Era il 17 agosto 1975.
Lei si chiamava Jole Ruzzini, era sportiva, di una spensieratezza contagiosa, brava a scuola, con i capelli neri e sciolti, aveva quindici anni.
Lui si chiamava Ettore Angioy, aveva diciott’anni anni, era un ragazzo atletico e innamorato, con le gambe da terzino e la testa di un fantasista d’altri tempi.
Si sono conosciuti al gruppo scout SS4 lei frequentava il liceo scientifico, lui l’ultimo anno dei geometri, disegnatore di talento, la passione per i fumetti di Tex.
Era stato un piccolo colpo di fulmine.
Racconta Primo Ruzzini, fratello di Jole, di Ettore: «Giocavamo insieme a calcio, eravamo amici. Ero contento che stesse con Jole, erano una bella coppia. Era un idealista, con un grande senso della giustizia».
Per questo secondo me non poteva accettare di perdere mia sorella».
Stavano insieme già da un anno e, a fine luglio, erano partiti con le loro squadre di giovani esploratori per il campo-raduno di Monte Pisanu, vicino a Bono, in vista del meeting nazionale a La Mandria di Torino. Jole è stanca, ha una brutta cera, il colorito giallognolo, il medico consiglia il ricovero agli Infettivi di Piazza Fiume. Il responso non lascia scampo: «Leucemia».
In quegli anni non esisteva un trapianto di midollo, e il “cancro del sangue” equivaleva a una sentenza.
«I miei genitori sapevano tutto – dice Primo – ma a me ed Ettore avevano detto che si trattava di epatite». Così entrambi partono per Torino, mentre Jole resta ricoverata e si appassisce pian piano. «Quando siamo ritornati a Sassari, lei stava ancora benino. Agli infettivi non erano concesse visite, e con Ettore ci facevamo trovare sotto una finestra dell’ospedale subito dopo pranzo. Lei si affacciava, io la salutavo, mi facevo da parte, e loro parlavano di nascosto». Poi la malattia scollina e inizia la discesa.
La finestra da quell’istante rimane chiusa, Jole è sempre più debole.
“Solo allora, io ed Ettore abbiamo sentito pronunciare la parola leucemia“.
E il sangue di un diciottenne innamorato si gela d’un colpo, è scolvolto: “Se muore, io la seguirò nella tomba”.
Jole ha sempre gli occhi chiusi, dorme, la leucemia se la porta via in un paio di giorni.
È il 17 agosto Ettore torna a casa, indossa una giacca elegante, i pantaloni bianchi, nella tasca infila una lettera di addio. Passa al bar, infila una moneta nel Jukebox, ascolta per l’ultima volta la loro canzone e si incammina verso il ponte di Rosello. “Se muore non voglio più vivere”.
Scavalca la balaustra, chiude gli occhi, e si lascia andare.
A quei tempi i funerali dei suidici venivano celebrati sottovoce, di nascosto, perchè congedarsi così era peccato mortale. Invece se molti ricordano la storia di Ettore e Jole è grazie alla sensibilità del Monsignor Masia che “accettò la loro scelta d’amore e decise di celebrarla”.
Il 19 agosto gli scout caricano in spalla la bara di Ettore. Il corteo allunga il percorso e va a casa di Jole; dal portone esce la bara di Jole ed insieme, come farebbe uno sposo che va a prendere la sposa, si dirigono verso la chiesa di San Giuseppe, fianco a fianco.
E questo, nell’agosto del 1975, è stato un refolo di amore e di rivoluzione.
Storia su FB da Isola di Sardegna
Vi ricordate la canzone “Preghiera” del gruppo I cugini di campagna? Era stata scritta per loro. In Sardegna proprio in quel periodo e venuti a conoscenza di questa storia ne restarono così coinvolti che scrissero questa bella canzone, dedicandogliela.
La mamma di Jole venuta a conoscenza di questo gesto li volle ringraziare con una lettera:
“” Gentilissimo complesso,
sono la mamma di Jole, la ragazza morta a Sassari il 17 Agosto affetta da leucemia, e nella stessa sera Ettore si buttò dal ponte per amore di mia figlia.
Molti ragazzi dei boy-scout mi dicono che voi avete scritto e musicato la canzone Preghiera dedicata ai nostri ragazzi, mi complimento con voi, è molto bella, è come mia figlia era. Ed Ettore ha veramente implorato il Signore, ciò che voi con le vostre parole e musica dite. Ve ne sono molto grata di quanto avete scritto e continuate a dire verso i nostri angeli, che sicuramente dall’alto per il breve cammino secondo quanto ha scritto sulla nostra esistenza terrena il buon Dio.
Vorrei da voi una conferma, cercate di capire due mamme.
Vorrei dilungarmi tanto, dandovi tante benedizioni, ma credetemi la commozione mi ha vinta.
L’angelo di Jole e di Ettore vi protegga per tutta la vita.
Vi abbraccio tutti con tanto tanto amore come se voi foste i mei ragazzi”.