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QV42

Coordinate: 25°43′59.88″N 32°36′00″E
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Tomba di Pareheruenemef
QV42
Image
Ingresso della tomba QV42 nel 2025.
Civiltàegizia
UtilizzoTomba
EpocaXX dinastia egizia, XII secolo a.C.
Localizzazione
StatoEgitto (bandiera) Egitto
LocalitàLuxor
Scavi
Data scopertanota dal 1826 circa
Date scavi1904
ArcheologoErnesto Schiaparelli
Amministrazione
PatrimonioValle delle Regine, Necropoli di Tebe
Mappa di localizzazione
Map

La Tomba di Pareheruenemef, anche nota con la sigla QV42 (Queen Valley 42), è una delle tombe situate nella Valle delle Regine, nella necropoli tebana, sulla riva occidentale del Nilo di fronte a Luxor, in Egitto.[1] Fu realizzata per Pareheruenemef, quinto figlio di Ramses III.[1]

Image Lo stesso argomento in dettaglio: Pareheruenemef (figlio di Ramses III).

Il titolare della tomba era Pareheruenemef, figlio di Ramses III.[1] Il nome egizio del principe, Pȝ Rˁ ḥr wnm.f, significa "Ra è con il suo braccio sinistro".[1] Pareheruenemef morì relativamente giovane, all'età di 24 anni, durante il ventesimo anno del regno del padre.[2] Si ipotizzò che potesse essere stato sposato poiché nella sua tomba fu rinvenuto il sarcofago di una principessa.[1] Il principe è rappresentato anche nel tempio funerario di Ramses III a Medinet Habu.[3]

Nella relazione sugli scavi della Missione archeologica italiana, Schiaparelli indicò il principe con la forma Pirahiremnif e osservò che, nelle scene della tomba, il personaggio non è qualificato come Osiride, pur essendo detto "giusto di voce".[4] Schiaparelli registrò per lui titoli legati alla grande scuderia del re, al palazzo reale e alla qualifica di figlio primogenito del re, ma precisò che le conclusioni sulla successione dei principi dipendono dall'interpretazione effettiva o onoraria del titolo di primogenito.[4]

Image
Ingresso della tomba durante gli scavi di Ernesto Schiaparelli, 1904-1906. Archivio fotografico del Museo Egizio, Torino (C01863).[5]

La tomba era accessibile dal 1826 circa, poiché è già menzionata da Robert Hay.[6][1] Fu menzionata anche da John Gardner Wilkinson nel 1828, da Jean-François Champollion nel 1828-1829, da Karl Richard Lepsius nel 1844-1845 e da Heinrich Karl Brugsch nel 1854.[6] La missione italiana guidata da Ernesto Schiaparelli nel 1904 e la missione americana del 1959-1960 guidata da Elizabeth Thomas documentarono la tomba.[6][1] Altre missioni operarono nella tomba per il CNRS e il Consiglio supremo delle antichità egiziane nel 1988-1991, nel 1994 e nel 2008, e per il Getty Conservation Institute e lo stesso Consiglio supremo delle antichità egiziane nel 2006-2008 e nel 2010.[6][1]

La tomba fu pubblicata da Schiaparelli nella relazione della Missione archeologica italiana con il titolo "La Tomba di Pirahiremnif", nella sezione dedicata alle tombe dei principi figli di Ramses III.[7] Secondo Schiaparelli, la tomba aveva subito ripetute violazioni e, per un certo periodo, dovette essere stata utilizzata come abitazione; per questo motivo le decorazioni risultavano in gran parte distrutte o annerite dal fumo, pur conservando elementi sufficienti a ricostruire il tema delle scene e a testimoniare l'antica qualità decorativa del monumento.[8] L'Archivio fotografico del Museo Egizio conserva due fotografie della QV42 collegate agli scavi Schiaparelli: una ripresa dell'ingresso, datata 1904-1906, con la targa commemorativa della scoperta durante gli scavi italiani del 1904, e una ripresa dell'interno, datata 1904, nella quale è visibile al centro della camera funeraria un sarcofago femminile in granito rosa.[5]

Gli scavi permisero di documentare nella tomba un sarcofago femminile in granito rosa, identificato come appartenente a una principessa e visibile nella fotografia C00823 dell'Archivio fotografico del Museo Egizio, che lo indica con le sigle S.05435/1 e S.05435/2.[5][1] Le iscrizioni su alcuni ushabti rinvenuti durante un nuovo scavo della QV42 condotto da Christian Leblanc nel 1990-1991 suggeriscono che la proprietaria fosse Minefer, probabile madre del principe Pareheruenemef.[2]

La tomba è molto stretta e comprende un lungo corridoio che conduce alla camera funeraria.[1] Quest'ultima presenta quattro pilastri, un annesso sul lato occidentale e una nicchia sul lato meridionale.[1] La tomba è orientata secondo un asse nord-sud.[1] Schiaparelli descrisse la tomba come composta, oltre al corridoio a cielo aperto comune alle altre tombe, da un corridoio o sala allungata, da una grande sala sostenuta da quattro pilastri e da un'altra sala posta a destra della maggiore.[8] Nella stessa descrizione, Schiaparelli notò che la sala laterale non conservava tracce di decorazione, mentre i primi due ambienti erano coperti da scene e iscrizioni, in parte incise e in parte modellate a leggerissimo rilievo nello stucco steso sulla roccia.[8]

Le decorazioni di questa tomba sono simili a quelle delle tombe degli altri figli di Ramses III.[1] In tutte queste tombe, il personaggio principale sembra essere il re e non i principi.[1]

Stato conservativo

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La principale testimonianza storica sullo stato conservativo della QV42 è quella di Schiaparelli, che descrisse la tomba come ripetutamente violata e, forse per un certo periodo, utilizzata come abitazione.[8] A queste vicende Schiaparelli collegò il cattivo stato di parte della decorazione: le scene risultavano in larga misura distrutte o annerite dal fumo, ma conservavano ancora elementi sufficienti a riconoscere il programma figurativo e l'antica qualità del lavoro.[8] Le alterazioni riguardano soprattutto la leggibilità delle superfici decorate, non l'identificazione della struttura della tomba.[8] La descrizione di Schiaparelli permette infatti di distinguere gli ambienti decorati, cioè il corridoio o sala allungata e la sala maggiore, dalla sala laterale priva di tracce di decorazione.[8]

La QV42 è stata poi inclusa nelle valutazioni condotte dal Getty Conservation Institute e dal Consiglio supremo delle antichità egiziane nella Valle delle Regine.[6] Il secondo volume del rapporto Getty raccoglie, per le tombe della XIX e XX dinastia, schede con dati di identificazione, uso e interventi, documentazione precedente, stato delle pitture murali, stabilità strutturale e raccomandazioni conservative.[9]

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Interno della tomba QV42 al momento della scoperta; al centro della camera funeraria è visibile un sarcofago femminile in granito rosa. Archivio fotografico del Museo Egizio, Torino (C00823).[5]

Le principali decorazioni parietali del lato sinistro del corridoio comprendono scene in cui Pareheruenemef e il padre Ramses III fanno offerte agli dei, tra cui pane a Ptah, vino a Mertseger e incenso a Osiride.[1] Schiaparelli descrisse, nella prima scena a sinistra, la presentazione del pane conico a Ptah, seguita dall'offerta di vasi alla dea Mertseger, dall'offerta di incenso ad Amon, da una nuova offerta di incenso ad Anubi, da un'offerta a Tum e da un'altra offerta non più distinguibile a Thot.[8]

Alla fine del corridoio, all'ingresso della camera funeraria, è presente una rappresentazione di Ramses III.[1] Sulla parete destra del corridoio, Pareheruenemef e Ramses III sono accompagnati dagli dei Geb, Thot e Amon.[1] Sull'architrave dell'ingresso della camera funeraria è presente un disco solare, mentre sulle pareti interne dello stesso ingresso è iscritto un inno.[1]

Camera funeraria

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Nella camera funeraria, sul lato sinistro della parete d'ingresso dal corridoio, sono rappresentati Osiride, una regina, un babbuino e Anubi.[1] La regina porta il collare usekh, una parrucca tripartita con copricapo a forma di avvoltoio e l'ureo, e tiene uno scettro.[1] Sulla destra della stessa parete sono rappresentati due personaggi.[1] Il primo ha testa leonina e avanza con il braccio sinistro teso verso la spalla del secondo, con la mano aperta e le dita unite, mentre il braccio destro è disteso lungo il corpo e regge un coltello.[1] Indossa una gonna rigata, un corpetto con bretelle, il collare usekh, una cintura con falsa coda, bracciali e cavigliere.[1] È collegato a Horsemsou, cioè Horus l'antico.[1] Il secondo personaggio è raffigurato come un ragazzo nudo seduto e indossa l'afnet, copricapo simile al Nemes, con l'ureo, il collare usekh, bracciali e cavigliere.[1] Piega un braccio per posare la mano sulla spalla opposta, mentre l'altra mano è appoggiata sul ginocchio.[1] È rappresentato seduto su uno sgabello bianco ricurvo sopra una stuoia verde.[1] La sua iconografia richiama quella di Arpocrate, cioè Horus bambino.[1]

Sulla parete orientale della stessa camera, Pareheruenemef è rappresentato con il re davanti ad Anubi, poi davanti a un santuario e infine mentre offre, insieme al re, l'immagine di Maat al gruppo dei geni, composto da un avvoltoio, da un personaggio inginocchiato con testa di ippopotamo che tiene coltelli e da una divinità antropomorfa inginocchiata con coltelli.[1] Gli ultimi due portano cavigliere.[1] Sulla parete meridionale, Ramses III e Pareheruenemef sono rappresentati con Nekhbet, munita di scettro, e Serket davanti a Osiride.[1] Sulla parete occidentale, Pareheruenemef è rappresentato con Ramses III davanti a Osiride e poi davanti a Horsemsou, cioè Horus l'antico.[1] Un'altra scena sulla stessa parete comprende un demone in piedi con testa leonina e un demone seduto con testa di sciacallo che porta coltelli.[1]

Sul pilastro nord-orientale della camera, Ramses III è rappresentato davanti al gruppo dei geni, a una scimmia in piedi che tiene un arco e a due babbuini inginocchiati, davanti a Ra-Horakhti.[1] Sul pilastro nord-occidentale sono presenti iscrizioni e Ramses III è rappresentato sulla faccia meridionale.[1] Sul pilastro sud-occidentale, Ramses III è rappresentato con incenso davanti a Shu e poi davanti a Ra-Horakhti.[1] Sul pilastro sud-orientale, sulle facce settentrionale e occidentale, Ramses III è rappresentato mentre offre vino a Thot e incenso ad Atum.[1]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 (EN) QV42, Queen Minefer & Prince Pareherunemef, su Theban Mapping Project. URL consultato il 15 giugno 2026.
  2. 1 2 Demas e Agnew, 2012, p. 64
  3. Dodson e Hilton, 2004, pp. 190, 194
  4. 1 2 Schiaparelli, 1924, p. 123
  5. 1 2 3 4 QV 42, Tomba di Pareheruenemef, su Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo Egizio. URL consultato il 15 giugno 2026.
  6. 1 2 3 4 5 Demas e Agnew, 2016, p. 254
  7. Schiaparelli, 1924, pp. 121-123
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 Schiaparelli, 1924, p. 121
  9. (EN) Valley of the Queens Assessment Report: Volumes 1 and 2, su Getty Conservation Institute, J. Paul Getty Trust. URL consultato il 15 giugno 2026.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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