Cos’altro posso dire di te, donna di Dio
piccoli fianchi colore del viburno?
Io ti venivo dietro che andavi per cortili
la maglia sulla testa a cacciare via le vespe.
I piedi senza tema di spine; ed ero un bimbo
che vede dietro i vetri un balocco
un dolce, un cane; e tende dolcemente
la mano per toccare, conoscerne la fonte.
La gioia pura d’essere al mondo. Dimmi cosa
cos’altro posso dire di te? Son solo un uomo
una piccola pagliuzza nel forno della trebbia.
Ho ben vissuto a lungo di gioie e di dolori
che adesso le mie ossa son alberi infiacchiti.
Così, sdraiato al prato alle porte della casa
guardo l’immensità delle stelle più lontane
la loro luminosa poesia dei giorni tristi.
Le immagino dei pani di burro, e di assaggiarle.