QV42
| Tomba di Pareheruenemef QV42 | |
|---|---|
| Civiltà | egizia |
| Utilizzo | Tomba |
| Epoca | XX dinastia egizia, XII secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Luxor |
| Scavi | |
| Data scoperta | nota dal 1826 circa |
| Date scavi | 1904 |
| Archeologo | Ernesto Schiaparelli |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Valle delle Regine, Necropoli di Tebe |
| Mappa di localizzazione | |
| |
La Tomba di Pareheruenemef, anche nota con la sigla QV42 (Queen Valley 42), è una delle tombe situate nella Valle delle Regine, nella necropoli tebana, sulla riva occidentale del Nilo di fronte a Luxor, in Egitto.[1] Fu realizzata per Pareheruenemef, quinto figlio di Ramses III.[1]
Titolare
[modifica | modifica wikitesto]Il titolare della tomba era Pareheruenemef, figlio di Ramses III.[1] Il nome egizio del principe, Pȝ Rˁ ḥr wnm.f, significa "Ra è con il suo braccio sinistro".[1] Pareheruenemef morì relativamente giovane, all'età di 24 anni, durante il ventesimo anno del regno del padre.[2] Si ipotizzò che potesse essere stato sposato poiché nella sua tomba fu rinvenuto il sarcofago di una principessa.[1] Il principe è rappresentato anche nel tempio funerario di Ramses III a Medinet Habu.[3]
Nella relazione sugli scavi della Missione archeologica italiana, Schiaparelli indicò il principe con la forma Pirahiremnif e osservò che, nelle scene della tomba, il personaggio non è qualificato come Osiride, pur essendo detto "giusto di voce".[4] Schiaparelli registrò per lui titoli legati alla grande scuderia del re, al palazzo reale e alla qualifica di figlio primogenito del re, ma precisò che le conclusioni sulla successione dei principi dipendono dall'interpretazione effettiva o onoraria del titolo di primogenito.[4]
Scavi
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La tomba era accessibile dal 1826 circa, poiché è già menzionata da Robert Hay.[6][1] Fu menzionata anche da John Gardner Wilkinson nel 1828, da Jean-François Champollion nel 1828-1829, da Karl Richard Lepsius nel 1844-1845 e da Heinrich Karl Brugsch nel 1854.[6] La missione italiana guidata da Ernesto Schiaparelli nel 1904 e la missione americana del 1959-1960 guidata da Elizabeth Thomas documentarono la tomba.[6][1] Altre missioni operarono nella tomba per il CNRS e il Consiglio supremo delle antichità egiziane nel 1988-1991, nel 1994 e nel 2008, e per il Getty Conservation Institute e lo stesso Consiglio supremo delle antichità egiziane nel 2006-2008 e nel 2010.[6][1]
La tomba fu pubblicata da Schiaparelli nella relazione della Missione archeologica italiana con il titolo "La Tomba di Pirahiremnif", nella sezione dedicata alle tombe dei principi figli di Ramses III.[7] Secondo Schiaparelli, la tomba aveva subito ripetute violazioni e, per un certo periodo, dovette essere stata utilizzata come abitazione; per questo motivo le decorazioni risultavano in gran parte distrutte o annerite dal fumo, pur conservando elementi sufficienti a ricostruire il tema delle scene e a testimoniare l'antica qualità decorativa del monumento.[8] L'Archivio fotografico del Museo Egizio conserva due fotografie della QV42 collegate agli scavi Schiaparelli: una ripresa dell'ingresso, datata 1904-1906, con la targa commemorativa della scoperta durante gli scavi italiani del 1904, e una ripresa dell'interno, datata 1904, nella quale è visibile al centro della camera funeraria un sarcofago femminile in granito rosa.[5]
Gli scavi permisero di documentare nella tomba un sarcofago femminile in granito rosa, identificato come appartenente a una principessa e visibile nella fotografia C00823 dell'Archivio fotografico del Museo Egizio, che lo indica con le sigle S.05435/1 e S.05435/2.[5][1] Le iscrizioni su alcuni ushabti rinvenuti durante un nuovo scavo della QV42 condotto da Christian Leblanc nel 1990-1991 suggeriscono che la proprietaria fosse Minefer, probabile madre del principe Pareheruenemef.[2]
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]La tomba è molto stretta e comprende un lungo corridoio che conduce alla camera funeraria.[1] Quest'ultima presenta quattro pilastri, un annesso sul lato occidentale e una nicchia sul lato meridionale.[1] La tomba è orientata secondo un asse nord-sud.[1] Schiaparelli descrisse la tomba come composta, oltre al corridoio a cielo aperto comune alle altre tombe, da un corridoio o sala allungata, da una grande sala sostenuta da quattro pilastri e da un'altra sala posta a destra della maggiore.[8] Nella stessa descrizione, Schiaparelli notò che la sala laterale non conservava tracce di decorazione, mentre i primi due ambienti erano coperti da scene e iscrizioni, in parte incise e in parte modellate a leggerissimo rilievo nello stucco steso sulla roccia.[8]
Le decorazioni di questa tomba sono simili a quelle delle tombe degli altri figli di Ramses III.[1] In tutte queste tombe, il personaggio principale sembra essere il re e non i principi.[1]
- Figura femminile non identificata dalla tomba di Pareheruenemef, tratta dai Denkmäler di Lepsius.
- Veduta dell'area della tomba QV42 nella Valle delle Regine.
Stato conservativo
[modifica | modifica wikitesto]La principale testimonianza storica sullo stato conservativo della QV42 è quella di Schiaparelli, che descrisse la tomba come ripetutamente violata e, forse per un certo periodo, utilizzata come abitazione.[8] A queste vicende Schiaparelli collegò il cattivo stato di parte della decorazione: le scene risultavano in larga misura distrutte o annerite dal fumo, ma conservavano ancora elementi sufficienti a riconoscere il programma figurativo e l'antica qualità del lavoro.[8] Le alterazioni riguardano soprattutto la leggibilità delle superfici decorate, non l'identificazione della struttura della tomba.[8] La descrizione di Schiaparelli permette infatti di distinguere gli ambienti decorati, cioè il corridoio o sala allungata e la sala maggiore, dalla sala laterale priva di tracce di decorazione.[8]
La QV42 è stata poi inclusa nelle valutazioni condotte dal Getty Conservation Institute e dal Consiglio supremo delle antichità egiziane nella Valle delle Regine.[6] Il secondo volume del rapporto Getty raccoglie, per le tombe della XIX e XX dinastia, schede con dati di identificazione, uso e interventi, documentazione precedente, stato delle pitture murali, stabilità strutturale e raccomandazioni conservative.[9]
Interno
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Corridoio
[modifica | modifica wikitesto]Le principali decorazioni parietali del lato sinistro del corridoio comprendono scene in cui Pareheruenemef e il padre Ramses III fanno offerte agli dei, tra cui pane a Ptah, vino a Mertseger e incenso a Osiride.[1] Schiaparelli descrisse, nella prima scena a sinistra, la presentazione del pane conico a Ptah, seguita dall'offerta di vasi alla dea Mertseger, dall'offerta di incenso ad Amon, da una nuova offerta di incenso ad Anubi, da un'offerta a Tum e da un'altra offerta non più distinguibile a Thot.[8]
Alla fine del corridoio, all'ingresso della camera funeraria, è presente una rappresentazione di Ramses III.[1] Sulla parete destra del corridoio, Pareheruenemef e Ramses III sono accompagnati dagli dei Geb, Thot e Amon.[1] Sull'architrave dell'ingresso della camera funeraria è presente un disco solare, mentre sulle pareti interne dello stesso ingresso è iscritto un inno.[1]
Camera funeraria
[modifica | modifica wikitesto]Nella camera funeraria, sul lato sinistro della parete d'ingresso dal corridoio, sono rappresentati Osiride, una regina, un babbuino e Anubi.[1] La regina porta il collare usekh, una parrucca tripartita con copricapo a forma di avvoltoio e l'ureo, e tiene uno scettro.[1] Sulla destra della stessa parete sono rappresentati due personaggi.[1] Il primo ha testa leonina e avanza con il braccio sinistro teso verso la spalla del secondo, con la mano aperta e le dita unite, mentre il braccio destro è disteso lungo il corpo e regge un coltello.[1] Indossa una gonna rigata, un corpetto con bretelle, il collare usekh, una cintura con falsa coda, bracciali e cavigliere.[1] È collegato a Horsemsou, cioè Horus l'antico.[1] Il secondo personaggio è raffigurato come un ragazzo nudo seduto e indossa l'afnet, copricapo simile al Nemes, con l'ureo, il collare usekh, bracciali e cavigliere.[1] Piega un braccio per posare la mano sulla spalla opposta, mentre l'altra mano è appoggiata sul ginocchio.[1] È rappresentato seduto su uno sgabello bianco ricurvo sopra una stuoia verde.[1] La sua iconografia richiama quella di Arpocrate, cioè Horus bambino.[1]
Sulla parete orientale della stessa camera, Pareheruenemef è rappresentato con il re davanti ad Anubi, poi davanti a un santuario e infine mentre offre, insieme al re, l'immagine di Maat al gruppo dei geni, composto da un avvoltoio, da un personaggio inginocchiato con testa di ippopotamo che tiene coltelli e da una divinità antropomorfa inginocchiata con coltelli.[1] Gli ultimi due portano cavigliere.[1] Sulla parete meridionale, Ramses III e Pareheruenemef sono rappresentati con Nekhbet, munita di scettro, e Serket davanti a Osiride.[1] Sulla parete occidentale, Pareheruenemef è rappresentato con Ramses III davanti a Osiride e poi davanti a Horsemsou, cioè Horus l'antico.[1] Un'altra scena sulla stessa parete comprende un demone in piedi con testa leonina e un demone seduto con testa di sciacallo che porta coltelli.[1]
Sul pilastro nord-orientale della camera, Ramses III è rappresentato davanti al gruppo dei geni, a una scimmia in piedi che tiene un arco e a due babbuini inginocchiati, davanti a Ra-Horakhti.[1] Sul pilastro nord-occidentale sono presenti iscrizioni e Ramses III è rappresentato sulla faccia meridionale.[1] Sul pilastro sud-occidentale, Ramses III è rappresentato con incenso davanti a Shu e poi davanti a Ra-Horakhti.[1] Sul pilastro sud-orientale, sulle facce settentrionale e occidentale, Ramses III è rappresentato mentre offre vino a Thot e incenso ad Atum.[1]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 (EN) QV42, Queen Minefer & Prince Pareherunemef, su Theban Mapping Project. URL consultato il 15 giugno 2026.
- 1 2 Demas e Agnew, 2012, p. 64
- ↑ Dodson e Hilton, 2004, pp. 190, 194
- 1 2 Schiaparelli, 1924, p. 123
- 1 2 3 4 QV 42, Tomba di Pareheruenemef, su Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo Egizio. URL consultato il 15 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 Demas e Agnew, 2016, p. 254
- ↑ Schiaparelli, 1924, pp. 121-123
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Schiaparelli, 1924, p. 121
- ↑ (EN) Valley of the Queens Assessment Report: Volumes 1 and 2, su Getty Conservation Institute, J. Paul Getty Trust. URL consultato il 15 giugno 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Martha Demas e Neville Agnew, Valley of the Queens Assessment Report (PDF), in Conservation and Management Planning, vol. 1, Los Angeles, Getty Conservation Institute, 2012.
- (EN) Martha Demas e Neville Agnew, Valley of the Queens Assessment Report (PDF), in Assessment of 18th, 19th, and 20th Dynasty Tombs, vol. 2, Los Angeles, Getty Conservation Institute, 2016.
- (EN) Aidan Dodson e Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Londra, Thames & Hudson, 2004, ISBN 978-0-500-05128-3.
- Ernesto Schiaparelli, Esplorazione della "Valle delle Regine" nella necropoli di Tebe, collana Relazione sui lavori della Missione archeologica italiana in Egitto (anni 1903-1920), vol. 1, Torino, Casa editrice Giovanni Chiantore, 1924.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) QV42, Queen Minefer & Prince Pareherunemef, su Theban Mapping Project.
- QV 42, Tomba di Pareheruenemef, su Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo Egizio.

