Dice che…

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(L’ultima lettera della Duse a Gabriele)

Dice che amare troppo non va bene.

Ma che è amare troppo?

Amare è amare.

Se no, non è

(by poetella)

arieccolo…

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e buon pomeriggio a tutti!

Ma no, vedi, non…

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(foto di poetella)

Ma no, vedi, non sono distratta.

Semplicemente non sono. Non succede anche a te?

No. Beh, a me sì.

Non sono. O meglio sono, ma non qui. E come potrei dirti dove sono se non lo so neanche io. Come potrei seguire i tuoi discorsi da questo posto che non so dove sia, che non so come sia. Questo posto di cui l’unica cosa che so è che non è qui.

Ma ti dico che non è un fatto di distrazione. Io non sono mai distratta. Magari lo fossi, magari potessi scollegarmi da tutte queste beghe, e il male di qui, e il male di là, e che ti pare che sia questa macchiolina nera? e mi controlli cosa ho qua dietro ché io non ci vedo?

Tutte queste fissazioni, tutte queste paure. Io ha paura di una sola cosa.

E non riguarda me.

No, non la dico.

Anche perché non sto qui.

No, te l’ho detto, non lo so dove, ma sicuramente non qui.

(by poetella)

mi commuove sempre…

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pensare che qualcuno abbia dedicato una canzone a Van Gogh…

che poi… è così dolce!

buon ascolto e buon pomeriggio..

che poi…

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che poi… mi ricorda giorni meravigliosi.

Che mai dimenticherò.

qui il testo, stupendo.

A Cesare

 “Tu sei il mio migliore amico

il più alto guru

e il mio signore sovrano

(Rito Nuziale Indù: Recitativo della sposa)

Un capocannoniere non è abbastanza

per me.

Ci vuole il tuo cuore tempestato

il tuo cuore di marinaio

scapestrato,

e la tua radio ricevente

che mi porta per i mari del mondo

fino alla Cina fino a tutto

l’oriente che lo sai, è il mio punto

d’appoggio principale.

Io non so districarmi fra quel tuo essere

Bussola e Uragano

e dal mio silenzio ti chiamo

a salvarmi col tuo magnetismo terrestre

a salvarmi a legarmi

quando il fondale mostra

i turchesi e mi chiama.

Tu allora vieni indicando

una scia di delfini

mi metti in mano il pane

che getterò sull’acqua

issi la randa e il fiocco

e inseguiamo la gioia

con un sole alle spalle

e un sole avanti

che ancora non vediamo.

Mariangela Gualtieri

SENZA POLVERE SENZA PESO

Einaudi – 2006

Buon ascolto da poetella

per il tardo pomeriggio…

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che ci stanno sempre bene, no?

In fondo era passato…

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(foto di poetella)

In fondo era passato ancora troppo poco tempo

perché evaporasse tutto l’aceto

e lo zucchero

che poi lo zucchero non può mica evaporare,

semmai sublima

sublimi erano ancora troppi ricordi, dai,

ci vuole tempo

tempo perché l’attesa si congeli

o si sciolga, uguale in fondo, insomma svanisca

la si pianti una buona volta di stare a cercare di farla rivivere

mai visto un morto rivivere

pare ce ne siano stati, un tempo, ma io non ne ho visti.

Dunque ci vorrà ancora molto tempo

perché tutto ritorni al suo posto

ammesso ci sia un posto

ammesso si possa ritornare.

In fondo era passato ancora troppo poco tempo

-dai,  solo cinque anni!-

Ma comunque, per adesso non era aria.

(by poetella)

ciao Peppino…

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Va bene. Potrei simulare…

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(ok, dal web ma… mi ricorda tanto qualcuno…)

Va bene. Potrei simulare una salute perfetta.

Tipo atleta olimpico. Visto che sani? Che forti? Che belli?

Potrei non dare retta alla schiena, nemmeno alle mani, via. Potrei ignorare quel doloretto al fianco (figurati, c’è da tanto! ormai sarei morta!)

Potrei anche fingere di vederci benissimo. Da vicino, da lontano. Occhio d’aquila. Un bel nome indiano.

Quelli delle belle nei film Western. O erano i belli?

Bah, comunque.

E’ un po’ che non vedo belli. O belle. Da vicino, intendo.

Questo non riesco proprio a ignorarlo.

La Bellezza mi manca.

I fiori? Sì, vabbè, i fiori. ma che c’entra?

(by poetella)

sempre roba vecchia, ma…

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Dice, mi voglio fare un giardino zen…

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(ecco. Lo voleva fare proprio lì. Poi l’ha fatto!)

Dice, mi voglio fare un giardino zen.

Dice, Sai, quei giardini…lo sai com’è?

Che c’è quel pietrisco bianco, mica proprio un pietrisco. Che ci puoi scrivere sopra. Sai? dice, dietro quella pianta di fico selvatico. Quella che non ha mai fatto un cavolo di frutto. Poverina. Mica colpa sua. Lì, insomma, in quel rattangolino d’ombra. Accanto alla legnaia, a nord.

Piccolo, sa! Hai presente? Che non mi ci cresce niente, lì.

Mica lo so come mai, dice. Mica lo so. C’ho piantato un sacco di cose. Diverse. Niente. Non mi piglia niente, lì.

Allora, dice, ci volevo fare un giardinetto zen.

Che tu vai lì e mediti. E magari scrivi qualcosa sul pietrisco. Che mica è proprio pietrisco.

Me l’ha detto Gustavo, come chi è? dice, il giardiniere, no?

Ma lo sai? vuole 1700 euro. Ché quel pietrisco è polvere di marmo. Apposta costa così.

Mettici del brecciolino, dico io.

No, dice lei. Sul brecciolino mica ci puoi scrivere.

Con la polvere di marmo bianca, bianchissima, vedessi! Co’ quella sì.

E ti siedi lì, una panchettina piccola, solo a un posto. Magari una piantina in vaso, non so di che,  ti siedi lì, e mediti. E se vuoi fai i disegnini sul pietrisco.

E poi li cancelli.

E l’ansia va via. Dice.

E fatti ‘sto giardinetto zen, allora. Magari con la sabbia di fiume, dico io.

No, dice lei. La sabbia di fiume mica è bianca.

È importante il colore, dice lei.

Tante cose sono importanti per riconquistare la calma, no? Dice.

Ci vuole il bianco. Fare largo. Spazio. Scriverci su. E cancellare.

Ma, dico io, non te lo puoi fare in testa il giardinetto zen?

Ti fermi, ti fai il bianco dentro, scrivi e poi cancelli.

E tutto va ok. no? No?

(by poetella)

TRACY CHAPMAN: THE PROMISE…

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Opium…

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(foto di poetella)

So che non posso mancarti
in quel letto che non esiste più
in quella casa abbandonata che non è più tua.

Anche se magari per un ricamo della luce

o un leggero profumo di Opium

– succede che l’aria porti strani bagagli


ti  scoppierà nella memoria
quello che ti lasciavo addosso
quando me ne andavo via

ricominciando ad aspettarti.


(by poetella)

un po’ di Battisti… d’epoca?

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Quando successe non…

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(foto di poetella)

Quando successe non sapevo proprio

come quando cadono le prime grosse gocce di temporale

e non sai che spazzeranno via foglie e foglie

e rami e carte e cartoni per strada, persino alberi

e tetti e panni stesi ingenuamente

e tende da sole imprudentemente lasciate giù

ecco, quando successe non sapevo proprio

non immaginavo

proprio non ci avrei creduto mai

che quella sarebbe stata la prima volta

la prima vera volta

che mi sarei perdutamente eternamente irrimediabilmente

innamorata.

All’inizio non si sa quasi mai.

Altrimenti…

E adesso dimentichiamo

(by poetella)

sempre lui…

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Sto facendo confusione tra i giorni…

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(foto di poetella)

Sto facendo confusione tra i giorni.
Non stacco foglietti da un po’.
Il tempo pare
imbalsamato. Una mummia anch’io
e la fascia è solo un po’ scesa.
Ma è ancora la fasciatura originale, che pretendi?
Uno sfilacciamento in cima. Appena qualche lentezza.
Ci permette d’evitare gonfiori noiosi.
Com’è la tua fascia attorno al cuore?
Tieni lenta anche quella?

Batte libero? S’espande? Dimmi.

(ma quando mai!)

Non m’arriva niente delle sue pulsazioni.
Niente di te. Sulle mattonelle gialle di cucina
tutto pare scivolare.
Che giorno è oggi? E magari piovesse.

Passeggiate in corridoio. Ondulando.
I ricordi non bastano a dare stabilità.
Ci vorrebbe un supporto nuovo
davanti, l’orizzonte esteso.

Il condizionatore fornisce frescura ad accettabile costo.

Tuttavia, dico, basterà?

(by poetella)

e continuiamo con…

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la splendida colonna sonora di un gran bel film di Stanley Kubrick’: Barry Lyndon.

aria d’Irlanda…(o pagina di diario)

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Tanti, tantissimi anni fa, più di trenta, forse quaranta, forse di più, non so, in una notte di Natale freddissima, quando ancora avevo un altro rapporto con la religione e la fede, andai ad assistere, come consuetudine, alla messa di Natale a San Teodoro al Palatino, la minuscola chiesa barocca allora di culto cattolico (ora ortodosso) con come parroco un uomo straordinario, che poi celebrò il mio matrimonio e battezzò mio figlio, Monsignor Mario Canciani.

Questo prete era davvero eccezionale. E per la notte di Natale aveva l’abitudine di radunare i fedeli, dopo la messa, nel cortiletto ovale davanti la chiesa, attorno a un gran pentolone nel quale bolliva vino rosso, che poi lui distribuiva, tra chiacchiere e amenità, a tutti.

Era davvero una bella cosa. E in una di queste messe un bambino aveva suonato col flauto questo brano. Che io ho cercato per anni, senza riuscire mai a trovarlo né a sapere cosa fosse… fino a pochi giorni fa.

Eccolo.  Immaginate la suggestione. In una chiesina gioiello, con un prete fantastico, e fuori la notte stellata e gelata.

musica!

Franz Schubert: Adattamento cinematografico del trio per pianoforte in mi bemolle op. 100 (secondo movimento)

Ma sì, lo so, a una certa età certe cose si sanno!

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(foto di poetella)

Ma sì, lo so, a una certa età certe cose si sanno!

lo so bene che la pioggia, quella che picchia forte sul tavolino del balcone (che non piace proprio a tutti, ma a me sì), lo so bene che invece la pioggia che picchia come fosse tutta una maestranza al lavoro sulle volte di una cattedrale, e tic e tac e tic tic tic e tac e toc e tic e toc

lo so che la pioggia che tira già la tenda grigia che si porta via la città, quasi tutta quella che prima se ne stava lì, laboriosa, affaccendata e sfaccendata come una grande, maestosa, unica, straordinaria città che Roma sa essere,  vista dal settimo piano

ma sì, lo so, a una certa età certe cose si sanno!

Lo so  bene che la pioggia, quella che ti fa pensare che tutto potrebbe forse tornare pulito, originale, senza stratificazioni di sbagli su sbagli, pronto a ripartire, luccicante, profumato di pioggia, che quel profumo piace a tutti, che da piccola dicevo  a nonno Profumi di pioggia! ed era vero, io ce lo sentivo quel profumo, ma magari era il dopobarba, ma io adesso, quando sento profumo di pioggia penso sempre a nonno mio, che era alto alto, che il militare l’aveva fatto nei Corazzieri, (mica facile uno alto uno e novanta, nel primo ‘900!), ma ora che c’entra nonno, dicevo

dicevo, appunto che sì, lo so, a una certa età certe cose si sanno!

Lo so bene che la pioggia, quella che pensi Meno male che sto a casa e me la gusto col naso al vetro e, guarda gli alberi! Guarda le righine fitte fitte d’argento, guarda i gerani come protestano e la ringhiera del balcone che sembra uno xilofono! E  guarda che fulmine, e senti il tuono e di nuovo il fulmine e io che sto qui, al coperto, finalmente al coperto, almeno una volta al coperto, senza prima linea, senza dover attaccare, difendersi, e farsi fare prigioniera, al coperto a guardare la battaglia che infuria e io, neutrale, che ho vinto in partenza e quindi, certo, certo che lo so

ma sì, lo so, a una certa età certe cose si sanno!

Lo so bene che la pioggia, la pioggia piace quasi a tutti. Ma a me, mi sa

un pochettino di più. Forse. O forse no

(by poetella)

Vabbeh… versione femminile

Anche se non adatta a Mina…

ma a me sì

Che dici, basterà…

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(dal web)

Che dici, basterà la semplicità di una porta chiusa

a lasciar fuori tutto il fumo nero

tutto quello che era in alto e sarebbe potuto (da un momento all’altro)

cadere giù? e infatti

Basterà la luna che cresce e quando si stanca cala

a insegnarci il gioco dell’eterno ritorno?

O dell’eterno mai più?

lo so. Ci vorrà maestria. E fare a meno di altri maestri.

(by poetella)

musica bella…

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e buon ascolto da poetella

un haiku? (che se poi piovesse…)

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(una delle mie foto preferite)

Tintinnio di pioggia
passacaglia di gioia.

Il cuore danza.





(by poetella)

Simon & Garfunkel – The Boxer

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Che uso posso fare di questo…

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(foto di poetella)

Che uso posso fare di questo strato sottile di dolore

mi domandavo oggi

dove si sdraiano tutte le cose del giorno

ci sarà pure un modo di utilizzarlo

prenderlo su e farlo fruttare

metterlo da qualche parte e godere degli interessi

poi è scoppiato un gran temporale.

Un angelo che consola.

In un certo senso infatti m’ha fatto felice.

Stavo al riparo

piuttosto comoda

potevo godermi il canto dell’acqua

spegnere i condizionatori.

Che non è poca cosa.

(by poetella)

… una bella canzoncina ci vuole ogni tanto!

Senti?

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(foto di poetella)

Senti? Come un tremolio nell’aria,

una nebbiolina d’attesa. Un fruscio. Siamo al bivio tra cielo e terra. Riconosci l’insegna luminosa? Attenzione, guarda bene. Si stanno per spalancare oceani di papaveri rossi rossi, vallate d’acqua tiepida, cieli a rovescio d’inchiostro turchese. Non c’è da stupirsi. Comanda Venere. Fa tutto lei.

Stiamo per fiorire.

(by poetella)

oggi una grande felicità!

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mio figlio è stato confermato con contratto a tempo indeterminato in Corte d’Appello di Roma!

Questa è una cosa meravigliosa!

esultate con me!

Un bacio felice da Poetella!

Ovvio…

Ovvio, la misura della perdita è incommensurabile.

Resteranno scie, tracce, echi.

Inutile sperare nell arrivo di Magi colmi di doni.

Niente riempirà il cratere se non un immenso vuoto pesante.

Inutile lasciare una lampada alla finestra.

Nè si può confidare nella stella.

Di quì non passano re, nè angeli.

Solo un via vai di gente senza volto.

(by poetella)

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