Durante l’estate, nelle ore più torride del giorno, le vie delle città si svuotano, deserti urbani silenziosi in attesa di un miracolo – un po’ di vento fresco o di pioggia rigenerante.
Anche d’inverno, quando il gelo è troppo intenso, le strade cittadine tendono a restare vuote; ma le cupe atmosfere della stagione più fredda dell’anno sono già, da sole, un invito a rientrare in casa. D’estate, invece, la sfolgorante luce del sole è un continuo, estenuante richiamo a uscire, a muoversi, ad abbandonare le mura domestiche o anche soltanto a lasciare le finestre di casa spalancate; ma le temperature crudeli ci costringono a chiudere le imposte e a restare fra quattro mura, in prigione, in attesa della sera.
L’estate, dunque, seduce e poi abbandona, promette ma non mantiene – incoerente, bugiarda e un po’ cialtrona. Le manca la severa onestà della stagione invernale, ostile ma chiara nelle sue intenzioni.
Soltanto qui l’estate non mente più e diventa una compagna sincera, devota, affettuosa:
Nella placida calma degli appennini, la stagione estiva è un gioiello prezioso, un incantesimo e un sogno che sembra non conoscere fine.
Il silenzio di luglio, nella quiete soleggiata di una domenica pomeriggio, non ha soltanto il sapore dell’attesa, della tregua prima della festa, ma è un invito a lasciare andare, a smorzare le ansie, a rimandare gli affanni. Non è, questo, il silenzio dell’autunno, con la sua presenza avvolgente e affettuosa; d’estate, a regnare è soltanto il vuoto dell’assenza, e il silenzio che l’accompagna non cela alcuna profondità.
Ma torneranno. Torneranno il tono sommesso e delicato dell’autunno, le nebbie evanescenti delle mattine di ottobre e il sole morbido a mezzogiorno, remissivo ma luminoso. Saranno lievi anche le passeggiate, insieme alle sfumature gentili dei ricordi.
E sì, diamo il benvenuto anche al mese di luglio. Il mese delle serate all’aperto e delle giornate torride che sembrano dilatarsi all’infinito; il mese della routine quotidiana trasformata in fastidio opprimente e del desiderio di evasione intenso, feroce, quasi sadico nella sua incrollabile persistenza.
È un mese adatto a persone molto giovani, a chi può attraversare le giornate con leggerezza e disinvoltura, dimenticando lo scorrere delle ore. Luglio richiede una certa sfrontatezza e un po’ di egoismo, l’idea che il mondo esista quasi soltanto per sé stessi e che niente potrà mai incrinare questa apparente perfezione.
Io, invece, che quella leggerezza non so neppure immaginarla, di luglio amo le notti come questa, le poche notti che sanno regalare un po’ di ristoro, con l’aria fresca e un maestoso silenzio a tenermi compagnia.
Come vivere al meglio questo mese lungo, luminoso e crudele? Con cene all’aperto, tante chiacchiere in giardino e passi più lenti. E poi vediamo cosa accadrà.
Alle 10 e 24 di questa mattina è arrivato: proprio lui, sì, il solstizio d’estate, il giorno in cui si raggiunge la distanza di tempo massima fra l’alba e il tramonto, con la notte più breve dell’anno.
La notte più breve dell’anno. La più fugace, la più rapida, colei che si dissolve in gran fretta per regalarci l’illusione di essere eterni. In parte mi esalta, mi affascina e mi riporta lontano, al periodo in cui l’estate era per me un amore appassionato, che niente e nessuno avrebbe potuto scalfire; ma l’idea del solstizio fa emergere anche il mio lato razionale e pratico, e mi induce a pensare che da domani le giornate cominceranno ad accorciarsi lentamente. Molto lentamente, a dire il vero, perché per ora non ce ne accorgeremo neppure. .
Come tutti i momenti di passaggio degni di questo nome, il solstizio è anche un giorno di ricordi, di memorie che ci aiutano a conferire un senso al presente e a rassicurarci. Nel mio caso, oggi desidero tornare indietro e ripubblicare un brevissimo post scritto nel 2011 nel giorno in cui iniziava l’estate astronomica. È un modo per non dimenticare com’ero e come interpretavo, quindici anni fa, questa giornata meravigliosa.
Solstizio d’estate
Sfrontati, orgogliosi, persino fatui nella loro sfacciata bellezza, i colori d’estate si esibiscono senza riserve. Nel giorno più lungo dell’anno ogni illusione è possibile; nel trionfo di luce che annuncia l’estate è lecito fingere che le ombre siano definitivamente scomparse.
Con l’inizio della stagione estiva tornano, come d’incanto, i ricordi legati a un tempo lontano. In particolare mi sorprendono e mi sconcertano le lunghissime, inarrestabili conversazioni che riempivano i miei pomeriggi d’estate nel magnifico e terribile periodo dell’adolescenza
Durante incontri e passeggiate con gli amici e le amiche, era un fitto cicaleccio continuo, un sottofondo rumoroso e irrequieto che sembrava non voler finire mai. Il silenzio non era contemplato: uscivamo insieme per chiacchierare, straparlare, abbandonarci a discorsi sensati e a scherzi, a ragionamenti articolati e a battute superficiali.
A distanza di tanti anni, e giunta a un momento della vita in cui il silenzio è diventato una benedizione, mi chiedo cosa sia rimasto, in me, di quelle innumerevoli chiacchierate, di quei discorsi i cui contenuti sono ormai fantasmi evanescenti. Ricordo qualcosa, è vero, ma si tratta soltanto di pochissimi frammenti, scoloriti dal trascorrere del tempo. E oggi mi domando, con fredda razionalità, a cosa siano servite tutte quelle conversazioni, che senso abbiano avuto, e mi chiedo perché, in un determinato momento dell’esistenza, si debba parlare così tanto per poi dimenticare quasi tutto. Era un’esplosione di vitalità incontenibile, che talvolta mi sembra assurda e che non ha quasi lasciato tracce.
O forse sì. Forse sopravvive in questa sensazione di struggente meraviglia che provo oggi guardando il limpido cielo estivo, mentre sogno di poter tornare, anche soltanto per un giorno, a sentirmi come allora.
Su di me l’estate ha già cominciato a svolgere la sua consueta, silenziosa opera di corruzione: penso spesso alle vacanze, alla leggerezza che permeava questa stagione durante la mia adolescenza e ai tempi in cui del caldo non m’importava nulla, perché lo tolleravo senza battere ciglio. E talvolta a quell’età lontana e luminosa vorrei tornare istantaneamente, per vivere l’estate con un’intensità che amaramente rimpiango.
Ma, non potendo tornare indietro neppure per un giorno, aderisco al presente e mi chiedo: quando sentiremo e leggeremo i meravigliosi, utilissimi consigli dispensati dai media per affrontare il caldo? Perché non è davvero estate finché su questo tema non siamo invasi dal fitto chiacchiericcio dei giornali e della televisione, che ogni anno ci regalano inestimabili perle di saggezza tipo: bere molta acqua, non uscire durante le ore più calde, vestirsi con abiti leggeri, fare docce rinfrescanti. Sia chiaro: sull’argomento esistono anche articoli e video utili e ben fatti, spesso opera di medici; ma purtroppo, tolti questi casi virtuosi, si assiste alla fiera dell’ovvio e dell’assurdo.
Non oso pensare, poi, alle tante trasmissioni televisive dedicate all’arte culinaria, trasmissioni che io non guardo mai, ma che probabilmente tutti gli anni, in questo periodo, offrono ricette adeguate al clima torrido, fra cui forse anche il famigerato melone con il prosciutto, che ogni estate, puntuale come le tasse, viene riesumato dall’oblio in cui era caduto e riproposto con encomiabile disinvoltura.
E allora sappiamo cosa accadrà. Mentre la televisione e i giornali, sinceramente in ansia per la nostra salute, fra poco ci doneranno consigli a profusione per combattere l’afa, su internet i siti dedicati alle previsioni meteo faranno tutto il possibile per terrorizzarci, secondo un trend che si è consolidato negli ultimi anni e che è funzionale ad acchiappare una marea di click. E così leggeremo titoli simpatici e rassicuranti come caldo infernale su tutta Italia!!! (con tre punti esclamativi, perché uno solo pare brutto), Caronte non ci darà tregua oppure raggiunti i 50 gradi nelle aree interne della Pianura Padana! E qui il desiderio di proferire immonde parolacce supererà ogni ritegno.
D’altro canto non è forse bella anche per questo, l’estate? Non è forse confortante sentirsi raccontare un giorno sì e l’altro pure che il caldo sarà tremendo, che Caronte non avrà nessuna pietà di noi, ma che indossando abiti di cotone, evitando di correre sull’asfalto alle ore 14 e mangiando la caprese lo tollereremo con fiero sprezzo del pericolo? L’estate è una stagione unica e inimitabile anche per questo, perché persone adulte e senzienti riescono a partorire tante amenità tutte insieme.
E allora in verità, in verità vi dico: che l’estate sia con noi.
La Repubblica italiana compie 80 anni e vale la pena ricordarlo. Vale anche la pena non dimenticare mai che merita di essere custodita e protetta ogni giorno.
All’inizio di ogni mese, porsi domande e coltivare aspettative è un fatto normale. Ci si chiede, sospesi fra timori, ansie nascoste e lieti auspici, come sarà il tempo che ci attende e quali sorprese avrà in serbo per noi – se le avrà, è chiaro. Quando il mese, poi, inaugura una nuova stagione, aspettative, domande, incertezze e speranze brillano di luci e colori intensi. E questo è il caso di giugno.
Se penso a giugno, la mia mente corre subito a immaginare grandi campi, ampie distese punteggiate da papaveri o ricoperte di grano. Sono il verde, il rosso e l’oro a dipingere il volto spensierato di questo mese dai tratti un po’ infantili, che d’improvviso ci ricorda chi eravamo quando il principio dell’estate ci regalava soltanto sogni, rendendoci sfrontati, presuntuosi, torrenti in piena pronti a rompere tutti gli argini.
Oggi, nel mio immaginario, giugno è il mese delle cene all’aperto, mentre il tramonto placa le resistenze del giorno, adagiandolo fra le braccia della sera.
Con l’arrivo del caldo, che ci piaccia o meno dobbiamo modificare molte abitudini. Fra queste spicca senz’altro la scelta del cibo per pranzi e cene, una scelta che comporta cambiamenti importanti rispetto alle stagioni fredde.
Il discorso appare un poco scivoloso, perché a proposito di questo tema entrano in gioco i gusti delle singole persone e su ciò non si discute. Io, ad esempio, preferisco le stagioni fredde anche sul fronte della buona tavola. Alcuni dei classici cibi estivi, consigliati per affrontare i perigli del caldo, non mi entusiasmano. Non amo molto il pesce, non riesco a mangiare la tanto decantata pasta fredda – prepararla e metterla in frigo è per me un’eresia – e non fremo di desiderio nei confronti dell’insalata di riso, che tende a deprimermi sebbene ne ignori le ragioni; inoltre non tollero l’odore dell’anguria, sopporto a stento il melone ed evito sempre la caprese, perché io e la mozzarella non andiamo d’accordo per motivi forse imperscrutabili. Purtroppo non impazzisco d’amore neppure per i gelati, anche se li mangio volentieri se ben fatti.
Da questa piccola lista, è facile comprendere che per me, d’estate, il rapporto con il cibo non è una passeggiata. Ma preferisco non indugiare oltre sulle mie preferenze in ambito gastronomico, soprattutto perché l’estate meteorologica comincia domani e quindi avrò davanti a me almeno tre lunghi mesi in cui dovrò adattarmi alla nuova situazione.