Animali della Terra di Mezzo
Nelle opere fantasy di J. R. R. Tolkien ambientate nella Terra di Mezzo, la natura e gli animali non costituiscono un semplice sfondo narrativo, ma assumono spesso un ruolo rilevante nello sviluppo degli eventi e nella caratterizzazione del mondo immaginario. Di seguito sono elencati e descritti gli animali, reali e immaginari, presenti nelle opere di Tolkien sulla Terra di Mezzo.
Aquile
[modifica | modifica wikitesto]Natura e origini
[modifica | modifica wikitesto]Nel capitolo II Di Aulë e di Yavanna del Silmarillion[1] viene raccontato che le aquile nacquero dal pensiero congiunto di Manwë (Re dei Valar) e Yavanna (Regina della Terra e dei suoi frutti):
Le aquile erano uccelli senzienti, capaci di parlare e di capire i linguaggi, che fungevano da messaggeri di Manwë: infatti il Re dei Valar le aveva inviate sulla Terra di Mezzo per dargli notizia di ciò che accadeva e per offrire aiuto a tutti coloro che lo invocavano[1.1], tra cui Uomini, Elfi e Maghi.
Le Aquile della Prima Era
[modifica | modifica wikitesto]Le aquile della Prima Era sono creature di dimensioni immense, la cui apertura alare misura trenta braccia.[1.2] Sono capeggiate da Thorondor, «Re delle aquile», e hanno il compito di sorvegliare i regni elfici e combattere le forze di Morgoth, Primo Signore Oscuro.[1.2]
Nelle vicende narrate nel Silmarillion, le aquile non hanno solamente un ruolo di semplici spettatrici, ma intervengono attivamente per salvare i popoli da Morgoth. Il Re delle Aquile Thorondor entra in azione per la prima volta nel capitolo Del ritorno dei Noldor portando in salvo Fingon e Maedhros (quest'ultimo appeso per un polso a una roccia), dal Thangorodrim, dove erano rimasti bloccati dopo il salvataggio compiuto da Fingon.[1.3]
In un altro episodio, nel capitolo Della rovina del Beleriand e della morte di Fingolfin, Thorondor difende il corpo senza vita di Fingolfin, Re dei Noldor, dal massacro di Morgoth, scagliandosi contro il Signore Oscuro.[1.4]
Infine, in un passaggio del capitolo XXIII Di Tuor e della caduta di Gondolin, si narra di come le Aquile si avventarono sugli Orchi per proteggere i profughi di Gondolin, e come Thorondor recuperò dall’abisso l'Elfo Glorfindel, così che i profughi potessero offrirgli una degna sepoltura.[1.5]
La partecipazione delle Aquile culmina nella battaglia finale della Prima Era nel capitolo XXIV Del viaggio di Eärendil e della guerra dell'Ira, dove, accanto a Eärendil e all’armata dei Valar, sconfiggono i draghi, permettendo la definitiva caduta di Morgoth.[1.6]
Dopo la sconfitta di Morgoth e la fine della Prima Era, i discendenti di Thorondor rimarranno nella Terra di Mezzo, continuando a vigilare sui confini del mondo nelle ere successive.
Le aquile nei racconti della Terza Era
[modifica | modifica wikitesto]Nei fatti della Terza Era, le aquile discendenti di Thorondor sono capeggiate da Gwaihir, il «Signore dei Venti». Le Aquile della Terza Era mantengono la natura di creature senzienti e in grado di parlare e, come le loro antenate, intervengono attivamente come alleate degli Elfi e dello stregone Gandalf.[2]
La prima apparizione delle aquile avviene nel capitolo VI Dalla padella alla brace de Lo Hobbit, quando Gandalf, Bilbo e i nani si trovano intrappolati sugli alberi in fiamme, circondati da Orchi e Warg. In questo passo, le Aquile afferrano con i loro artigli i protagonisti riuscendo così a portarli in salvo.[3]
Un intervento analogo è descritto anche alla fine del capitolo XVII e nel capitolo XVIII , durante la Battaglia dei Cinque Eserciti, scoppiata dopo la morte del drago Smaug tra i nani e l’alleanza tra gli Uomini del Lago e gli Elfi Silvani .[4] L’intervento delle Grandi Aquile è presentato con un’esclamazione di grande sollievo e felicità da parte di Bilbo:
Una dinamica simile si trova anche nel Capitolo II del Libro secondo de Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, nello specifico nel racconto di Gandalf durante il consiglio di Elrond. Infatti lo stregone racconta di come, mentre era prigioniero di Saruman a Isengard, venne portato in salvo da Gwaihir, definito da Gandalf «la più veloce delle Grandi Aquile».[2.1]
Come evidenziato dalla saggistica critica di Sebastiano Tassinari inserita nel libro Gli animali della Terra di Mezzo, l'apparizione delle Aquile nei momenti più disperati della narrazione non è un semplice espediente di trama, ma rappresenta l'incarnazione della struttura "eucatastrofica" teorizzata da Tolkien. Con il termine "eucatastrofe", l'autore indica un improvviso e miracoloso capovolgimento della situazione quando tutto sembra perduto, un evento che ribalta il destino catastrofico e restituisce la speranza, simboleggiando la grazia e la provvidenza nel mondo secondario tolkieniano.[5.1]
Ispirazione letteraria medievale e classica delle aquile in Tolkien
[modifica | modifica wikitesto]Le fonti di ispirazione per le aquile in Tolkien sono essenzialmente due: La casa della fama di Chaucer e il Bestiario medio inglese.[5]
Secondo l'analisi di Tassinari, dall'universo di Chaucer Tolkien riprende l'immaginario delle aquile legate all'oro, al sole e alla luce. Per Chaucer, l'aquila de La casa della fama è accostata all'oro poiché rappresenta l'aquila di Giove; allo stesso modo, le creature di Tolkien riflettono la luce solare in virtù del loro legame con Manwë, Re di Arda.[5.2]
La seconda fonte primaria è il Bestiario medio inglese, nel quale l'aquila viene descritta come un animale capace di fissare direttamente il sole.[5.3] Questo dettaglio si ritrova nel capitolo VI de Lo Hobbit, in cui si specifica che il Signore delle Aquile delle Montagne Nebbiose «aveva occhi che potevano guardare il sole senza problemi».[3.1]
Buoi di Araw
[modifica | modifica wikitesto]I buoi di Araw sono dei grandi buoi bianchi che vivono vicino al mare di Rhûn. Essi sono così chiamati dagli uomini di Gondor, che li associano al Vala Oromë, chiamato da loro anche "Araw".[6] Vorondil creò un corno usando una delle corna di un bue di Araw; il "Corno di Gondor" divenne poi un cimelio di famiglia dei Sovrintendenti di Gondor.[7] Ne Il Signore degli Anelli il Corno viene consegnato a Boromir e si rompe al momento della sua morte.[8]
Cavalli
[modifica | modifica wikitesto]
Sono numerosi i cavalli, i destrieri e i pony presenti nel legendarium tolkieniano. Molti di essi sono dei comuni cavalli, allevati principalmente dai Rohirrim, mentre altri hanno delle facoltà o capacità fisiche superiori, che variano anche in funzione del loro padrone; esempi di questi li si ritrova nei destrieri elfici e in quelli dei Nazgûl (cavalli reali, ma nati e cresciuti a Mordor al servizio dell'Oscuro Signore, così da essere assuefatti alla crudeltà e in grado di sopportare la presenza dei Cavalieri Neri).[9]
Qui segue una lista dei cavalli e destrieri presenti in Arda. Tolkien idea molti personaggi fra queste nobili creature, alcune anche bizzarre, le quali sono onnipresenti nelle vicende degli eroi.
I migliori destrieri della Terra di Mezzo appartengono alla razza dei Mearas. Sono cavalli dotati di una grande intelligenza, una velocità superiore a quella di qualunque altro cavallo della Terra di Mezzo, ed una maggiore longevità. Si dice che vennero portati nella Terra di Mezzo da Béma (chiamato dagli Eldar Oromë).[10]
Tra i Mearas più importanti si ricordano Felaròf, il primo della stirpe;[10] e Ombromanto, il "principe dei cavalli".[11]
Uno di essi fu catturato da Léod, signore degli Éothéod (nome attribuito alla popolazione che in seguito prese possesso del Mark di Rohan); Léod tentò di domarlo e cavalcarlo, ma morì provandoci, poiché il cavallo, una volta montato lo trascinò via, facendogli urtare il cranio su d'una pietra e provocandone la morte. Eorl, figlio di Léod, volle vendetta e per molto inseguì l'animale, ma quando ebbe la possibilità di ucciderlo, non lo fece, chiese però che il debito del cavallo per la scomparsa del padre, venisse saldato con la sua sottomissione a vita. L'animale, comprendente il linguaggio degli uomini, accettò, così Eorl poté cavalcarlo, dandogli il nome di Felaròf. La stirpe di Felaròf venne chiamata Mearas, e questa servì solo ed esclusivamente la famiglia dei Re del Mark,[10] eccezion fatta per Ombromanto che si fece cavalcare da Gandalf.[12]
L'ultimo dei Mearas ad essere citato ne Il Signore degli Anelli è Nevecrino, cavallo di re Théoden, il quale con esso e per esso muore, nella Battaglia dei Campi del Pelennor.[13]
La parola mearas, il cui singolare mearh non viene mai adoperato nelle opere di Tolkien, proviene dalla lingua Anglo-Sassone e significa cavalli[14].
Asfaloth
[modifica | modifica wikitesto]Frodo è stato ferito dal Re Stregone a Colle Vento, ma Gran Burrone è troppo distante per essere raggiunta a piedi in tempo per salvare lo Hobbit, ed inoltre i Nazgûl lo cercano incessantemente. In aiuto della piccola compagnia giunge l'elfo Glorfindel (sostituito da Arwen nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson), con il suo destriero elfico, Asfaloth. Glorfindel fa montare Frodo da solo sul suo cavallo, il quale lo conduce in una drammatica fuga attraverso le selve sino al Guado del Bruinen, superando in rapidità persino i destrieri dei Nazgûl.[15]
Brego
[modifica | modifica wikitesto]Brego è il cavallo bruno di Aragorn che compare esclusivamente nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson. Nella pellicola, l'animale apparteneva originariamente a Théodred, figlio di re Théoden morto in battaglia; Aragorn lo incontra nelle stalle di Edoras, imbizzarrito per il trauma, e lo placa parlandogli lingua elfica. Aragorn decide di liberarlo, ma il destriero gli rimarrà fedele per tutta la trilogia: lo salverà seguendo il fiume dopo la sua caduta nel dirupo durante l'attacco dei Mannari di Isengard, e insieme a lui combatterà nella battaglia del Fosso di Helm, dei Campi del Pelennor e ai Cancelli del Morannon. Il nome Brego è un omaggio al secondo storico Re di Rohan, successore di Eorl il Giovane.[16]
I pony di Beorn
[modifica | modifica wikitesto]Allorché Bilbo Baggins, Gandalf e i tredici Nani dovettero dipartirsi dalle terre di Beorn, lo strano uomo affidò loro alcuni pony che potessero aiutarli durante il tragitto. Tuttavia, i viaggiatori, non appena fossero giunti ai confini del Bosco Atro, avrebbero dovuto rimandarglieli poiché Beorn teneva molto alle sue bestie. I Nani inizialmente non volevano accondiscendere, ma Gandalf li convinse che era più saggio non inimicarsi Beorn.[17]
Bill il pony
[modifica | modifica wikitesto]Durante la sosta degli Hobbit e di Granpasso a Brea, i Nazgûl penetrano nella locanda spaventando tutte le bestie presenti, compresi i pony di Merry, che fuggono per le vie della città. Il giorno dopo, per poter ripartire, i viaggiatori sono costretti ad acquistare una bestia da soma su cui caricare i propri fardelli; ad offrirgliene uno è Billy Felci, un uomo losco al servizio di Saruman, come si scoprirà in seguito. Il pony che vende loro per un prezzo decisamente elevato, battezzato Bill da Sam, è una bestia malandata e denutrita.[18] Tuttavia sotto le amorevoli cure di Samvise Gamgee il pony si riprende straordinariamente, accompagnando la Compagnia dell'Anello sino alle Miniere di Moria, dove a malincuore viene liberato e fugge spaventato dall'Osservatore nell'acqua.[19] Dimostrando una grandissima intelligenza, Bill riesce a percorrere a ritroso i sentieri selvaggi e a fare ritorno a Brea, alla locanda del Puledro Impennato, dove Sam lo reincontrerà al termine delle sue avventure.[20]
Il destriero della Bocca di Sauron
[modifica | modifica wikitesto]Questo cavallo compare solo nel capitolo de Il ritorno del re "Il Cancello Nero si apre". A quanto risulta dalla descrizione dello scrittore, questo destriero cavalcato dalla Bocca di Sauron era enorme ed orribile, tanto da non assomigliare nemmeno ad un cavallo; il suo muso era più simile ad un teschio, e dagli occhi e dalle narici brillava un fuoco rossastro.[21]
Felaróf
[modifica | modifica wikitesto]Felaróf è il nome che Eorl diede al cavallo che uccise suo padre. Difatti quando Léod, signore degli Éothéod, tentò di domare questo fiero animale, la bestia s'imbizzarrì e lo trascinò via, facendogli battere la testa su uno sperone roccioso e provocandone la morte. Eorl inseguì a lungo l'animale per vendicarsi, ma quando lo raggiunse non lo uccise, ma pretese che il cavallo saldasse il suo debito cedendogli la propria libertà. L'animale, che comprendeva il linguaggio degli uomini, accettò e si sottomise: Eorl lo battezzò Felaróf e da allora la sua stirpe, i Mearas, appartenne esclusivamente ai Re di Rohan non accettando altri padroni, con l'unica eccezione di Ombromanto.[10]
Grassotto Bozzolo
[modifica | modifica wikitesto]Grassotto Bozzolo (chiamato Fatty Lumpkin nell'originale inglese e rinominato Ciccio Bozzolo nella traduzione di Ottavio Fatica) è un pony appartenente a Tom Bombadil. Questi lo cura con immenso affetto; a quanto traspare dalla narrazione è una bestia saggia e intelligente.[22] Il pony esercita una forte attrazione sui suoi simili: quando i pony di Merry fuggono spaventati da Brea nella notte, corrono per molte miglia attraverso la terra selvaggia proprio per tornare da lui, spinti dal legame che avevano stretto con l'animale durante la loro precedente sosta nella casa di Tom Bombadil.[18]
Hasufel e Arod
[modifica | modifica wikitesto]Dopo il massacro degli Orchi innanzi alla Foresta di Fangorn, Aragorn, Legolas l'Elfo e Gimli il Nano s'imbatterono nei cavalieri di Rohan condotti da Éomer. Dopo una lunga discussione basata su vari argomenti, il Terzo Maresciallo del Riddermark comprese che i tre viandanti non erano nemici e, per raggiungere la reggia di Edoras dopo aver sbrigato i propri affari, prestò loro due cavalli.[23] Questi (orfani dei loro padroni, morti durante lo scontro con gli Orchi) si chiamavano Hasufel e Arod, e accompagnarono i tre amici per lungo tempo (almeno nel caso di Arod, sin oltre i Sentieri dei Morti).[24]
I pony di Merry Brandibuck
[modifica | modifica wikitesto]Merry conduce al di fuori della Contea cinque pony, che accompagnano i quattro Hobbit (Frodo, Sam, Pipino e Merry) nel loro viaggio iniziale.[25] Durante la sosta nella dimora di Tom Bomadil, lo strano personaggio affibbia loro nomi singolari: Orecchie-aguzze, Saggio-naso, Coda-fischio, Zotico e Calze-bianche.[26] Gli animali accompagnano gli Hobbit sino a Brea, dove fuggono nella notte terrorizzati dall'irruzione dei Nazgûl nella locanda. In seguito, grazie al loro istino, i pony ritornano da Tom Bombadil nella Vecchia Foresta; l'oste di Brea, Omorzo Cactaceo, riesce successivamente a recuperarli e a risarcire Merry, che ne era il legittimo padrone.[18]
Nahar
[modifica | modifica wikitesto]Nahar è il destriero del Vala Oromë. Gli Eldar dicevano che il suo nome derivava dal suono del suo nitrito.[27] Il cavallo era «bianco al sole e splendente d'argento la notte».[28] In sella a Nahar, Oromë vagava spesso per la Terra di Mezzo alla caccia di Melkor e dei suoi servi; per questo motivo quest'ultimo, per sviare gli Elfi appena destati presso le acque di Cuiviénen, inviò i propri servitori in forma di cavalieri affinché compissero atti malvagi contro di loro. In questo modo, molti Eldar si sarebbero spaventati alla vista di Oromë sul suo destriero, scambiandolo per una minaccia.[29]
I destrieri dei Nazgûl
[modifica | modifica wikitesto]Per spostarsi al meglio nella Terra di Mezzo, i Nazgûl avevano bisogno di cavalli di eccezionale potenza e rapidità. Questi destrieri neri venivano rubati a Rohan durante le scorribande degli Orchi di Sauron[23] e successivamente allevati e addestrati a Mordor. Attraverso crudeli privazioni e sortilegi, i cavalli venivano resi immuni al terrore che i loro padroni incutevano naturalmente a tutte le creature viventi, tanto da diventare gli unici animali in grado di tollerare la presenza ravvicinata degli Spettri dell'Anello e di obbedire ai loro comandi.[9]
Nevecrino
[modifica | modifica wikitesto]Nevecrino (Snowmane) è il destriero appartenuto a Re Théoden di Rohan. Animale nobile e fiero dal manto bianco, era celebre per la sua velocità, superiore a quella dei normali cavalli dei Rohirrim, e per il suo coraggio in battaglia. Durante la Battaglia dei Campi del Pelennor, tuttavia, il destriero venne colto da un improvviso terrore e trafitto a morte quando il Re Stregone di Angmar piombò sul campo di battaglia in sella alla sua creatura alata. Cadendo agonizzante, Nevecrino travolse e schiacciò il suo stesso padrone, ferendolo a morte; prima di spirare, il cavallo riuscì a rotolare lontano dal corpo del Re, liberandolo. Fu sepolto sul campo di battaglia con una tomba recante un'iscrizione in suo onore.[30]
Ombromanto
[modifica | modifica wikitesto]
Ombromanto (in originale Shadowfax; Mantombroso nella traduzione di Ottavio Fatica del 2019) è un cavallo di Arda, appartenente alla stirpe dei Mearas, i leggendari destrieri dei Signori di Rohan[10] ed è descritto come il più rapido tra tutti i cavalli del re.[12]
Origini e natura
[modifica | modifica wikitesto]Secondo le leggende dei Rohirrim, la stirpe dei Mearas fu portata nella Terra di Mezzo direttamente da Valinor dal Vala Oromë (chiamato Béma dagli uomini del Mark); il capostipite della razza a essere domato dall'uomo fu Félaróf, il cavallo di Eorl il Giovane, del quale viene specificato che conosceva il linguaggio degli uomini.[10] Come tutti i membri della sua specie, Ombromanto è uno stallone dal mantello argenteo,[12] anch'esso capace di comprendere la lingua umana.[23] Mostra inoltre un'assoluta assenza di paura in battaglia, dimostrandosi l'unico destriero in grado di resistere immobile di fronte al terrore del Re Stregone di Angmar.[31]
Il legame con Gandalf e la Guerra dell'Anello
[modifica | modifica wikitesto]Nessun uomo poteva costringere Ombromanto all'obbedienza: il destriero non tollerava né sella né briglie e accettò di farsi cavalcare solo da Gandalf, per sua spontanea scelta, il quale lo guidò sempre a pelo.[32] Inizialmente chiesto in prestito dallo stregone dopo la sua fuga da Orthanc,[12] il cavallo fu successivamente donato a Gandalf, seppur a malincuore, da re Théoden.[33] Durante gli eventi della Guerra dell'Anello, oltre a Gandalf, Ombromanto accettò di portare in groppa anche lo hobbit Peregrino Tuc durante la corsa verso Minas Tirith[32] e, per un brevissimo periodo, il nano Gimli.[11]
Il destino finale
[modifica | modifica wikitesto]Il destino finale del destriero viene solo accennato nel testo de Il Signore degli Anelli: nell'ultimo capitolo del romanzo, Gandalf viene descritto sulla banchina dei Porti Grigi accanto a un «grande cavallo grigio» pronto a salpare.[34] Il passaggio definitivo di Ombromanto verso l'Ovest, oltre il Mare insieme al suo cavaliere, è stato tuttavia confermato dallo stesso Tolkien nel suo epistolario, dove l'autore afferma che lo stregone, tornando a Valinor, avrebbe certamente portato con sé l'animale che amava, data anche l'origine ultraterrena della stirpe dei Mearas.[35]
Roheryn
[modifica | modifica wikitesto]Roheryn è il possente destriero del Nord che i Dunedain conducono dalla loro terra d'origine affinché Aragorn lo cavalchi attraverso i Sentieri dei Morti e Gondor. È un cavallo straordinariamente coraggioso, come i suoi simili, ma a differenza degli altri destrieri della Grigia Compagnia, Roheryn è l'unico che non teme di addentrarsi nei cunicoli del Dimholt.[24]
Rochallor
[modifica | modifica wikitesto]Rochallor è il grande cavallo di Fingolfin, con cui egli si recò al duello contro l'Oscuro Signore Morgoth, sulla soglia di Angband.[36] Animale coraggioso e forte, rimase accanto al suo padrone fino alla fine, quando il re elfico fu ucciso nello scontro. Fu assalito dai mannari di Angband, ma riuscì a fuggire grazie alla sua incredibile velocità e tornò nell'Hithlum; lì, stremato dalla fatica e dal dolore, spirò.[37]
Stybba
[modifica | modifica wikitesto]Stybba è il pony di Rohan che trasporta Merry lungo i suoi spostamenti nelle terre della Marca. Dopo essere diventato lo scudiero di re Théoden, lo Hobbit riceve in uso il piccolo animale per poter viaggiare al seguito del sovrano, poiché non avrebbe potuto tenere il passo dei grandi destrieri dei Rohirrim.[24] Tuttavia, a causa della sua bassa statura e della sua andatura ridotta, Stybba viene lasciato a Dunclivo quando l'esercito parte per la battaglia dei Campi del Pelennor.[38]
Windfola
[modifica | modifica wikitesto]Windfola è il grande destriero grigio di Dernhelm (sotto le cui spoglie si cela in realtà la dama Éowyn). Prima della partenza dei Rohirrim da Dunclivo per accorrere in aiuto di Gondor, Re Théoden proibisce al suo scudiero Meriadoc Brandibuck di seguire l'esercito, poiché la marcia richiede la massima velocità e nessun cavaliere può farsi carico del peso di uno Hobbit. Merry viene tuttavia preso in groppa segretamente da Dernhelm, che lo trasporta verso la battaglia dei Campi del Pelennor proprio in sella a Windfola.[38]
Zoccofuoco
[modifica | modifica wikitesto]Zoccofuoco (Firefoot) è il destriero di Éomer, Terzo Maresciallo della Marca. In sella a questo cavallo, Éomer e Gimli il Nano viaggiano da Edoras sino al Fosso di Helm.[33]
Crebain
[modifica | modifica wikitesto]I crebain (al singolare craban) sono una particolare razza di corvi che abitano la regione del Dunland durante la Terza Era. Vengono utilizzati come servitori e spie, in particolare dallo stregone Saruman il bianco. Durante la guerra dell'Anello, Saruman invia un intero stormo di crebain a perlustrare le Terre Selvagge alla ricerca della Compagnia e del portatore dell'Unico Anello.[39]
Draghi
[modifica | modifica wikitesto]I draghi fecero la loro comparsa durante la Prima Era per volere di Melkor (Morgoth), intenzionato a spezzare l'assedio dei Noldor attorno alla fortezza di Angband. Nel capitolo 13 del Silmarillion viene narrato che, dopo cento anni di assedio, dalle porte di Angband uscì di notte Glaurung, il primo dei draghi del Nord (noto come il "Padre dei Draghi"), costringendo gli Elfi alla fuga e contaminando i campi di Ard-galen.[1.7]
Classificazione e tipologie dei draghi
[modifica | modifica wikitesto]All'interno delle opere di Tolkien, la stirpe dei draghi presenta diverse varianti fisiche e abilità offensive. I primi esemplari comparsi nella Prima Era, come Glaurung, erano privi di ali e si muovevano strisciando sul terreno; la variante dei draghi alati comparve solo alla fine della Prima Era, come ultima risorsa contro l'armata dei Valar durante la Guerra dell'Ira, scatenata da Morgoth. Tra questi, il più grande e terribile fu Ancalagon detto "il Nero", alla guida dei draghi alati.[1.8]
Dal punto di vista offensivo, le storie distinguono gli Urulóki (i draghi infuocati del Nord capaci di sputare fiamme),[1.9] dai cosiddetti "draghi freddi", una variante priva del soffio infuocato che nella Terza Era infestò le Montagne Grigie, entrando in conflitto con i Nani e cacciandoli dalle loro dimore.[40]
Caratteristiche: l'intelligenza e lo "sguardo"
[modifica | modifica wikitesto]I draghi di Tolkien non agiscono come semplici bestie feroci; sono creature dotate di un'intelligenza straordinaria, di una spiccata vanità e della capacità di parlare i linguaggi di Elfi e Uomini. Dimostrano inoltre una particolare attrazione per gli enigmi e i discorsi ambigui. La loro arma più insidiosa, oltre alle fiamme, è il loro sguardo ipnotico. Tramite il contatto visivo, i draghi sono in grado di manipolare la mente delle vittime, paralizzarne la volontà e instillare falsi ricordi o percezioni distorte della realtà.[41][42]
Nelle vicende del Silmarillion, questa dinamica psicologica è centrale nel capitolo XXI Di Túrin Turambar, dove Glaurung utilizza il proprio sguardo per ammaliare Túrin e, successivamente, per cancellare la memoria di sua sorella Nienor, conducendoli alla tragedia.[41]
Una dinamica analoga si ritrova nel capitolo XII Notizie dall'interno de Lo Hobbit, durante il celebre confronto verbale tra Bilbo Baggins e il drago Smaug all'interno della Montagna Solitaria. Nello scambio di battute, Bilbo deve ricorrere a metafore e indovinelli per evitare che lo sguardo e le parole fascinatorie del drago sottomettano la sua mente.[42]
Ispirazione letteraria dei draghi
[modifica | modifica wikitesto]Come evidenziato dal contributo critico di Roberto Arduini nel volume Gli animali nella Terra di Mezzo, la figura del drago in Tolkien non rappresenta un semplice mostro folcloristico, ma incarna precisi archetipi letterari medievali, primo fra tutti quello del drago Fáfnir della Volsunga Saga e del mostro del poema anglosassone Beowulf.[43]
Oltre a essere un avversario formidabile, il drago tolkieniano è caratterizzato da intelligenza, dall'uso del linguaggio e da una propria condotta etica, sebbene distorta. Queste creature, inoltre, posseggono una caratteristica inconfondibile: l’avidità. Tolkien analizza l'avidità legata ai draghi nella poesia ''The Hoard'' (inclusa nella raccolta ''Le avventure di Tom Bombadil''), in cui viene approfondito il concetto della corruzione morale generata dal tesoro, una tematica evidenziata anche dal saggista Tom Shippey.[43]
Kirinki
[modifica | modifica wikitesto]I kirinki sono una delle molte specie di uccelli che vivevano a Númenor e che erano sconosciute nel resto della Terra di Mezzo. I kirinki erano degli uccellini molto piccoli, con un piumaggio scarlatto e un verso quasi impercettibile all'orecchio umano.[44]
Olifanti
[modifica | modifica wikitesto]
Gli olifanti o mûmakil (al singolare mûmak) sono degli enormi pachidermi originari delle terre dell'Harad. Gli Haradrim li utilizzano in battaglia, sormontati da torrette belliche e da soldati che combattono dal dorso dell'animale. Per via della loro dimensione, vengono usati per condurre cariche devastanti difficilmente arrestabili. Ricordano gli elefanti nell'aspetto, ma di dimensioni nettamente superiori; sono dotati di grandi orecchie, zampe enormi e zanne[45][46]
Il termine inglese oliphant deriva dal francese antico olifant, la cui origine potrebbe legarsi all'antico inglese olfend ("elefante") o all'antico alto tedesco olbenta ("cammello"). Storicamente, le varianti oliphant, olifant e olifaunt erano termini arcaici usati per indicare sia l'elefante sia il corno d'avorio (come il celebre "olifante" suonato da Orlando nella Chanson de Roland).[47] Nel capitolo III libro IV del Signore degli Anelli, Sam recita una breve poesia sugli olifanti che è anche inclusa ne Le avventure di Tom Bombadil.[48]
Nel film Il ritorno del re partecipano invece alla Battaglia dei Campi del Pelennor. Sono guidati dagli Haradrim, o Sudroni, e combattono dunque nelle file di Mordor. Il loro arrivo in battaglia crea lo scompiglio fra le file degli eserciti di Rohan e Gondor, e nei campi del Pelennor gli olifanti spazzano via con le zanne, schiacciano con le zampe e infilzano i combattenti più vicini a loro.
Bestie alate
[modifica | modifica wikitesto]
Con bestie alate ci si riferisce alle cavalcature alate dei Nazgûl. Il nome non è stato coniato da Tolkien, il quale nei suoi scritti si riferisce a loro con vari epiteti come "creature infernali" (o crudeli, dall'inglese fell beasts), "uccelli dei Nazgûl", "Ali nere" o "falchi dell'inferno".[49] Durante la battaglia dei Campi del Pelennor la bestia appartenente al Re Stregone di Angmar atterra davanti a Théoden, che si trovava schiacciato dal suo cavallo Nevecrino, e viene così descritta:[30]
Ragni giganti
[modifica | modifica wikitesto]I ragni giganti non vengono descritti come semplici animali privi di intelletto, ma come creature dotate di una propria malizia, nate da una stirpe millenaria legata fin dalle origini alle forze dell'oscurità e in grado di parlare un proprio linguaggio.[50]
Come evidenziato nel saggio Aragne e il mito di Aracne di Cecilia Barella, queste creature sono caratterizzate da una totale indifferenza per le dinamiche di potere della Terra di Mezzo, come le guerre per gli Anelli o il dominio dei territori; la loro unica e costante motivazione è una brama insaziabile di nutrirsi e intrappolare la vita nelle loro tele.[51]
La loro presenza attraversa tutte le Ere del mondo, manifestandosi in tre ceppi principali strettamente legati da vincoli di parentela e discendenza.[52]
Ungoliant
[modifica | modifica wikitesto]Il capostipite di questa razza è Ungoliant, uno spirito primordiale che prese le sembianze di un mostruoso ragno durante la Prima Era. Alleatasi con Morgoth, distrusse i Due Alberi di Valinor consumandone la luce e generando ragnatele di pura tenebra. In seguito si stabilì nella valle di Nan Dungortheb, nel Beleriand, dove si accoppiò con altre creature malvagie prima di morire, secondo la leggenda, divorando se stessa a causa di una fame insaziabile.[1.10]
Shelob
[modifica | modifica wikitesto]È l'ultima figlia diretta di Ungoliant a essere sopravvissuta fino alla Terza Era. Descritta come un essere antico e guidato unicamente dal desiderio di nutrirsi, Shelob (Aragne nella nuova traduzione de Il Signore degli Anelli) stabilì la sua tana nei passi montani di Cirith Ungol, fungendo da guardiana dei confini occidentali di Mordor. Sauron tollerò la sua presenza e la definì definendola il suo "gatto". Con l’aiuto della Fiala di Galadriel, viene affrontata e ferita gravemente da Samwise Gamgee, evento mai riuscito a nessun guerriero o eroe prima di allora.[50]
Ragni di Bosco Atro
[modifica | modifica wikitesto]Sono i discendenti minori della stirpe di Aragne.[50.1] Sebbene siano più piccoli dei loro antenati, mantengono grandi dimensioni, l'abilità di tessere ragnatele resistenti e una forma di intelligenza malvagia. Nelle vicende de Lo Hobbit, catturano la compagnia dei Nani di Thorin Scudodiquercia; in questa occasione si scopre che sono in grado di comunicare tra loro con una lingua parlata che Bilbo Baggins riesce a comprendere:[3.2]
Proprio Bilbo riuscirà a portare in salvo sé stesso e gli altri nani combattendo i ragni con la sua lama Pungolo.
Warg e mannari
[modifica | modifica wikitesto]I warg o lupi selvaggi sono delle creature della Terza Era simili a lupi ma di proporzioni gigantesche, dotati di una forza fisica e di una velocità superiori a quella dei lupi comuni. Sono spesso alleati degli Orchi, che li utilizzano anche come cavalcature in battaglia,[3] e appaiono sia ne Lo Hobbit sia ne Il Signore degli Anelli. Le loro origini precise sono sconosciute; è tuttavia ipotizzato che i warg figurassero tra le creature malvage allevate da Morgoth durante i Giorni Antichi o che discendessero dai lupi mannari (werewolves)[53] della Prima Era.[54]
Altri
[modifica | modifica wikitesto]Carcharoth
[modifica | modifica wikitesto]Carcharoth (tradotto dagli Eldar come "Fauci Rosse"; noto anche come Anfauglir) è un lupo di Arda. Di questa temibile creatura si conoscono bene le origini: l'Oscuro Signore Morgoth desiderava infatti, per i cancelli della sua fortezza, un guardiano come nessun altro ne aveva mai avuti. Scelse così dalle schiere di lupi mannari appartenenti al suo luogotenente Sauron un cucciolo di lupo della stirpe del terribile Draugluin; lo alimentò con carne viva e infuse in tale bestia il suo potere malefico. Così Carcharoth crebbe a dismisura, superando le dimensioni di qualsiasi altro mannaro mai esistito, e Morgoth lo pose ad insonne guardia dei suoi cancelli.[55]
L'incontro con Beren e Lúthien
[modifica | modifica wikitesto]Carcharoth fallì parzialmente nel suo ruolo di guardiano quando al suo cospetto giunsero Beren e Lúthien: il mostro venne addormentato dai poteri soporiferi del manto di Lúthien (in realtà la sua lunga chioma nera). I due innamorati penetrarono in Angband, sottraendo dalla corona del Nemico uno dei tre preziosi Silmaril.
All'uscita il Mortale e la fanciulla elfica dovettero affrontare nuovamente il lupo, che ne frattempo si era svegliato. La donna era troppo debole per addormentarlo di nuovo, così Beren si affidò al potere della Gemma e la pose innanzi al muso del lupo, sperando che la luce sacra lo intimidisse; ma non fu così. Carcharoth con un morso staccò la mano dell'Uomo, ingoiando il gioiello; il potere della gemma era però talmente grande da bruciare le viscere della bestia, facendola impazzire. Carcharoth abbandonò dunque il suo compito e, posseduto dal dolore, calò dal Nord, uccidendo qualunque creatura gli si parasse innanzi, sia servi che nemici di Morgoth.[55]
La caccia al Lupo
[modifica | modifica wikitesto]Beren sopravvisse al veleno delle zanne del lupo e venne condotto nel Doriath, dove sposò l'amata Lúthien; la loro pace venne però turbata dall'arrivo di Carcharoth, nei pressi dei confini del regno. Così l'Uomo partì per la "Caccia al Lupo" la più pericolosa battuta di caccia mai intrapresa nella Terra di Mezzo; assieme a lui andarono Re Thingol, padre di Lúthien, Mablung dalla Mano Pesante e Beleg Arcoforte, oltre al cane di Valinor, Huan. Dura fu la caccia ed essi raggiunsero infine il lupo nei pressi di una cascata intento a placare il dolore che lo dilaniava bevendo avidamente l'acqua pura. Appena percepito l'arrivo dei cacciatori, Carcharoth si nascose per poi balzare su Thingol. Ma Beren fece da scudo al Re col proprio corpo, e i venefici denti del lupo lo trafissero al petto, così che Beren il Monco morì. Huan, visto l'accaduto, si scagliò sul lupo in un tremendo combattimento; infine il leale cane di Valinor fu ucciso dal nemico, ma riuscì a ferirlo a sua volta a morte.
Quando la pancia del lupo fu aperta per estrarre il Silmaril, i presenti videro che era interamente divorata dal fuoco del gioiello, a differenza della mano di Beren, rimasta incorrotta.[55]
Huan
[modifica | modifica wikitesto]Huan è il grande cane da caccia (un levriero di eccezionale statura) donato dal Vala Oromë a Celegorm, figlio di Fëanor. A Huan era concesso il potere di parlare con voce umana per tre volte soltanto nel corso della sua vita prima di morire.[55]
Al fianco di Beren e Lúthien
[modifica | modifica wikitesto]Dopo molte vicende vissute con il suo padrone, Huan decise di abbandonare i figli di Fëanor per aiutare Beren e Lúthien nella loro missione. Parlò per la prima volta durante la prigionia di Lúthien a Nargothrond, spiegandole il piano per fuggire. Lúthien, cavalcando Huan, giunse a Tol-in-Gaurhoth (l'Isola dei Lupi Mannari), fortezza di Sauron, per salvare dalla prigionia il suo amato Beren.
Sull'isola, Huan affrontò ed uccise uno dopo l'altro i mannari sguinzagliati da Sauron contro di loro. Lo stesso Sauron, mutatosi nel più grande mannaro mai esistito fino ad allora, dovette cedere alla potenza del levriero e fu costretto a fuggire. In seguito, per permettere a Beren e Lúthien di infiltrarsi ad Angband, Huan li aiutò a camuffarsi usando le spoglie del lupo Draugluin e del pipistrello Thuringwethil. Prima della partenza dei due innamorati, il cane parlò per la seconda volta rivolgendosi a Beren e dandogli importanti consigli sul suo destino.[55]
La caccia al Lupo e la morte
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'impresa di Angband e il morso di Carcharoth (che inghiottì il Silmaril insieme alla mano di Beren), i due viandanti fecero ritorno nel Doriath. Quando il lupo impazzito superò i confini del regno, Huan si unì alla "Caccia al Lupo", insieme a Re Thingol, Beleg Arcoforte, Mablung dalla Mano Pesante e allo stesso Beren.
Nello scontro finale, dopo che Beren era stato ferito a morte nel tentativo di proteggere il Re, Huan si scagliò su Carcharoth. Al termine di un terribile combattimento corpo a corpo, il levriero riuscì a uccidere il Lupo, venendo però ferito a sua volta in modo fatale dal veleno della bestia. Prima di esalare l'ultimo respiro, Huan parlò per la terza e ultima volta, accucciandosi accanto a Beren e pronunciando il suo addio.[55]
Osservatore nell'acqua
[modifica | modifica wikitesto]Tevildo
[modifica | modifica wikitesto]Tevildo (per intero Tevildo Vardo Meoita) si tratta del malvagio Principe dei Gatti, al servizio di Morgoth (Melkor). Compare solo nei Racconti perduti, in una versione primitiva del racconto di Beren e Lúthien.
Tevildo, benché nominato in altri punti dei Racconti, appare solo nella storia di Beren e Lúthien, la famosa coppia impegnata nella Cerca dei Silmaril incastonati nella Corona ferrea di Morgoth. Compare come nemico di Huan il cane, ed entrambi sono molto più grandi e potenti dei comuni animali domestici.
I gatti hanno la loro tana non lontano dall'entrata del palazzo di Melkor: all'arrivo di Lúthien, Tevildo e due suoi sottoposti, Oikreroi et Miaüle, l'accolgono poiché la fanciulla dichiara di aver visto il loro nemico Huan ferito in un bosco vicino; troppo felici di quest'occasione di liberarsene, i gatti cadono nella trappola: Tevildo, imprigionato su un albero, deve rivelare la formula magica creata da Melkor alla quale i gatti devono la loro forza, e che una volta pronunciata da Tinuviel li fa rimpicciolire: e da allora i cani sono tuttora più grossi dei gatti... ma questi ancor oggi si arrampicano imprudentemente sugli alberi.
Sarebbe possibile però che Tevildo, lui solo, avesse conservato la sua taglia originaria: se accettiamo l'ipotesi che Tevildo è un Maia, come sembrerebbe indicare la frase secondo la quale esso sarebbe uno spirito malefico incarnatosi in un gatto, non avrebbe bisogno di nessun sortilegio di Melko per ingigantire la sua apparenza.
L'episodio di Tevildo sarà poi abbandonato nelle versioni successive della storia di Beren e Lúthien, poi sfociate nel Silmarillion.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ J.R.R. Tolkien, Capitolo II, «Di Aulë e di Yavanna», in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello, Bompiani, 2023.
- ↑ pag. 447
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Capitolo 6, «Dalla padella alla brace», in Lo Hobbit, Bompiani, 2022.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, Bompiani, 2022.
- ↑ Sebastiano Tassinari, Le fonti medievali delle Aquile, in Roberto Arduini e Cecilia Barella (a cura di), Gli animali nella Terra di Mezzo, Eterea Edizioni, 2025.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Appendice A. Annali dei re e dei governatori.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, Libro V, capitolo 1, «Minas Tirith»
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro III, capitolo 1, «La dipartita di Boromir», in Il signore degli anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro II, capitolo 1, «Molti incontri», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- 1 2 3 4 5 6 J.R.R. Tolkien, Appendice A. Annali dei re e dei governatori, sezione II, La casa di Eorl, in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro III, capitolo 5, «Il cavaliere bianco», in Il Signore degli Anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- 1 2 3 4 J.R.R. Tolkien, Libro II, Capitolo 2, «Il consiglio di Elrond», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro V, capitolo 6, «La Battaglia dei Campi del Pelennor», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ (EN) Mearas, in The Encyclopedia of Arda.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro I, Capitolo 12, «Fuga verso il guado», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- ↑ Personaggio introdotto esclusivamente nella trilogia cinematografica Il Signore degli Anelli di Peter Jackson (in particolare nelle scene della versione estesa de Le Due Torri).
- ↑ J.R.R. Tolkien, Capitolo 7, «Strani alloggi», in Lo Hobbit, Bompiani, 2022.
- 1 2 3 J.R.R. Tolkien, Libro I, capitolo 11, «Un coltello nel buio», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro II, capitolo 4, «Un viaggio nelle tenebre», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro VI, capitolo 7, «Sulla via di casa», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro V, capitolo 10, «La Porta Nera si apre», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro I, capitolo 7, «Nella casa di Tom Bombadil», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- 1 2 3 J.R.R. Tolkien, Libro III, capitolo 2, «I cavalieri di Rohan», in Il Signore degli Anelli - Le due Torri, Bompiani, 2025.
- 1 2 3 J.R.R. Tolkien, Libro V, capitolo 2, «Il passaggio della Grigia Compagnia», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro I, capitolo 6, "La vecchia foresta", in Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello, Bompiani, 2023.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro I, capitolo 8, "Nebbia sui poggitumuli", in Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello, Bompiani, 2023.
- ↑ J.R.R. Tolkien, «Indice dei nomi», voce «Nahar», in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Valequenta: Novero dei Valar e dei Maiar secondo le tradizioni degli Eldar, in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Capitolo III, «Della venuta degli Elfi e della cattività di Melkor», in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro V, capitolo 6, «La battaglia dei campi del Pelennor», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro V, capitolo 4, «L'assedio di Gondor», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro III, capitolo 11, «Il Palantír», in Il Signore degli Anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro Libro III, capitolo 6, «Il re del Palazzo d'Oro», in Il Signore degli Anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro VI, capitolo 9, «I grigi approdi», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ The Letters of J. R. R.Tolkien, Lettera 268 "268 From a letter to Miss A. P. Northey" (1965) (PDF), su dn790000.ca.archive.org. URL consultato il 30 giugno 2026.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Capitolo XVIII «Della rovina del Beleriand e della morte di Fingolfin», in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.
- ↑ Rochallor, su tolkiengateway.net. URL consultato il 30 giugno 2026.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro V, capitolo 3, «L'adunata di Rohan», in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro II, capitolo 3, «L'Anello va a sud», in Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Bompiani, 2023.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Appendice A - III. Il popolo di Durin, in Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re, Bompiani, 2022.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Capitolo XXI «Di Túrin Turambar», in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Capitolo 12 «Notizie dall'interno», in Lo Hobbit, Bompiani, 2022.
- 1 2 Roberto Arduini, Al cospetto del Drago: etologia, motivi e archetipi letterari, in Roberto Arduini e Cecilia Barella (a cura di), Gli animali nella Terra di Mezzo, Eterea Edizioni, 2025.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Racconti Incompiuti, cap. "Una descrizione di Númenor"
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro IV, capitolo 4, «Coniglio stufato alle erbe aromatiche», in Il Signore degli Anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- ↑ Nell'adattamento cinematografico ne hanno 4 tuttavia ne Le due torri, nella filastrocca con cui Sam li descrive si dice ne abbiano 2.
- ↑ Oliphaunts, su tolkiengateway.net. URL consultato il 30 giugno 2026.
- ↑ J.R.R. Tolkien, Libro IV, capitolo 3, «La Porta Nera è chiusa», in Il Signore degli Anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- ↑ Fell beasts, su tolkiengateway.net. URL consultato il 30 giugno 2026.
- 1 2 J.R.R. Tolkien, Libro IV, capitolo 9, «La tana di Aragne», in Il Signore degli Anelli - Le Due Torri, Bompiani, 2025.
- ↑ Nel capitolo viene esplicitato che le nidiate di Shelob si diffusero fino a Bosco Atro e che nessuno dei discendenti poteva rivaleggiare in grandezza con lei.
- ↑ Cecilia Barella, Aragne e il mito di Aracne, in Roberto Arduini e Cecilia Barella (a cura di), Gli animali nella Terra di Mezzo, Eterea Edizioni, 2025, p. 249.
- ↑ Per la discendenza da Ungoliant si veda: J.R.R. Tolkien, «Il Silmarillion», Capitolo 9 «Della fuga dei Noldo» Per la diffusione dei discendenti minori nella Terza Era si veda: J.R.R. Tolkien, «Lo Hobbit», Capitolo 8 «Mosche e ragni»
- ↑ In originale inglese werewolves; tuttavia questi "lupi mannari" di Tolkien hanno la particolarità di non essere davvero licantropi, ossia uomini-lupo, e nei suoi scritti si presentano sempre ed esclusivamente in forma di lupo e non umana.
- ↑ Wargs, su tolkiengateway.net. URL consultato il 30 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 J.R.R. Tolkien, Di Beren e di Lúthien, in Il Silmarillion, Bompiani, 2021.