Articolismi


ImageDi seguito un post che avrei voluto pubblicare anni addietro ma che è rimasto inbozzolato nel mio blog. Ora rieccedendo nuovamente a questi lidi voglio pubblicarlo definitivamente e riadattarlo in quanto riguarda i miei periodi di quarantena alle prese con il magico mondo del web. Un web che ad oggi è forse scomparso definitivamente soppiantato dalle varie App per cellulare che ormai appestano la nostra vita.

Il periodo di quarantena obbligato nelle quattro mura di casa non fa che riportarmi alla mente il momento in cui fui costretto a casa per un bel lungo periodo causa mancanza di lavoro stabile. Ora, siccome io a casa divento febbrile e insofferente bastò poco per trovare qualche attività alternativa da svolgere, che trovai dietro soffiata di un mio amico il quale mi iniziò al magico mondo degli articolisti.

Ovviamente a me parve subito una cosa assolutamente disperata, e forse fu per quello che mi ci buttai subito anima e corpo. In pratica si trattava di scrivere articoli su vari blog più o meno di settore e di venir pagato a cottimo. In pratica più scrivevi più guadagnavi. C’era un prezzo fisso ad articolo a seconda del blog in questione, più il sito viaggiava bene meglio un articolo veniva pagato.

All’epoca se eri veloce e ti davi da fare potevi raggiungere una cifra onesta giusto per arrotondare e per far fronte a qualche spesa. Ad oggi non so come viaggi il settore ma credo che il boom sia molto calato con il tempo. Comunque una volta mi ritrovai coinvolto su un blog che il mio capo voleva lanciare presentandomelo come qualcosa di assolutamente originale e non convenzionale scegliendo me come redattore per portare avanti il progetto. Ricordiamoci che al tempo non era ancora esplosa la mania delle recensioni sul web, degli youtubers e dei like ad ogni costo.

Insomma si trattava di recensire prodotti di vario genere tipo merendine confezionate, snack, biscotti, prodotti dell’industria dolciaria e quant’altro. Mi ci buttai a capofitto, per quanto ne potessi capire, era un gran giro di business per come la vedevo io. In realtà guadagnavo qualche spicciolo per condurre un’esistenza pressoché vicina all’indigenza.

Per quanto riguarda i contenuti mi affidavo serenamente alla mia esperienza maturata in anni come consumatore di snack, cioccolati, prodotti fritti e altre cose malsane perlopiù ingollati di gran fretta al lavoro tra una pausa e un’altra. Il problema fu che per la mole di prodotti da recensire non sarebbero bastati due fegati sani. Il ché, detto per inciso, non è che io sia mai stato un salutista conclamato ma non volevo nemmeno rischiare la vita.

Ulteriore problema fu, a un certo momento, la mancanza di aggettivi elogiativi o descrittivi che potevo inserire nei miei post senza cadere nello stucchevole e nel ripetitivo. Insomma, a una barretta al cioccolato cosa puoi valutare ? Forse la morbidezza. Oltre dire che erano buone e dolci non trovavo altro. Ero davanti a un muro di inevitabile dolcezza zuccherina che non potevo esprimere in modo originale o corretto.

Grazie a Dio il progetto si interruppe bruscamente per motivi a me sconosciuti dopo circa un mesetto di pubblicazioni. Ma le mie avventure come articolista a cottimo non si esaurirono qui e forse appena ne avrò tempo mi ripropongo di riportarle.

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Passeggio #4


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Una foto a caso in un giorno a caso. E ché caso! Non è che sia granchè. C’è pure una gran calura con una media di 36 gradi all’ombra. Ecco perché non si vede anima viva. Credo siano tutti da Tezenis in fondo, a salvarsi dalla canicola. Quando fa caldo vanno tutti a condizionarsi dalle grandi marche. Fresco gratis per tutti.

Incipit videoludens – Dodicesimo movimento – La tragedia!


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Il Tommaso di cui sotto si rese una volta protagonista di un episodio alquanto splatter che rimase indelebile nella mia memoria per gli anni a venire, quasi a monito al non andare al di la dei propri limiti fisici. Limiti fisici spesso evidenti di Tommaso che, da buon intellettuale qual’era, non mancava di esibire. Ma in questo caso si andava oltre. Sta di fatto che un giorno nel goffo tentativo di semi-scavalcare la rete di recinzione che separava le due proprietà per passare qualcosa a un altro ragazzino rimase infilzato da un’estremità acuminata della rete stessa.

Probabilmente mentre cercava di salire un piede fece cilecca e rimase infilzato nello spazio tra il mento e l’inizio del collo. Io che in quei momenti ero in casa sentì un gran grido di terrore venire dal giardino, mi affacciai dal portone di casa e vidi la scena raccapricciante. Tutti gridavano, il mio cuginetto e un’altro bambino nonché Tommaso tra il penzolante e il saltellante che cercava di liberarsi. Quasi istantaneamente giunse il padre a larghi balzi allarmato dalle urla.

Ci volle non poco per liberarlo da li ma ricordo che il padre lanciò nella nostra direzione uno sguardo carico d’odio come a sottintendere che era in parte colpa nostra dell’accaduto. Uno sguardo che non dimenticai per parecchio tempo e che mi insegnò che spesso si vieni incolpati ingiustamente solo per trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Da quell’episodio le nostre frequentazioni si diradarono sempre più. Forse il padre non era contento di far uscire il suo figliolo con una schiatta furibonda come noialtri ma non avemmo nemmeno l’occasione di spiegargli che poi noi non si era così male.

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