vivere un breve periodo in cui puoi rilassarti, giusto? Forse non è un caso che l’espressione più abusata per indicare le vacanze è: “staccare la spina”.
Anche l’idea del viaggio e di dover prendere, per causa di forza maggiore, i mezzi pubblici per raggiungere un luogo di villeggiatura mi rende un tantino inquieto.
E quindi? Che faccio? Divento uno stacanovista? Ma anche no, grazie!!!
La mia idea di vacanza è la gita fuori porta. Ricordo con particolare affetto i periodi di vacanza di quando ero studente: capitavano dei giorni in cui con gli amici del mio oratorio organizzavano momenti insieme uno dietro l’altro: un giorno si faceva un giro in centro, una sera si andava in oratorio a mangiare una pizza, un pomeriggio si andava a fare un bagno in piscina, una altro si saliva sulla Maddalena (la montagna dei bresciani), un altro ancora si andava al lago, una sera si andava a vedere un film al cinema.
Ecco, non so se sia per nostalgia o meno ma questa sarebbe la mia vacanza ideale: non tanto preparare i bagagli e partire per una località di villeggiatura, quanto più brevi momenti trascorsi insieme agli amici anche senza dover fare lunghi viaggi.
Devo però essere onesto: non so se sia l’età o che altro, ma faccio sempre più fatica a schiodarmi di casa e ora, anche quando mi vengono proposte questo genere di momenti conviviali devo forzarmi. Mentre quando ero adolescente accettavo subito con entusiasmo ora c’è una parte di me che preferirebbe starsene tranquillo a casa.
Senza farlo apposta mi sono reso conto che oggi sono trascorsi esattamente dodici anni da quando ho acquistato la sedia per ufficio che uso attualmente quando sono davanti al pc.
Ci sono alcune cose che nella vita cambiano, una di queste è la pennichella pomeridiana dopo pranzo. E’ una di quelle cose che da piccolo non ho mai sopportato: mi domandavo come riuscissero le persone a dormire a quell’ora del giorno quando io al contrario mi sentivo particolarmente attivo. Eppure c’erano!!!!
Con tempo il termine “handicappato” ha assunto connotati sempre più dispregiativi. Quando ci si rivolge ad una persona dandogli dell’handicappato lo si fa con lo scopo di offenderlo, per dirgli che è un incapace, un buono a nulla. Nel tempo per riferirsi a persone con disabilità si è cominciato ad usare altri termini che nel comune sentire non hanno connotati così denigratori: invalido, disabile, diversamente abile ma non handicappato.
Lavorando come centralinista e receptionist vedo transitare davanti alla mia postazione diverse persone e colleghi ma non sempre si fermano a parlare, se a questo ci aggiungiamo che vivo da solo le occasioni per fare due chiacchiere con qualcuno si riducono drasticamente.
Questa mattina mi sono svegliato piuttosto presto, ho aperto gli occhi e il tempo era pessimo: cielo cupo, pioggia e vento. Il tempo ideale per starsene al caldo sotto le coperte. Per mia fortuna oggi è sabato!!! Decido così di fare un pit stop al bagno per poi rientrare sotto le coperte e godermi un’altra ora di sonno prima di alzarmi.
Poi alle scuole medie si è passati allo zaino della zeven. Chissà se esiste ancora questa marca
Anche per questo reperto ho dovuto farmi aiutare dall’intelligenza artificiale per riuscire a ricreare un’immagine. Non sono mai stato una persona che seguiva le mode ma ricordo che al tempo tutti portavano questa marca di zaino.
Bene, veniamo al presente: questa è la mia borsa attuale: almeno per questa non mi sono dovuto rivolgere all’intelligenza artificiale, è stato sufficiente scattare una fotografia. No, qui dentro non ci vanno i libri e nemmeno il pc portatile. E allora cosa? Quella scatoletta di plastica azzurra dovrebbe darvi un suggerimento… Lì ci metto la forchetta. Nella sacca invece ci va la schiscetta. In molti prendono qualcosa da mangiare nella gastronomia all’interno del supermercato che abbiamo di fronte all’ufficio, io ho imparato a portarmi il pranzo da casa, mi preparo tutto durante il week end, lo metto in frigo e ogni giorno preparo la razione giornaliera.





