QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO: LA CACCIA, I BRAVI E I RICORDI DI SCUOLA

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WordPress mi propone la domanda: “Qual è il libro che hai riletto più volte in assoluto?”

Sicuramente è stato il romanzo de I Promessi Sposi. Ricordo ancora quando l’insegnante ci faceva leggere questo stupendo libro, ce lo spiegava e poi ci assegnava come compito per casa il riassunto di ciò che avevamo capito e di ciò che ricordavamo. Quando capitava di distrarsi, succedeva che, per fare un compito decente, era necessario rileggere alcuni passaggi e interpretarli come si poteva. La frase più nota, forse a livello internazionale, è quella che i bravi di Don Rodrigo rivolgono a Don Abbondio: “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai.” Io invece ne ricordo una che trovo altrettanto molto bella ed emozionante, che ricorda alcuni istanti di caccia:
 

Come un branco di segugi, dopo aver inseguita invano una lepre, tornano mortificati verso il padrone, co’ musi bassi, e con le code ciondoloni, così, in quella scompigliata notte, tornavano i bravi al palazzotto di don Rodrigo.

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, 1827

OPINIONI ELOGI E VITTIMISMO

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WordPress mi propone la domanda: “Quale blogger segui più volentieri?”

Il blog che seguo più volentieri è quello di cui apprezzo i contenuti, che presenta una piccola presentazione dell’autore e che ricambia i “segui” e i “mi piace”. Inoltre, se esprime un parere negativo, lo considero semplicemente un’opinione personale, visto che stiamo pur sempre parlando di un blog. Come dice il proverbio: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Anche se sono dell’opinione che raccontare in malo modo qualcosa risulti sgradevole e poco giustificabile. Poi ci sono quelle persone che ne traggono vantaggio: venendo a conoscenza di qualcosa che è stato scritto, si fanno prendere dal vittimismo. È un po’ come accade nel cartone animato di Cenerentola, quando il gatto graffia il cane e questo gli si rivolta contro; Cenerentola, vedendo solo gli ultimi istanti della scena, manda fuori il cane. Insomma, spesso funziona così: se si parla male, non viene accettato e diventa diffamazione, violazione della privacy, ingiuria e chi più ne ha ne metta; se si parla bene, invece, viene preso semplicemente come un elogio. A tal proposito mi viene in mente una frase del film Il Divo, la quale possiede un doppio senso. Il primo è che potrebbe indicare di fare finta di niente, e cioè di non parlare male di qualcuno che si è comportato male. L’altra interpretazione può intendere che, se non potete parlarne bene, parlatene di male: dite la verità. L’unico modo per comprendere il suo significato originale sembrerebbe quello di risalire all’occasione in cui è stata detta.

Se non potete parlare bene di una persona, non parlatene.”

Dal film di Paolo Sorrentino, Il Divo, 2008

FALSI MITI D’INFANZIA

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WordPress mi propone la domanda: “Qual è una cosa in cui credevi da bambino e che oggi ti sembra assurda?”

Da bambini era facile credere che i semi della frutta potessero germogliare nella pancia. Oggi questa credenza infantile, spesso raccontata da un adulto per scherzare con i più piccoli, si rivela una vera e propria frottola, totalmente priva di fondamento sia a livello biologico sia scientifico. In realtà, i semi vengono semplicemente digeriti o espulsi dal corpo umano, senza alcuna possibilità di svilupparsi perché:

1 Il seme che, casualmente, viene inghiottito, come tutto ciò che si inghiottisce, finisce nello stomaco e non nella pancia.

2 Una volta finito nello stomaco, gli acidi iniziano a trasformare il cibo in una massa liquida chiamata chimo.

3 I tempi di digestione risultano essere brevi; vengono espulsi dal corpo in circa 24-48 ore.

4 Gli acidi gastrici dello stomaco sono troppo corrosivi per permettere a un seme di resistere.

5 All’interno del nostro metabolismo c’è assenza di luce solare, elemento fondamentale invece per la fotosintesi clorofilliana delle piante e la loro crescita.

OLTRE LA COPERTINA DEL LIBRO

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WordPress mi propone la domanda: “Se potessi cambiare il finale di un libro, quale sceglieresti?”

Sinceramente non ho un libro al quale tengo particolarmente. Spesso, quando decido di leggerne uno, lo finisco e lo ripongo insieme a tutti gli altri, aggiungendo un volume in più da spolverare. Posso dire però che, quando leggo un’opera che mi appassiona e che ritengo scritta davvero bene, mi succede una cosa particolare: lette le ultime righe dell’ultima pagina, provo subito tristezza, come se mi fosse venuto a mancare qualcosa. Mi viene il desiderio di tornare ai giorni precedenti, quando ero ancora nel pieno della lettura; sono sensazioni che solo chi ha letto un buon libro può capire. In fondo è considerata una reazione del tutto naturale. Secondo letterari e psicologi, questa sensazione viene chiamata malinconia da fine libro, anche se in realtà non ha un termine ufficiale; viene definita, ad esempio, anche sindrome post-lettura. Ti ritrovi così a salutare un mondo fantastico, chiudendo una copertina che attende solo di essere riaperta per farti rivivere quel viaggio tra parole ed emozioni.

A tutti noi, almeno una volta nella carriera, viene la smania di sapere cosa c’è in questi libri, ci viene come una smania… Dai retta a me Montague, i libri non hanno niente da dire. Guarda, queste sono opere di fantasia, e parlano di gente che non è mai esistita. I pazzi che li leggono diventano insoddisfatti, cominciano a desiderare di vivere in modi diversi, il che non è mai possibile!”

Il Capitano dei pompieri, Fahrenheit 451 (Film), 1966

L’ORGOGLIO DI PARLARE ITALIANO

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WordPress mi propone la domanda: “Che lingue parli e in che modo hanno influenzato la tua vita?”

Parlo la madrelingua italiana e credo che sia ben noto; non ho bisogno di dimostrarlo con corsi che vanno dall’A1 al C2. Nonostante tutto, la nostra società ci penalizza pretendendo che si sappia l’inglese o, in alternativa, il francese o ancora lo spagnolo. A quanto pare l’italiano è una delle ultime lingue parlate e considerate. Prima di essere condizionato io, è condizionata questa società che scrive sui vocabolari d’italiano termini stranieri, come ad esempio Break anziché Pausa, oppure Display anziché Schermo; e quanti altri ce ne sono ancora. Eppure abbiamo a che fare con una bellissima lingua che ha un termine per ogni oggetto: gelato, cono, coppetta, bicchiere, bottiglia, piatto, sedia, tavolo, e così via dicendo. Una lingua antica, che nasce dal latino, diventa lingua volgare, ed ecco infine L’italiano, con i suoi capolavori letterari, parlato e scritto da poeti e scrittori; tra questi si annoverano, a titolo esemplificativo, Alessandro Manzoni e Giovanni Pascoli. Sta a noi resistere a questo cambiamento imposto, prima che la nostra lingua venga distrutta e dimenticata. Continuiamo pure a parlare italiano; se è da arretrati e da ignoranti; in tal caso, ben venga pure l’arretratezza e l’ignoranza.

Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani.”

Citazione tramandata nel tempo

DISPETTO O MENEFREGHISMO?

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Penso alla festa religiosa che si svolge alla stazione ferroviaria del paese. Ogni anno viene penalizzata in qualche modo: una volta perché non si è formato il comitato e la festa non viene fatta; un’altra volta perché, a fine mese, danno priorità ai saggi di palestra cambiandole data; un’altra ancora perché, essendo stata svolta alla fine del mese, si è ricombina con altri generi di eventi in centro. Eppure è una tradizione antica, e siamo nati tutti che già esisteva questa festa! È una vera e propria festa di paese: il palco, le luminarie le giostre, le bancarelle di vario genere (panini, noccioline, bigiotteria) e la chiesa dedicata al Santo aperta tutta la sera per chi volesse fare visita. Addirittura questa festa ha un evento storico alle spalle. Prima dell’Unità d’Italia, Ceprano, che era terra di confine con il Regno di Napoli, faceva parte dello Stato della Chiesa. Papa Pio IX, per inaugurare il tratto ferroviario Roma-Ceprano, arrivò alla stazione scortato dalle guardie papaline. Qui il Papa volle ergere una chiesetta dedicata al Sacro Cuore di Gesù, che nei secoli futuri venne sconsacrata per motivi di sicurezza. In quanto, essendo passata la linea ferroviaria dell’alta velocità, la struttura rimaneva troppo vicina ai binari e, in alternativa, ne fu costruita un’altra nelle adiacenze, più bella e più grande. Le tradizioni andrebbero sempre rispettate, perché sono belle e trasmettono valori alle future generazioni.

VIAGGIO NOSTALGICO NEL CAPOLAVORO DI SPIELBERG

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WordPress mi propone la domanda: “Qual è un libro, un film o una serie TV che vorresti poter rivivere come se fosse la prima volta?”

Se si pensa al primo film di Jurassic Park del 1993, si può solo ricordare o immaginare l’adrenalina di un bambino che guarda un film di avventura, che gli piace e non ha mai visto prima. La pioggia incessante non tarda a isolare i visitatori del parco nel buio della notte: il Tirannosauro Rex, scappa dal suo recinto elettrificato perché va via la corrente e la recensione diventa vulnerabile. La forza del T-rex spezza le corde d’acciaio come se fossero corde di violino. Una colonna sonora che evocava un entrata trionfale nel paesaggio, ora cede il ritmo a una musica da thriller che annuncia la fine di un parco sicuro e l’arrivo di una selvaggia giungla preistorica. La fine di un desiderio voluto da un nonno simpatico, tranquillo, con la barba bianca e milionario, che ha dato origine al suo sogno su una lontana e disabitata isola. Il suo solo scopo era, dare forma ad un attrazione turistica i cui protagonisti non erano né i giocolieri, né gli animali della savana, bensì gli estinti dinosauri, schiusi con cura dai laboratori.

Chissà quanti ricordano che, dopo la messa in onda del film in televisione, iniziarono a circolare nelle auto i deodoranti a forma di logo di Jurassic Park appesi allo specchietto retrovisore.

ACCONTENTARSI PER ESSERE FELICI

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WordPress mi propone la domanda: “Qual è un luogo comune sulla felicità che secondo te è sbagliato?”

Secondo la credenza comune ciò che dovrebbe attribuire automaticamente felicità, sono i soldi, ma in realtà è un attribuzione in parte sbagliata, perché la felicità, come tutte le altre emozioni, è soggettiva. Un soggetto può essere contento avendo tanti soldi perché è uno spendaccione e, con il denaro, soddisfa tutte le sue fantasie, dalle più piccole alle più grandi; un altro soggetto, invece, può essere felice perché la sua squadra del cuore ha giocato e ha vinto la partita. Dal mio punto di vista, non esiste un oggetto, come ad esempio una bacchetta magica, che possa renderci tutti felici allo stesso tempo. Più che altro, mi preoccuperei della durata della felicità. Una volta provata, infatti, secondo l’adattamento edonistico, l’essere umano tende ad abituarsi velocemente ai cambiamenti positivi. Per esempio, una vincita al lotto porta a un picco di euforia dovuto sia alla vincita in sé sia alla somma di denaro; tuttavia, questa euforia svanirà nel tempo, riportando il vincitore al livello di felicità precedente, chiamato dalla psicologia set point. La versione giusta è che bisogna accontentarsi di quello che si ha, apprezzandolo ogni giorno.

Chi si accontenta gode.”

Proverbio

IL CORAGGIO DI NON SMETTERE DI SOGNARE

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Una volta sapendo che avesse il libro di Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, chiesi a un mio parente se potevo leggerlo e lui senza esitare più di tanto, mi disse che potevo, lo prese e me lo poggiò d’avanti, accennandomi alcune avventure che mi fecero sorridere, e mi ricordò che essendo Alonso Chisciano di nobili origini, ovvero un Hidalgo, si proclamò Cavaliere (errante), poiché i nobili di un tempo, comandando loro facevano come volevano, e devo dire che non aveva tutti i torti, anche se in questo caso Don Chisciotte si montò la testa avendo letto moltissimi romanzi cavallereschi. Così aprii il libro e iniziai a leggere, ammetto che non completai il libro, ma rimasi incantato dal racconto di Miguel de Cervantes, un libro che a mio avviso anche se è un racconto di fantasia, merita almeno una volta di essere letto e infine conservato. Un libro che insegna, che nonostante le difficoltà che si posso incontrare, se si vuole, non bisogna mai smettere di sognare ad occhi aperti. Anche Don Chisciotte incontrando due greggi di pecore, li scambiò per due eserciti e li caricò, venendo poco dopo malmenato dai pastori, nonostante tutto, continuò le sue avventure insieme al suo compagno di viaggio, il suo scudiero Sancho Panza.

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